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La medicina ambientale, dalla ricerca alle policies

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Gli sviluppi scientifici da soli non bastano, senza una politica che ad ogni livello sia in grado di intraprendere azioni concrete a favore della salute dei cittadini. Dai pesticidi al cambiamento climatico, passando per l’obesità infantile e le emergenze ambientali e sanitarie, i protagonisti della recente 2ª Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale hanno raccontato il successo dei loro progetti. 

La ricerca, nonostante i grandi sviluppi della medicina ambientale negli ultimi anni, da sola non basta. Le indicazioni che arrivano dalla comunità scientifica, infatti, devono essere poi tradotte in policies concrete e reali: solo così è possibile tutelare davvero la salute dei cittadini, dalle buone pratiche immediatamente adottabili fino alle procedure più delicate e necessarie in casi di emergenza. Anche per questo, tanti buoni esempi sono stati illustrati nel corso della recente Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale, tenutasi a Chieti e giunta alla sua seconda edizione. Dai grandi cambiamenti strutturali, come le conseguenze della crisi del clima, fino alle buone abitudini alimentari e passando per i casi più estremi ed emergenziali, i protagonisti fanno il punto sui tanti modi in cui la salute dei cittadini, e specialmente delle generazioni più giovani, può e deve essere protetta dalle istituzioni.

Non ridurrei tutto ad una singola classe di contaminanti o un singolo contaminante come il glifosato. Il discorso è più complesso perché è legato ai sistemi alimentari moderni, che sono considerati ad alto impatto ambientale. Pensiamo agli allevamenti intensivi e alle coltivazioni intensive, che devono avere una resa maggiore, che ci permetta di sfamare il Pianeta, come recitava il motto ‘Feed the Planet’ dell’Expo di Milano del 2015. Dobbiamo nutrire una popolazione sempre in aumento, che a breve arriverà a nove miliardi di persone, ed è chiaro che la produzione di cibo e i sistemi alimentari purtroppo sono molto impattanti. Il cambiamento climatico ha un effetto negativo su diversi fattori, uno ad esempio riguarda le specie aliene invasive, pensiamo ad esempio al famoso batterio killer Xylella fastidiosa, che ha distrutto gli ulivi in Puglia. Parliamo di una specie importata da areali molto più caldi, come il Centro America, ma in Puglia si è insediata molto facilmente e gli ulivi non erano abituati a questo batterio né noi avevamo i prodotti fitosanitari per difenderci” – ha spiegato il professor Marcello Iriti, docente di Patologia vegetale all’Università degli Studi di Milano – “L’ingresso di specie aliene, favorite dal cambiamento climatico e dalle temperature più alte, può causare gravi disastri, così come può far aumentare l’incidenza generale di malattie fungine nei nostri campi. Questo significa che dovremo ricorrere a più pesticidi, più agrofarmaci per controllare quelle malattie, e questo comporta più residui nell’ambiente. Sicuramente il cambiamento climatico è al centro degli effetti negativi della produzione di cibo, è un po’ causa ed effetto. Non dimentichiamoci che quando parliamo di emissioni di gas serra o climalteranti non ci sono solo quelli delle industrie, delle caldaie condominiali o dei trasporti, ma ci sono anche quelle causate dai sistemi alimentari, come allevamenti e agricoltura intensiva. Bisogna modulare il tutto, credo che si può fare e in molti casi questo viene fatto, ci sono degli esempi virtuosi“.

Il nostro è un progetto di prevenzione primaria che abbiamo portato nella Repubblica di San Marino sui bambini, con un risultato che è stato citato anche dall’Oms, perché San Marino è l’unica nazione ad aver interrotto e addirittura invertito la tendenza al sovrappeso e all’obesità nei bambini. Stiamo introducendo questo tipo di interventi anche nelle grandi aziende e nelle grandi istituzioni scientifiche italiane” – il punto di David Mariani, direttore della Healthy Habits Academy – “Il principio è universale: l’applicazione di regole corrette e di stili di vita. Se questo principio viene comunicato e stimolato con modalità opposte a quelle che abbiamo usato fino ad oggi, funziona con i bambini, con gli adulti e con gli anziani. La possibilità di stimolare cambiamenti di stili di vita nelle persone è una cosa concreta, che la ricerca scientifica oggi ci ha consegnato, offrendo strumenti nuovi dal punto di vista scientifico, in grado di garantire i risultati che stiamo osservando“.

I temi trattati in questa conferenza hanno molto a che fare con la salute e il tema della salute deriva da abitudini, stili di vita e abitudini alimentari. Io, come vigile del fuoco, tratto invece il tema dei possibili incidenti e delle conseguenze per la salute. Ci auguriamo che questi incidenti siano molto remoti, d’altronde ne quantifichiamo pochi in un arco di tempo quasi decennale ma parliamo di esposizioni da radiazione, esposizioni di tipo chimico o, se vogliamo pensare a incidenti su vasta scala, quello del Covid. Il tema trattato è come rispondere nel caso in cui ci siano esposizioni derivate, ad esempio, da nubi tossiche o da sorgenti radiologiche abbandonate” – ha spiegato Edoardo Cavalieri D’Oro, direttore dei Nuclei NBCR (Nucleare, Biologico, Chimico, Radiologico) dei Vigili del fuoco della Regione Lombardia  – “Per questo, alla Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale abbiamo presentato il nostro nuovo progetto di capacità di risposta in caso di eventi estremi come questi. Sebbene possano essere considerati anomalie e rarità, e la possibilità che ci sia un alto impatto sulla popolazione sia davvero remota, grazie a un progetto europeo finanziato dalla Protezione civile europea, abbiamo sviluppato una flotta altamente tecnologica e un team in grado di soccorrere la popolazione e proteggerla in caso di eventi come questi. Chiaramente, il mio è stato un intervento particolare, atipico e lievemente fuori dalle righe rispetto al tema trattato, ma rientra nel complesso degli argomenti che vengono trattati in questa Conferenza sulla salute e sulla protezione della popolazione e dell’ambiente“.

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