Dopo la London Fashion Week che ha dismesso pellicce e pelli esotiche, anche New York diventa Fur-Free. LAV: “Milano invece è ancora indietro”.
Il Council of Fashion Designers of America (CFDA) ha annunciato, tramite un comunicato congiunto con Collective Fashion Justice (Emma Håkansson, Founding Director) e Humane World for Animals (PJ Smith, Director of Fashion Policy) – partner di LAV per una moda sostenibile e quindi animal free – che dall’edizione di settembre 2026 alla New York Fashion Week non saranno più presenti pellicce animali sulle passerelle. Le tre organizzazioni hanno collaborato alla definizione della nuova policy, segnando un ulteriore passo avanti verso un settore moda più etico e innovativo.
La #NewYorkFashionWeek diventerà ufficialmente fur-free dal 2026! Dopo Londra, anche New York sceglie una moda etica e innovativa. Ora tocca a Milano: #CameraModa cosa aspetta a prendere posizione?#AnimalFreeFashion #FurFreehttps://t.co/C7nSn18ORD pic.twitter.com/qeAjHo77lT
— LAV (@LAV_Italia) December 3, 2025
“Alla NYFW si vedono già poche o nessuna pelliccia, ma con questa posizione, il CFDA spera di ispirare gli stilisti americani a riflettere più a fondo sull’impatto dell’industria della moda sugli animali. I consumatori si stanno allontanando dai prodotti associati alla crudeltà sugli animali e vogliamo posizionare la moda americana come leader su questi fronti, promuovendo al contempo l’innovazione dei materiali”, Steven Kolb, CEO del CFDA.
La Milano Fashion Week sembrava essere sulla buona strada ma non ha ancora raggiutno questo traguardo.“Da anni LAV sollecita la Camera Nazionale della Moda Italiana ad assumere una posizione esplicita e vincolare i propri associati a non proporre più pellicce animali nelle prossime Fashion Week, come abbiamo ribadito di recente in un incontro con il presidente Carlo Capasa. Speriamo che questa positiva concorrenza incoraggi CNMI a rispondere prontamente con una propria policy ‘animal’-free”, commenta Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free.
Oltre alle più quotate Londra e New York, anche le Fashion Week di Copenaghen, Berlino, Stoccolma, Amsterdam, hanno già scelto di essere fur-free. Inoltre, all’inizio di quest’anno, Condé Nast, proprietaria di Vogue, Vanity Fair e Glamour, ha vietato l’inserimento di pellicce animali nei contenuti editoriali e nelle pubblicità, seguendo politiche simili adottate dalle riviste ELLE e InStyle.
Negli ultimi anni si sono susseguiti gli annunci di numerose griffe che hanno scelto di bandire le pellicce dalle proprie collezioni, inserendo spesso alternative sintetiche. Tra questi, solo per citarne alcune, Gucci, Prada, Versace e Armani.
Nel frattempo la LAV annuncia una storica vittoria per gli animali: il presidente polacco Karol Nawrocki ha firmato la legge approvata lo scorso 7 novembre dal Parlamento e che rende la Polonia il 24° paese in Europa a porre fine agli allevamenti di pellicce.
La Polonia diventa il 24° Paese europeo a dire stop agli allevamenti di animali “da pelliccia”. Una vittoria storica grazie alla legge firmata che chiuderà il settore entro il 2034. Ora Commissione #UE agisca affinché diventi realtà in tutta l’Europa!https://t.co/geLyDfyOKn https://t.co/gdo4ZRnEVG
— LAV (@LAV_Italia) December 2, 2025
Benessere animale, cosa stanno facendo i grandi brand di moda?
Quindici anni fa, Giorgio Armani ha deciso di eliminare completamente l’uso delle pellicce dalle sue collezioni, segnando un punto di svolta epocale nell’industria della moda. Da allora cosa è cambiato? Si è raggiunta davvero da parte delle grandi aziende del mondo della moda questa consapevolezza o siamo ancora troppo indietro?
“Sulla strada della dismissione delle pellicce abbiamo visto anno dopo anno aggiungersi tanti brand, come Gucci, Versace, Prada, Valentino e Dolce&Gabbana, ma c’è ancora tanto da fare, specie su pelli, piume e su tutti gli altri filati. – ha spiegato a TeleAmbiente Simone Pavesi, responsabile LAV Area Moda Animal Free – L’impegno delle aziende dichiarato pubblicamente, rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030, è una leva utile per convincere e spiegare alle aziende la necessità di smettere queste produzioni, in favore di next-gen materials, materiali sostenibili di nuova generazione già oggi disponibili e animal free”.


