Il 19 dicembre il parlamento europeo voterà la proposta di deregolamentare del settore degli Ngt ( nuove tecniche genomiche) conosciuti anche come TEA (tecniche di evoluzione Assistita). Si tratta di alimenti che sono ancora considerati da molti produttori del biologico dei nuovi Ogm. Secondo AIAB, l’Associazione italiana di agricoltura biologica, il voto favorevole comporterebbe rischi ambientali, renderebbe impossibile la tracciabilità e consentirebbe privatizzazioni e monopolio del mercato dei semi.
“Le nuove proposte articolano le NGT in due filoni, le NGT 1 e 2, ed evidentemente questo avvalla ulteriormente la nostra posizione secondo la quale le NGT non sono proprio una cosa così lontana da quello che conosciamo essere gli OGM, i quali esistono, sono presenti, ma sono ovviamente e giustamente estremamente regolamentati e normati per il loro utilizzo, identificati, tracciati e questo è quello che vogliamo anche per questo tipo di tecnologie. Afferma Giuseppe Romano, Presidente di AIAB.
Non è che non le vogliamo, vogliamo semplicemente che sia garantito la salvaguardia del consumatore e dell’ambiente in primis, quindi in autotutela e poi dare spazio a eventuali sviluppi di questo tipo di scienze.”
Perché la decisione del 2019 l’avete definita irreversibile, non si potrà poi tornare indietro qualora dovessero emergere dei problemi? “No, perché sarà decisamente difficile tracciare. Allora la decisione ha ovviamente articolato, come dicevamo prima, in due tronconi queste tecnologie NGT1 e NGT2. Sulle NGT2 ci riconduciamo a quella che è la normativa degli OGM, sulle NGT1 praticamente stiamo dando il via libera all’utilizzo. Il via libera all’utilizzo di queste sementi geneticamente modificate che vengono messe in ambiente e di cui viene dichiarata la tecnologia sia solo nella semente iniziale e dopodiché per questo sistema la replicazione di eventuali altre sementi non viene più tracciata né codificata, quindi non viene detta al consumatore, non c’è più modo di tracciare dove vanno nell’ambiente, anche perché queste
tecnologie impatteranno in un ambiente naturale che è fuori dal nostro controllo, che è fuori dal controllo umano.
Parliamo di impollinazioni, parliamo di ibridazioni della biodiversità, parliamo di animali che se le mangeranno, parliamo di tutta una serie di questioni che sicuramente impattano anche, che sono al di fuori del controllo della produzione singola che è l’obiettivo, focus centrale sempre di queste tecnologie. Solo la produzione senza andare a considerare il contesto agroecologico in cui ci andiamo a porre.” Conclude Romano.


