Le microplastiche nei polmoni potrebbero causare alterazioni maligne nelle cellule associate al rischio di cancro. Lo studio della Medical University di Vienna solleva nuove preoccupazioni per i possibili effetti negativi dell’inquinamento da plastica sulla salute umana.
Uno studio condotto dai ricercatori della MedUni di Vienna ha dimostrato per la prima volta che le microplastiche possono innescare alterazioni maligne nelle cellule polmonari associate allo sviluppo del cancro.
L’apparato respiratorio è uno dei principali punti di ingresso delle micro e nanoplastiche presenti nell’aria nell’organismo. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Journal of Hazardous Materials sottolineano, ancora una volta, l’urgenza di intraprendere azioni concrete per ridurre l’inquinamento da plastica a livello globale.
Secondo il rapporto Future Brief della Commissione europea, un adulto ingerisce o inala dalle 39.000 alle 52.000 particelle di microplastica all’anno. Una quantità pari a 5 gr di plastica a settimana, l’equivalente di una carta di credito.
Le minuscole particelle di polistirene – una plastica ampiamente utilizzata negli oggetti di uso quotidiano come imballaggi alimentari e prodotti monouso – sono state analizzate dal team di ricercatori dell’ateneo viennese per comprendere la loro interazione con i vari tipi di cellule polmonari.
A sorprendere gli scienziati è stato il fatto che le cellule polmonari sane (non maligne) assorbissero particelle particolarmente piccole di polistirene in modo più significativo rispetto alle cellule tumorali già maligne. In particolare, dopo il contatto con le microplastiche, le cellule sane hanno subito un aumento della migrazione cellulare, danni al DNA, stress ossidativo e l’attivazione di vie di segnalazione che promuovono la crescita e la sopravvivenza cellulare: tutti processi considerati indicatori precoci dello sviluppo del cancro.

“Ciò che è stato particolarmente sorprendente è stata la ridotta capacità delle cellule sane di riparare i danni al DNA e la simultanea attivazione di alcune vie di segnalazione che normalmente promuovono la crescita cellulare“, ha spiegato Karin Schelch, responsabile dello studio.
Dunque mentre le cellule polmonari maligne esposte alle micro e nanoplastiche sono rimaste relativamente inalterate, anche un’esposizione a breve termine alle particelle in plastica può bastare per influenzare le cellule sane in una direzione associata a cambiamenti maligni.
Secondo quanto emerso dallo studio, in presenza delle particelle di polistirene si sono attivati anche i meccanismi di difesa cellulare. “Abbiamo osservato un’attivazione dei sistemi protettivi antiossidanti, un’indicazione che le cellule si stanno difendendo attivamente dallo stress causato dalle particelle di plastica“, spiega l’autrice principale Busra Ernhofer.
Finora si sapeva poco sull’interazione delle cellule polmonari in contatto con le microplastiche. Un precedente studio, presentato durante la Conferenza dell’American Thoracic Society, aveva osservato che le particelle inibiscono la funzione dei macrofagi polmonari, un tipo di globuli bianchi presenti nei polmoni, fondamentali per il nostro sistema immunitario.
I dati emersi dallo studio preoccupano gli scienziati, sollevando nuove domande sulla possibile connessione tra esposizione alla plastica, malattie polmonari croniche e sviluppo del cancro, ed evidenziando l’urgenza di effettuare ulteriori studi sugli effetti a lungo termine dell’esposizione alle microplastiche sui polmoni, che ancora restano poco chiari.


