PFAS e microplastiche rappresentano un rischio crescente per la salute umana, soprattutto dei bambini, che risentono maggiormente degli effetti degli inquinanti a livello endocrino. L’allarme degli scienziati: “Se non ci fermiamo adesso avremo delle conseguenze devastanti sulle malattie croniche non trasmissibili”.
Nell’ambito della 2° Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale (ICEM) organizzata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dall’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara e da MDPI, gli esperti hanno lanciato l’allarme sui pericoli per la salute, soprattutto quella dei bambini, legati alla contaminazione da sostanze inquinanti come PFAS e microplastiche, presenti ormai ovunque: nell’aria, nell’acqua, nel terreno e persino nel cibo.
“I trialometani, che derivano dalla reazione dei residui dei prodotti di disinfezione con materiale organico e inorganico presente nelle acque, creano grossi problemi soprattutto sulla salute riproduttiva”, ha spiegato a TeleAmbiente Luigi Falciola, professore ordinario di Chimica analitica all’Università degli Studi di Milano.
“Anche i PFAS sono utilizzati in parte per produrre oggetti e sostanze che poi servono per la disinfezione. Poi abbiamo i classici inquinanti, metalli pesanti, piombo, cadmio, arsenico, sempre presenti ormai nelle nostre acque. Poi – ha aggiunto Falciola – abbiamo i famosi inquinanti emergenti, ovvero le microplastiche. Queste sono molto piccole, quindi possono facilmente raggiungere gli organi interni per poi arrivare alle cellule senza alcun problema. Oltre a essere loro stesse dei problemi, possono anche veicolare altre sostanze nocive, quindi c’è un effetto cooperativo tra le sostanze tossiche che possono entrare nel nostro organismo”.
“Bisogna ricordare che la specie umana, in centomila anni, geneticamente si è adattata in un ambiente in cui il problema erano le carestie e adesso si trova in un ambiente in cui il problema è l’eccesso di cibo e la presenza di sostanze a cui il nostro corpo non è abituato. Le plastiche sono delle sostanze nuove, a cui il nostro corpo non è abituato”, ha dichiarato Liborio Stuppia, rettore dell’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara.
“Se non ci fermiamo adesso in questa immissione continua di queste sostanze nel nostro cibo, nell’aria che respiriamo, nei cosmetici, avremo delle conseguenze devastanti in termini di aumento di malattie croniche non trasmissibili, come obesità, diabete, cancro. Già ci sono i dati epidemiologici e il rischio è veramente di arrivare tra pochi anni ad avere un peso insostenibile per i sistemi sanitari nazionali per l’aumento di queste patologie”, ha concluso Stuppia a TeleAmbiente
“Pensiamo all’apparato respiratorio, che è il primo ad essere colpito, ma anche all’apparato cardiovascolare, al metabolismo – ha spiegato Francesco Chiarelli, professore ordinario di Pediatria all’Università di Chieti e Direttore della Clinica Pediatrica di Chieti. – Ci sono dei contaminanti endocrini che sono nella plastica e che noi beviamo dalle bottiglie, mangiamo attraverso pesci che hanno plastica all’interno. Insomma, la plastica ci inquina, purtroppo. L’effetto di questi contaminanti endocrini sui bambini è molto maggiore che nell’adulto. Anche nell’adulto ci sono conseguenze, soprattutto dal punto di vista della fertilità, però nei bambini, che hanno un apparato endocrini in sviluppo, l’effetto è maggiore. Quindi non ci sono dubbi che i bambini sono quelli che risentono di più del danno ambientale”.
Come intervenire, dunque, per arginare il problema e limitare le conseguenze per la salute? Secondo il prof. Chiarelli è necessario che il governo investa sull’ambiente, ma che lo faccia anche ognuno di noi, partendo dalle piccole azioni quotidiane.
“Gli esseri umani bisogna che mettano la testa a posto. Se vogliamo che gli esseri umani continuino e che non facciano la fine dei dinosauri, perché questo è possibile, devono investire sull’ambiente. È possibile perché alcuni Paesi lo hanno fatto. La Danimarca è un esempio, ma anche Taiwan. Tutti noi abbiamo la responsabilità di non gettare per terra la carta, di cercare di usare i mezzi pubblici anziché la macchina, di usare la bicicletta quando è possibile. Mi auguro che anche le città italiane diventino vivibili come lo è Copenaghen”, ha concluso Chiarelli.


