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Inondazioni in Pakistan, oltre 400 morti in dieci giorni

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Il bilancio, tuttavia, è solo momentaneo e potrebbe essere nettamente più pesante. Dall’inizio della stagione monsonica, alla fine di giugno, in tutto il Paese sono quasi 800 le vittime e oltre mille i feriti, oltre a decine di migliaia di sfollati. 

Almeno 400 morti, 200 feriti e ventimila sfollati, ma il bilancio effettivo delle vittime delle inondazioni che hanno interessato il Pakistan negli ultimi dieci giorni potrebbe essere nettamente più grave. Gli ultimi dati aggiornati disponibili sono stati forniti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), sulla base di quanto comunicato dalle autorità locali. Dalle zone più colpite, tuttavia, le notizie giungono incerte e frammentarie, e secondo le previsioni meteo un nuovo sistema monsonico dovrebbe tornare ad abbattersi sul Pakistan già nelle prossime ore.

Le aree più colpite dalle inondazioni sono il Kashmir, il Khyber Pakhtunkhwar e il Gilgit-Baltistan. Le immagini che arrivano da queste zone sono drammatiche e fanno pensare ad un bilancio molto più pesante rispetto ai dati ufficiali. Siamo in piena stagione monsonica, iniziata alla fine di giugno, ma raramente il Pakistan ha subito danni così ingenti a causa delle forti piogge e delle successive inondazioni. Il bilancio dal 26 giugno a oggi, ancora momentaneo e parziale, parla di quasi 800 vittime e oltre mille feriti. In questo momento, le popolazioni più colpite, scampate per miracolo ad una vera e propria catastrofe, hanno bisogno di rifugi, assistenza medica, kit igienici, acqua potabile e protezione, soprattutto per le donne, le ragazze e i bambini.

Interi centri abitati sono stati letteralmente spazzati via dalla furia delle inondazioni: i filmati che arrivano dal Pakistan sono agghiaccianti, ma sono state raccolte anche testimonianze video di salvataggi miracolosi ed eroici. Nel dramma che si è consumato, non sono mancati gesti di altruismo all’interno delle comunità più impattate dalle inondazioni. Se i monsoni sono un fenomeno naturale e periodico con cui il Pakistan è abituato a convivere, la stagione di quest’anno si è rivelata tragica per diversi motivi. In primis, le piogge, ancora più intense rispetto al passato, ma anche altri fenomeni che hanno finito per aggravare la situazione. Si pensi ad esempio all’inquinamento causato da un pessimo sistema di gestione di rifiuti, che sono stati trascinati dalla furia delle acque per decine, se non centinaia, di chilometri. Oppure, ad un dissesto idrogeologico provocato da una cementificazione selvaggia e da un consumo di suolo mai limitato da veri e propri piani urbanistici, come dimostra il caso di Karachi, con tutta probabilità la città più avanzata e più ricca del Paese, anche più della capitale amministrativa, Islamabad. C’è però un altro fattore, ancora più preoccupante e grave, che ha concorso alla catastrofe.

Si tratta del taglio illegale di alberi, un fenomeno tristemente diffuso in varie zone del Pakistan. Nelle foreste, specialmente quelle nelle aree montane, centinaia di alberi vengono tagliati da un’industria senza scrupoli che opera violando diverse leggi e regolamenti, e il disboscamento ha fatto sì che i terreni fossero ancora più impermeabili e che non ci fosse più una barriera naturale per l’acqua che scendeva rapidamente a valle. Inoltre, molti dei tronchi tagliati ma non ancora raccolti sono stati trascinati, insieme al resto di fango e detriti, direttamente verso i centri abitati, aggravando ulteriormente una situazione di per sé già molto delicata.

Tutti i servizi di emergenza e soccorso, a livello locale e nazionale, sono al collasso. Anche per questo, a scopo preventivo, nell’area del Punjab, dove le piogge stanno ingrossando preoccupantemente i corsi d’acqua, è stata disposta l’evacuazione di 150 mila persone. La situazione potrebbe ulteriormente peggiorare, mentre nelle zone più colpite ora l’allerta è soprattutto di carattere sanitario: proprio qui, si concentreranno i maggiori sforzi della macchina dei soccorsi messa in piedi dall’Onu e da altri enti ed organismi internazionali.

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