Il Comune di Pradamano, l'Acquedotto Poiana, il CNR e Marevivo, insieme per combattere l'inquinamento causato dalle microfibre, grazie anche alla partecipazione attiva dei cittadini.

Stop all’inquinamento da microfibre, la rivoluzione parte dal Comune di Pradamano

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Il Comune di Pradamano, l’Acquedotto Poiana, il CNR e Marevivo insieme per combattere l’inquinamento causato dalle microfibre, grazie anche alla partecipazione attiva dei cittadini.

Pradamano, in Friuli Venezia Giulia, in provincia di Udine, è il primo Comune italiano impegnato concretamente nella lotta all’inquinamento causato dalla dispersione di microfibre.

Il progetto, realizzato dal Comune di Pradamano, l’Acquedotto Poiana, il CNR e la onlus Marevivo, con il finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia, interviene sul problema del lavaggio dei capi di abbigliamento, una delle cause principali della presenza di microfibre nei corsi d’acqua e nel mare.

Una campagna che vede protagonisti gli stessi cittadini con la possibilità di installare un filtro allo scarico esterno della propria lavatrice in casa. Il CNR, attraverso un piano di analisi delle acque reflue comunali prima e dopo il progetto, potrà così verificare l’impatto reale di tale impegno sulla salute dell’ambiente e della comunità.

“L’obiettivo principale è quello di migliorare la qualità delle acque di scarico del depuratore e quella dei fanghi di depurazione. –  spiega a TeleAmbiente Daiana Miani, Vicesindaco del Comune di Pradamano – I cittadini che aderiranno al progetto entro la fine di questo mese riceveranno gratuitamente un filtro che resterà poi, alla fine della sperimentazione, di loro proprietà, e le cartucce per i 12 mesi per il filtraggio delle microfibre tessili. Se lavoriamo insieme al territorio, il risultato e il valore di quello che andiamo a costruire sarà molto più importante perché sarà un risultato condiviso”. 

Ogni lavatrice può produrre fino a 700mila microfibre, e il 40% di queste non viene spesso trattenuto né dalle lavatrici né dai depuratori. – afferma Laura Gentile, project Manager Marevivo – Da studi recente è emerso che la quantità di microfibre ingerite dagli animali marini è quasi il doppio delle microplastiche. In più, queste microfibre ingerite dagli animali, essendo fibre, assorbono anche sostanze inquinanti e tossiche che si possono trovare in mare e, ovviamente, mangiando pesce, tutto questo, attraverso la catena alimentare, arriva sulle nostre tavole”. 

E conclude: “Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con Pradamano che è stato il primo comune italiano a coinvolgere in un modo unico la sua cittadinanza in un processo concreto e operativo, dando l’opportunità ai cittadini di rendersi protagonisti di una storia e di un percorso verso le buone pratiche di sostenibilità”. 

Se sei intestatario di un’utenza per la fornitura idrica con scarico in fognatura del Comune di Pradamano, puoi richiedere fino al 31 luglio 2026 gratuitamente un filtro da installare allo scarico esterno della tua lavatrice QUI tutte le informazioni.

Le microfibre, una minaccia per la vita marina

Le microplastiche rappresentano il 20% delle otto milioni di tonnellate di plastica che finiscono negli oceani ogni anno. Le più comuni sono le microfibre, provenienti per la maggior parte dai capi d’abbigliamento sintetici.

Il Dove Marine Laboratory dell’Università di Newcastle ha studiato per oltre 50 anni le acque del Mar del Nord, facendo luce sull’impatto del cambiamento dei microorganismi, dei livelli di nutrienti e del riscaldamento globale. Ma ora i ricercatori stanno utilizzando i campioni d’acqua raccolti per analizzare una crescente e invisibile minaccia che sta colpendo i nostri oceani: le microfibre di plastica.

Alla radice del problema c’è l’industria tessile che produce più di 40 milioni di tonnellate di prodotti sintetici l’anno: la grande maggioranza sono vestiti realizzati in poliestere, un materiale che ha molti benefici. Viene infatti utilizzato per lo sport e le attività all’aperto. Si asciuga molto bene ed è economico. Ma la sua resistenza rende difficile la sua decomposizione.

 

Ma come dovremmo lavare i nostri vestiti? Quali detersivi e quali fibre scegliere?

L’opinione di uno fra i massimi esperti europei in materia, il chimico Fabrizio Zago, che ha partecipato alla definizione dei criteri di certificazione dell’etichetta Ecolabel, ed ideatore del portale e dell’app Ecobiocontrol per scoprire l’impatto ambientale degli ingredienti di cosmetici e detergenti.

“I tessuti sintetici sono la seconda causa di microplastiche negli oceani. Il loro contributo è pari al 35% maggiore quindi addirittura a quello dato dal consumo di pneumatici. Serve una azione per incrementare l’utilizzo di fibre vegetali biodegradabili”, ha spiegato a TeleAmbiente Zago.

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