A TeleAmbiente il semiologo Dario Martinelli presenta il suo libro “Anche Hitler era vegano”: “Ecco come sconfiggere la vegafobia”.
Ogni giorno le persone vegane subiscono battutine sarcastiche, derisioni inaccettabili e offese avvilenti. La loro colpa? Non mangiare carne e pesce – in una parola, animali, cioè esseri senzienti – per scelte etiche. Ma perché in una società sempre più inclusiva, almeno a parole, rifiutare una bistecca ai ferri, un pollo arrosto o un pesce al forno equivale a essere etichettati come fanatici, moralisti e radical chic? A indagare il fenomeno è il libro “Anche Hitler era vegano. Demagogia e stereotipi della vegafobia” del Professore Ordinario di Storia e Teoria delle Arti presso la Kaunas University of Technology, in Lituania, Dario Martinelli. Attraverso uno stile ironico e pungente, il volume edito da Mimesis approfondisce cause e conseguenze sociopsicologiche alla base della “paura” – irrazionale, è bene sottolinearlo – delle persone sostenitrici di menù plant-based.
“Diverse le ragioni personali e professionali per la scrittura del libro “Anche Hitler era vegano. Demagogia e stereotipi della vegafobia”. In occasione della semifinale tra Italia e Bulgaria durante il Campionato mondiale di calcio 1994, io, che sono stato vegetariano prima e che sono diventato vegano poi, sono divenuto oggetto di battute e di commenti aggressivi, cattivi e violenti. Improvvisamente tutti i miei amici, e non solo, si sono dimostrati preoccupati per la mia salute. Inoltre, ho sviluppato il volume perché, che io sappia, in Italia non è stato pubblicato ancora molto sul tema“, dichiara a TeleAmbiente Dario Martinelli.
A contribuire alla diffusione della “vegafobia” sono anche i media di massa, dalla radio al cinema, fino alla televisione. Non a caso, in cartoni animati e film, i personaggi che rigettano carne e pesce sono un po’ eccentrici, leggermente maniaci e un po’ nevrotici. Un esempio? Lisa Simpson.
“Eppure, anche telegiornali e talk show, oggi più che mai, sembrerebbero proporre una narrazione molto deviata e molto pregiudiziale verso il veganismo. Inutile sottolineare, tra l’altro, il dibattito sui social con gruppi e pagine dai nomi violenti“, sottolinea il semiologo.
Come sconfiggere, dunque, la “vegafobia”?
“Gandhi diceva che prima ti ignorano, poi ti deridono e ti combattono, infine vinci. Oggi, essendoci uno scontro tra vegani e non vegani, si potrebbe pensare che siamo vicini – finalmente – al cambiamento sociale“, conclude il docente di Storia e Teoria delle Arti presso la Kaunas University of Technology.


