Inquinamento, i PFAS sono arrivati fino all'Artico

Inquinamento, i PFAS sono arrivati fino all’Artico

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I PFAS hanno raggiunto anche l’Artico, minacciando sia la salute degli esseri umani che degli animali.

Uno studio pubblicato sulla rivista Science of The Total Environment mostra il lungo viaggio dei PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, fino all’Artico, e gli impatti sull’ambiente e sull’essere umano.

La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati da numerosi paesi, tra cui Stati Uniti, Finlandia, Isole Faroe, Danimarca, Norvegia ed Emirati Arabi Uniti, ha esaminato gli effetti dei PFAS sulla vita al Polo Nord.

Le sostanze perfluoroalchiliche sono ampiamente utilizzate nei prodotti industriali, come pentole antiaderenti, indumenti impermeabili, schiume antincendio. Nel corso degli anni, numerosi studi hanno rilevato la presenza dei PFAS nell’aria, nel suolo e nell’acqua. Questi composti chimici, infatti, sono chiamati “inquinanti eterni” perché permangono a lungo nell’ambiente.

I PFAS sono quindi in grado di percorrere lunghe distanze attraverso l’aria e l’acqua, raggiungendo anche gli angoli più remoti del pianeta come l’Artico.

Secondo gli autori dello studio, gli inquinanti si stanno accumulando in animali come orsi polari, foche e uccelli a livelli allarmanti. Anche le persone che vivono al Polo Nord sarebbero in pericolo a causa della loro dieta, basata principalmente sui mammiferi marini, ormai già contaminati. La ricerca ha evidenziato come i PFAS possano influire sulla riproduzione, sul sistema immunitario e persino sull’aumento del rischio di cancro sia negli animali che negli esseri umani. I PFOA, in particolare, sono stati definiti come “sostanze cancerogene per l’uomo” dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro (IARC).

PFAS Artico
Fonte: “Cross-cutting studies of per- and polyfluorinated alkyl substances (PFAS) in Arctic wildlife and humans”, Science of The Total Environment

Dalle analisi effettuate dal team di scienziati, è emerso che “gli effetti fisiologici, endocrini e riproduttivi legati all’esposizione ai PFAS sono risultati molto simili tra uomini, orsi polari e uccelli marini artici”, sottolineando l’interconnessione tra salute ambientale e salute umana. in alcune popolazioni umane del Polo Nord, inoltre, i livelli di PFAS superavano le soglie sanitarie a causa della dieta principalmente tradizionale.

Proprio come uno specchio, l’Artico riflette la portata globale e la persistenza dell’inquinamento da PFAS, in grado di viaggiare per lunghe distanze trasportato dall’acqua, dall’aria e dalla fauna. L’allarme lanciato dagli scienziati ribadisce, ancora una volta, la necessità di una continua cooperazione globale e normative più severe per evitare che i PFAS continuino a contaminare gli ecosistemi.

PFAS, dannosi anche per il riscaldamento globale

Il viaggio degli inquinanti eterni riguarda anche il riscaldamento globale e lo strato di ozono. Secondo un report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) i polimeri PFAS, costituiti da molecole più grandi rispetto ai composti “non polimerici”, possono avere effetti gravi sui cambiamenti climatici e sulla riduzione dell’ozono.

Secondo quanto emerge dal report, nonostante le loro dimensioni molecolari maggiori ne limitino l’assorbimento nelle cellule viventi (e quindi la potenziale tossicità), le sostanze chimiche utilizzate nella produzione di polimeri PFAS e i diversi sottoprodotti generati durante la loro produzione possono causare effetti tossici sui lavoratori, sull’ambiente e sulle comunità circostanti gli stabilimenti.

Le analisi dell’AEA mostra anche quanto gli inquinanti eterni possano impattare anche sul clima: Durante la produzione di polimeri PFAS può verificarsi il rilascio di potenti gas serra (ad esempio trifluorometano – HFC-23) e di sostanze che possono degradare lo strato di ozono (ad esempio diclorofluorometano – HCFC-22).”

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