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Microplastiche negli organi, uno studio evidenzia il legame con alcune malattie

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La presenza di microplastiche nel corpo umano influisce sulla nostra salute. Uno studio ha lanciato l’allarme sulla correlazione tra i frammenti e alcune malattie.

Che siano frutto della degradazione della plastica o frammenti dispersi attraverso il lavaggio degli indumenti o dall’abrasione degli pneumatici, le microplastiche si trovano ormai dappertutto. Hanno invaso l’ambiente e il nostro organismo. Sotto forma di micro e nanoplastiche – minuscoli frammenti di dimensioni inferiori ai 5 mm – la plastica si trova ormai in quasi ogni organo umano.

La ricerca scientifica, specialmente negli ultimi cinque anni, si è concentrata molto sulla rilevazione delle particelle inquinanti nell’essere umano e su studi tossicologici. Nei polmoni, nella placenta, nel sangue, nel cervello: le microplastiche sono state rilevate in molti tessuti umani. La loro correlazione con le malattie – come l’infiammazione intestinale e il cancro cervicale – è il punto focale della nuova ricerca condotta dalla Zhejiang Agriculture and Forestry University, in Cina.

L’articolo, pubblicato sulla rivista TrAC Trends in Analytical Chemistry, mira a discutere e porre l’attenzione sul fatto che la correlazione tra l’accumulo di microplastiche e nanoplastiche (MNP) e la cancerogenesi tissutale non può più essere ignorata. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno raccolto 61 articoli di ricerca disponibili per il rilevamento di MNP nei tessuti umani, oltre a 840 articoli sui meccanismi tossicologici delle MNP provenienti da tutto il mondo e pubblicati principalmente prima dell’agosto 2024.

Microplastiche, dove sono state trovate nel corpo umano

Gli studi raccolti hanno documentato la presenza di particelle nella pelle, arterie, vene, trombi, midollo osseo, testicoli, sperma, utero e placenta. Le MNP sono state trovate nell’apparato digerente, dalla saliva alle feci, fegato e calcoli biliari. All’interno dell’apparato respiratorio, le MNP erano presenti ovunque, anche nel tessuto polmonare, con fibre microscopiche comuni nel liquido di lavaggio broncoalveolare e nell’espettorato.

Sono emerse correlazioni positive tra l’abbondanza di particelle e disturbi specifici, come la malattia infiammatoria intestinale , la trombosi, il cancro cervicale e i fibromi uterini. Tuttavia, le prove dirette di questa del loro impatto sulla salute sono ancora limitate. Tra queste c’è uno studio italiano che ha confermato la correlazione tra la presenza di microplastiche e danni alla salute. La ricerca ha dimostrato che le placche aterosclerotiche “inquinate” sono più infiammate (quindi più friabili) ed esposte al rischio di rottura, con un aumento di oltre due volte del rischio di infarti, ictus e mortalità.

La presenza di microplastiche e nanoplastiche nei tessuti umani, secondo la revisione dell’ateneo cinese, è marcatamente correlata con lesioni e malattie corrispondenti, provando che le MNP danneggiano la salute umana.

Cosa viene prima, la lesione o le microplastiche?

Le evidenze che queste particelle siano sempre più presenti nel nostro organismo aumentano sempre di più. Così come aumenta la preoccupazione dei ricercatori in merito ai possibili danni alla salute. Le MNP possono essere assorbite dalle cellule umane, causando stress ossidativo e risposte pro-infiammatorie e portando a genotossicità e apoptosi. I minuscoli frammenti di plastica possono persino attraversare l’asse intestino-cervello umano e la barriera emato-encefalica, inducendo malattie neurodegenerative.

Lo studio lancia quindi l’allarme sull’urgenza di un maggiore monitoraggio nei confronti delle interazioni tra microplastiche e organismo umano e ulteriori studi epidemiologici. Secondo la ricerca, va approfondito anche se le microplastiche agiscono peggiorando le lesioni già presenti nell’organismo oppure se sono loro la causa dei danni agli organi.

Nel caso di “cosa è venuto prima, la lesione o la microplastica”, è possibile che le MNP contribuiscano all’infiammazione, allo stress ossidativo e al danno cellulare, che possono causare o peggiorare le lesioni tissutali. Ma è anche possibile che queste lesioni accumulino più MNP in aree tissutali già danneggiate. Mentre i risultati attuali non forniscono una relazione causa-effetto diretta, offrono buoni obiettivi per ulteriori studi”, spiegano gli autori dello studio.

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