Microplastiche nel cervello

Microplastiche, nel cervello trovate in quantità pari ad un terzo di una bottiglia da 1,5 litri

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Il cervello è l’organo in cui è stata rilevata la maggior quantità di microplastiche: corrisponde a circa un terzo di una bottiglia di plastica da 1,5 litri.

Così utile eppure così dannosa. La plastica sta letteralmente soffocando il pianeta e, oltre ad inquinare l’ambiente, si accumula anche nel corpo umano. Sotto forma di micro e nanoplastiche – minuscoli frammenti di dimensioni inferiori ai 5 mm – la plastica si trova ormai in quasi ogni organo umano.

L’ennesima conferma arriva dal report “Tutta la plastica che non vediamo”, presentato nel corso di Planetary Health Festival, il festival italiano della salute planetaria che si è svolto dal 3 al 5 ottobre a Verona.

Il report è stato commissionato da Vera Studio a un gruppo di esperti dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Proprio l’ateneo campano aveva condotto qualche mese fa il primo studio che forniva prove dei danni delle microplastiche sulla salute umana.

Microplastiche, gli inquinanti invisibili che hanno invaso i nostri organi

In cima alla classifica degli organi più contaminati troviamo cervello e placenta. Diversi studi hanno confermato la presenza di queste particelle in questi organi, ma anche nell’albero cardiovascolare, nel fegato, nei polmoni, nelle urine e nel latte materno.

Nel cervello ad esempio, sono state rilevate microplastiche in quantità equivalente a circa un terzo di una bottiglia d’acqua di plastica da 1,5 litri. L’assunzione annuale di particelle di plastica stimata va da 15 a 287 grammi per persona.

cervello microplastiche
Concentrazione di microplastiche rilevate nel cervello. Fonte: “Tutta la plastica che non vediamo. Rapporto sulla presenza delle micro e nanoplastiche nel corpo umano”

La ricerca, condotta da Raffaele Marfella, del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate dell’Università Vanvitelli, Pasquale Iovino, del dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche, e da Francesco Prattichizzo, del RCCS MultiMedica, polo scientifico e tecnologico di Milano, ha il duplice obiettivo di sintetizzare le fonti di esposizioni delle microplastiche per l’uomo e riunire tutti gli studi scientifici che hanno riscontrato la loro presenza negli organi umani.

Un resoconto che racchiude al suo interno anni di ricerche sugli inquinanti presenti nel corpo umano e la loro provenienza. Le micro e nanoplastiche trovate più spesso negli organi derivano da materiali che utilizziamo tutti i giorni, come i contenitori per alimenti e bevande, tessuti sintetici (nylon e poliestere) e tubature per l’acqua.

Le microscopiche particelle sono praticamente ovunque: nell’aria, nell’acqua (soprattutto quella in bottiglia), nel terreno, nel cibo confezionato, nei cosmetici. A incrementarne l’assorbimento, anche alcune modalità di utilizzo di alcuni oggetti in plastica. È il caso di bustine di té in nylon, biberon e contenitori in plastica esposti al calore. Riscaldare (in modo non corretto) questi oggetti al microonde per esempio, può portare ad un grande rilascio di microplastiche.

Microplastiche negli organi, preoccupano i possibili danni al cervello

Lo scorso anno, sono state prodotte a livello globale oltre 400 milioni di tonnellate di plastica. Un numero destinato ad aumentare fino al 2050, secondo le stime. L’aumento di plastica porterà di conseguenza all’aumento dei rifiuti e a maggiori possibilità di esposizione dell’uomo. Senza contare i danni ambientali.

Micro e nanoplastiche potrebbero rappresentare possibili fattori di rischio per alcune patologie, specialmente quelle cardiovascolari. Preoccupano anche le conseguenze sul cervello: “Il parallelismo tra i dati attuali che mostrano una tendenza all’aumento delle concentrazioni di MNP (micro e nanoplastiche, ndr) nel cervello con l’aumento esponenziale della presenza ambientale di microplastiche e l’aumento dei tassi globali di malattia di Alzheimer e demenze correlate corrette per età, dato il ruolo potenziale delle nanoplastiche anioniche nell’aggregazione delle proteine, aggiunge urgenza alla comprensione degli impatti dei MNP sulla salute umana”, spiega la ricerca.

I ricercatori tornano quindi a ribadire alcuni accorgimenti utili per limitare l’esposizione alla plastica, ma ribadiscono anche l’urgenza di un’azione su scala globale sulla produzione del controverso materiale. Intanto, ciò che si può fare è diminuire il più possibile l’uso della plastica e trovare alternative valide in più aree di impiego possibili.

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