Le microplastiche influiscono sulla salute delle api e sull'impollinazione

Le microplastiche influiscono sulla salute delle api e sull’impollinazione

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Le microplastiche mettono a rischio la salute delle api. Alcuni studi hanno dimostrato che i frammenti possono diffondersi in vari organi dell’insetto, minacciandone la sopravvivenza.

In un’epoca in cui la plastica ha invaso ogni angolo del Pianeta, a subire le conseguenze dell’inquinamento da microplastiche ci sono anche gli insetti, in particolare le api. A lanciare l’allarme sulle “sentinelle della biodiversità” sono diversi studi sugli impollinatori.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Firenze e pubblicato su Science of The Total Environment, i minuscoli frammenti possono interferire con l’apprendimento e la memoria olfattiva degli insetti, influendo anche sull’impollinazione.

Ad essere particolarmente colpite dall’esposizione alle microplastiche sono le api mellifere, fondamentali per il processo riproduttivo di fiori e piante. Infatti, si stima che circa il 75% dell’impollinazione sia dovuto a loro. Le particelle, che possono formarsi da prodotti come imballaggi alimentari, rifiuti, posate usa e getta, rendono le api più vulnerabili a virus e batteri.

I minuscoli frammenti, in particolare quelli in polistirene e polietilene, una volta ingeriti possono influire negativamente sulla sopravvivenza dell’apis mellifera, sulla sua risposta immunitaria, sull’equilibrio del microbioma intestinale e sul peso corporeo. I ricercatori hanno anche dimostrato che le particelle si accumulano nell’emolinfa e si diffondono in vari organi, compreso il cervello.

Inoltre, studi recenti hanno rilevato la presenza di microplastiche non solo nelle api, ma anche in ciò che le circonda. Gli insetti possono assimilare le particelle attraverso le cuticole o per ingestione e traferirle sui fiori e in alcune componenti dell’alveare come le larve, la cera e il miele, che poi finisce nelle nostre dispense.

Un altro studio dell’Università di Firenze, pubblicato nel 2022, ha testato la tossicità del polietilene e del polistirene per le api, scoprendo che l’esposizione elevata alle microplastiche aumenta ne aumenta la mortalità.

Abbiamo scoperto che le api operaie non sono del tutto immuni all’ingestione acuta e prolungata di microparticelle di polietilene. Fortunatamente però, un effetto significativo sulla mortalità degli insetti è stato riscontrato solamente per la concentrazione più alta utilizzata nello studio, la quale è ben al di sopra gli attuali livelli ambientali di questi contaminanti.  A dosi più basse, ma ecologicamente rilevanti, il polimero invece ha influenzato il comportamento alimentare, con le api che hanno consumato più zuccheri e quindi più energia rispetto ai controlli quando sono state esposte a polietilene, suggerendo che questo polimero possa indurre dei costi metabolici negli insetti”, ha spiegato Davide Baracchi, uno degli autori.

Inquinamento da plastica, un’emergenza che non può essere ignorata

Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere gli effetti a lungo termini delle microplastiche sulle api, il quadro emerso finora non lascia dubbi sulla gravità delle conseguenze della plastica non solo per gli insetti, ma anche per la catena alimentare e la biodiversità.

L’inquinamento da plastica è un problema che non si può più ignorare. Nel 2022, la produzione mondiale ha superato 400 milioni di tonnellate, di cui solo il 9% derivante da plastica riciclata. Secondo le stime, entro il 2050 la plastica prodotta potrebbe raddoppiare fino a 800 milioni di tonnellate, facendo lievitare anche la quantità di quella dispersa nell’ambiente. I numerosi studi svolti finora da atenei e istituti di ricerca di tutto il mondo, nelle loro conclusioni, lanciano lo stesso appello ai governi: serve un’approccio globale e immediato per porre fine all’inquinamento da plastica. Un obiettivo che sembra ancora molto lontano da raggiungere, anche alla luce del fallimento degli ultimi negoziati per delineare un Trattato globale sull’inquinamento da plastica.

 

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