L’Università di Palermo ha presentato il progetto “MAESTRI”, il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale.
Il Mediterraneo contiene appena l’1% dell’acqua marina mondiale, ma concentra circa il 7% delle microplastiche in essa presenti. Essendo un bacino semi-chiuso, la plastica che entra – oltre 100.000 tonnellate ogni anno – fatica a uscire, accumulandosi nei fondali e lungo le coste.
Queste minuscole particelle, ormai presenti in ogni angolo del Pianeta, danneggiano gli ecosistemi marini e, indirettamente, anche la salute umana. Le microplastiche, infatti, possono rilasciare sostanze tossiche, trasportare agenti patogeni e, una volta ingerite dalla fauna marina, possono arrivare all’uomo attraverso la catena alimentare.
La presenza di plastica nel mare è ampiamente studiata da anni, ma non è ancora chiaro quali siano i meccanismi che ne regolano il trasporto e la distribuzione nell’ambiente marino. Per affrontare questa problematica, è nato MAESTRI, acronimo di “Modelli previsionali di accumulo di microplastiche in aree marine costiere, effetti sulla biodiversità e strategie per ridurre l’inquinamento”. Ideato e coordinato dall’Università di Palermo, il progetto svilupperà il primo modello previsionale di accumulo di microplastiche nel Mediterraneo centrale.
“La considerazione che il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per la presenza di microplastiche ci deve fare pensare che questa problematica non riguarda soltanto coloro che hanno la possibilità di rimanere su una bella spiaggia per prendere il sole. Le microplastiche vengono ingerite dagli organismi che vivono all’interno dei nostri mari e queste poi passano all’interno della catena alimentare e arrivano direttamente sulla nostra tavola, le ingeriamo e le accumuliamo giorno dopo giorno”, ha spiegato il prof. Fabrizio Pepe, del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo.
“Con questo progetto noi abbiamo la possibilità di poter prevedere dove si accumuleranno maggiormente le microplastiche all’interno del bacino del Mediterraneo. Questo è un dato di fondamentale importanza per poter prevedere e pianificare le azioni future necessarie per mitigare il problema dell’accumulo delle microplastiche”, ha concluso Pepe.
Microplastiche nel Mediterraneo, le aree e i metodi del monitoraggio
Il monitoraggio costiero interesserà 8 km di coste della Sicilia sud-orientale (Isola delle Correnti e Vendicari) e 9 km di coste maltesi (Ghadira Bay, Golden Bay, Riviera Bay, Gnejna Bay, Ramla Bay e Salina Bay).
Durante il primo anno (da maggio 2025 a maggio 2026) verranno raccolti dati con strumenti ad alta tecnologia e metodologie di calcolo evolute:
- droni dotati di sensori avanzati per analizzare le spiagge
- strumenti geofisici per studiare i fondali fino a 50 metri di profondità
- tecniche spettroscopiche FT-IR per identificare la composizione chimica delle MP
- modelli numerici lagrangiani per simulare il movimento delle MP in mare
Saranno raccolti oltre 200 campioni di sedimenti e più di 100 campioni d’acqua da cui verranno estratte le MP per essere studiate chimicamente (con metodiche spettroscopiche) al fine di identificarne le varie tipologie e risalire alla loro origine. Si studierà la plastisfera (comunità microbiche che colonizzano le superfici plastiche) per un censimento dei batteri e dei funghi che sembrano essere capaci di degradare i polimeri della plastica.
Le attività del progetto includono anche la raccolta di dati sugli organismi bentonici (vivono a contatto con il fondale marino) e planctonici (vivono nella colonna d’acqua) per quantificare la presenza dei polimeri in tali organismi e capire come le MP interferiscano con i processi fisiologici e metabolici degli stessi.
In uno dei siti maltesi sarà inoltre installato un sistema di monitoraggio con telecamere ad alta risoluzione per studiare l’arrivo e l’accumulo dei rifiuti plastici dopo le mareggiate, dati fondamentali per validare i modelli previsionali.
La collaborazione tra Italia e Malta punta a costruire un sistema condiviso di prevenzione e gestione dell’inquinamento da microplastiche, con ricadute dirette sulla tutela della biodiversità marina, sulla pesca e sui servizi ecosistemici del Mediterraneo centrale.


