Manifesti omofobi, Arcigay. "Terrorismo mediatico sempre sulla nostra pelle"

Manifesti omofobi, Arcigay: “Terrorismo mediatico sempre sulla nostra pelle”

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Arcigay Roma chiede la rimozione dei manifesti affissi in città dall’associazione  ProVita e Famiglia perché rappresentano una manifestazione di odio e un attacco alle persone LGBTIQIA+ .

Nella nota diffusa dall’associazione Arcigay si legge: “È inaccettabile che nel 2025 si debbano ancora affrontare manifestazioni di odio così palesi.
Mai come oggi siamo un bersaglio. Ogni giorno le persone LGBTQIA+ vengono vessate, picchiate, minacciate per strada, cacciate di casa e si tolgono la vita. Tutto questo accade sotto lo sguardo compiaciuto del Governo, che quando si è insediato ha attuato una vera persecuzione contro la nostra comunità: ha bloccato le trascrizioni dei figli delle coppie omogenitoriali, si è opposto alle dichiarazioni europee sui diritti LGBTQIA+, ha ridotto ogni tutela in materia di identità di genere e in ultimo la criminalizzazione della gestazione per altri”.

Mentre la Corte di Cassazione conferma che il decreto “padre e madre” del 2019 è discriminatorio, compaiono questi manifesti, i cui contenuti rappresentano una distorsione della realtà educativa e un attacco diretto alla comunità LGBTQIA+. Questi messaggi non solo disinformano, ma contribuiscono a creare un ambiente ostile e pericoloso per giovani e adulti appartenenti alla comunità LGBTQIA+. 

I manifesti, che rappresentano dichiarazioni di giovani a cui sarebbero stati dati dei messaggi impropri da parte di persone della comunità LGBTIQIA+, sottolinea Rachele Giuliano ai microfoni di TeleAmbiente, veicolano messaggi falsi e discriminatori nei confronti della comunità alimentando un clima di intolleranza:  i cartelloni, (che rappresentano presunte dichiarazioni di ragazzi e ragazze in età scolare ) denunciano che si è permesso ai maschi di usare il bagno delle femmine o che qualcuno è andato a scuola a raccontare una favola sulla principessa e la principessa era un uomo. Chiaramente questa è una semplificazione della realtà, ma è lesivo da tutte le parti. Che c’è da spiegare? I maschi che usano il bagno delle femmine? Si fa chiaramente riferimento alle persone transgender, ma il percorso di affermazione di genere è una cosa così complessa e partirei dal pensare a quello che vivono le persone transgender nel momento in cui fanno coming out.  Semplificare sul fingersi femmine per fare non si capisce bene che cosa, viene da sé che il gioco non vale la candela quando siamo così esposti a violenza. E’ un terrorismo mediatico che si tenta di fare sempre sulla nostra pelle. Ma a me quello che fa paura sono gli uomini che si sentono tali, che si chiamano tali e che poi uccidono le donne, come abbiamo visto in questi giorni, in continuazione per le strade, perché pensano di avere un qualche diritto, semplicemente perché attratti da loro o ragazzi fidanzati che si arrogano il diritto di togliere la vita alle ragazze perché le sentono proprie. E’ questo che mi spaventa, piuttosto che una ragazza transgender che va a fare pipì in un bar, perché di questo stiamo parlando, di qualcuno che va a fare pipì o va a ritoccarsi il trucco in bagno.”

“Il linguaggio di odio aggredisce e uccide le persone: stiamo vivendo uno stato d’emergenza, ma non abbiamo intenzione di restare a guardare” conclude Rachele Giuliano.Oggi più che mai appare evidente quanto siano necessarie azioni incisive sul territorio per contrastare l’odio e la violenza omolesbobitransfobica: anche per questa ragione, dopo la Dyke March del 26 aprile, Arcigay Roma insieme con l’Assemblea di Lazio Pride ha deciso proprio quest’anno di tornare a Roma con un Pride ad Ostia.” 

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