Cucciolo di orso abbandonato dalla madre, il Parco d'Abruzzo: "Ecco come sta"

Cucciolo di orso abbandonato dalla madre, il Parco d’Abruzzo: “Ecco come sta”

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Continua il monitoraggio dell’orso bruno marsicano abbandonato dalla madre nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Lo zoologo: “Difficile ipotizzare una sua reimmissione in natura”.

Su un tappeto di paglia, con una ciotola di latte, senza sguardi indiscreti. Così il cucciolo di orso bruno marsicano trovato vicino a Pizzone, in provincia di Isernia, in Molise, trascorre le sue giornate a Pescasseroli, in provincia de L’Aquila, in Abruzzo, negli edifici del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A mostrare il plantigrado è un video pubblicato dallo staff dell’Area Naturale Protetta. Secondo i ricercatori, l’animale abbandonato dalla madre è una femmina, ha tra i quattro e i cinque mesi di vita e pesa tre chili. Condizioni incompatibili, almeno a detta degli scienziati, per ipotizzarne la sopravvivenza nel bosco tra mancanza di cibo e presenza di superpredatori. Necessaria, dunque, la cattura per un ricovero sotto la sorveglianza del team del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Ma l’orso bruno marsicano, dopo avere ricevuto le cure necessarie, può tornare libero in natura? A rispondere a questa domanda, attraverso i microfoni di Fanpage, è lo zoologo Paolo Ciucci: “Sarà una scelta difficilissima, perché un animale prelevato in tenera età rischia di rimanere in cattività per la sua intera vita. Sicuramente il tentativo di rilascio sarà fatto, e c’è una nutrita letteratura scientifica che ci dice che bisogna crederci, ma non più di tanto, perché i cuccioli di orso bruno marsicano cresciuti vicino all’uomo in mesi cruciali si abituano alla sua presenza“.

Cucciolo di orso abbandonato dalla madre, PNLM: “Il suo benessere viene prima di tutto”

Sono stati giorni delicati per l’orso bruno marsicano con la priorità assoluta di superare la fase emergenziale legata sia alla sua alimentazione passata dal latte materno a un cibo sconosciuto sia al monitoraggio del suo stato di salute. Il tutto limitando al massimo l’interazione umana per ridurre, per quanto possibile, al minimo l’abituazione. Immaginate quanto possa essere stressante per un animale selvatico abbandonato dalla madre essere trasportato e trovarsi all’improvviso in un ambiente chiuso e sconosciuto. Per questo ci ha colpito molto la pressione ricevuta da alcuni media per avere video già fatti o da realizzare, anche da loro, in loco. (…) Vogliamo ripeterlo: l’operazione non è per nulla semplice, le variabili in gioco sono tante e il lieto fine è una delle possibilità. La comunicazione, che è parte fondamentale della nostra società, non potrà mai venire prima del benessere di un animale selvatico“, commenta il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Cucciolo di orso abbandonato dalla madre, l’etologa Chiara Grasso: “Ecco cosa fare se si incontra un plantigrado”

Visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise significa immergersi nella natura più incontaminata. Ma cosa fare se si incontra un orso? È meglio scappare via o mantenere la calma? E perché è necessario portare i cani al guinzaglio durante le escursioni naturalistiche? A rispondere a queste domande è l’etologa Chiara Grasso: “Ricordiamoci sempre che il bosco, prima di essere la nostra palestra di allenamento oppure il nostro hobby, è la casa degli animali. Quando un esemplare ci attacca, spesso lo fa per difendersi. Fondamentale, di fronte a un grosso mammifero come un plantigrado, evitare di farci vedere come una minaccia. Non siamo, però, neanche una preda, quindi, non bisogna correre, perché fa scatenare nell’animale selvatico l’istinto di rincorrerci“.

Necessario, in caso di contatto fisico, restare fermi: “Se vediamo un orso durante un’escursione naturalistica, manteniamo la calma, indietreggiamo lentamente ed eventualmente mettiamoci su un’altura. Con tranquillità gli lanciamo dei “no” e dei “vai via” secchi. Se un plantigrado si mette sulle zampe posteriori, non lo fa per attaccare bensì per controllare meglio il territorio circostante. A quel punto non dobbiamo lanciargli pietre, zaini o bastoni. Soltanto se il mammifero arriva a un contatto fisico, ci sdraiamo per terra con le mani sul collo e stiamo fermi“.

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