PFAS, uno studio li collega al rischio di aborti spontanei

PFAS, uno studio li collega al rischio di aborto spontaneo

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I PFAS potrebbero aumentare il rischio di aborto spontaneo. I risultati di uno studio condotto in Cina si aggiungono alla lunga lista di effetti negativi per la salute causati dall’esposizione agli “inquinanti eterni”.

I PFAS, un gruppo di sostanze chimiche chiamate anche “inquinanti eterni”, continuano a preoccupare per i potenziali effetti negativi sulla salute. Nell’aria, nell’acqua e nei terreni, i composti per-e polifluoroalchilici sono stati trovati persino nell’uomo.

Infatti, oltre a contaminare l’ambiente, questi composti si accumulano anche nell’organismo umano, con cui entrano in contatto attraverso cibo, acqua e prodotti che li contengono. Il gruppo di sostanze chimiche è noto per le sue proprietà oleorepellenti, idrorepellenti e la resistenza alle alte temperature, caratteristiche che rendono i PFAS adatti per numerosi utilizzi industriali: dagli utensili per la cucina all’abbigliamento outdoor, dai prodotti per l’igiene personale a quelli per la casa. Essendo interferenti endocrini, i PFAS sono stati associati all’aumento del rischio di infertilità, tumori femminili (ovaie, utero, seno) e maschili (testicoli).

Alla lista, già lunga, di danni riproduttivi legati all’esposizione da PFAS, si aggiunge anche l’aumento del rischio di aborto spontaneo. A dirlo è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine e pubblicato sulla rivista Ecotoxicology and Environmental Safety.

Dalla ricerca, che ha monitorato circa 200 donne in Cina, è emerso che coloro che avevano avuto almeno due aborti spontanei o aborti spontanei ricorrenti (perdita di tre o più gravidanze), presentavano livelli più elevati di diversi tipi di PFAS nel sangue.

“Studi precedenti hanno identificato che i PFAS erano associati a esiti avversi della gravidanza, ma la potenziale influenza dell’esposizione ai PFAS sugli aborti ricorrenti rimaneva incerta”, hanno scritto gli autori dello studio, condotto in collaborazione con il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie. “La nostra indagine ha identificato associazioni significative tra alcuni PFAS e un aumento del rischio di aborti spontanei ricorrenti inspiegabili”. Secondo l’American College of Obstetricians and Gynecologists, circa il 5% delle donne subisce aborti spontanei ricorrenti e la metà di questi non ha alcuna spiegazione.

In base a quanto rilevato nello studio dell’ateneo cinese, tra i composti maggiormente associati al rischio di aborto spontaneo c’è il PFHxS (acido perfluoroesansolfonico), uno dei PFAS più comuni, utilizzato come tensioattivo e rivestimento in schiume antincendio acquose, rivestimenti tessili, placcatura di metalli e agenti lucidanti. Molti dei composti per i quali i ricercatori hanno trovato associazioni sono PFAS “a catena corta”, ovvero sostanze chimiche più piccole che l’industria ha affermato essere generalmente più sicure e meno tossiche rispetto agli altri composti del gruppo, più vecchi e di maggiori dimensioni.

Esistono ancora poche ricerche indipendenti sulle molecole “a catena corta”, ma quelle che ci sono indicano un’elevata tossicità. Secondo gli autori della ricerca, il meccanismo biologico che lega i PFAS agli aborti spontanei non è chiaro, ma hanno ipotizzato che sia correlato all’alterazione del normale metabolismo degli ormoni tiroidei e ad altri effetti ormonali. Per poter confermare i risultati evidenziati nello studio, i ricercatori hanno dichiarato che serviranno ricerche di follow-up e un gruppo più ampio da analizzare.

Quanto evidenziato dallo studio – sebbene necessiti di ulteriori approfondimenti – sottolinea ancora una volta la pericolosità di queste sostanze chimiche per l’essere umano, in particolare per la salute riproduttiva, tra le sfere più colpite dall’esposizione agli inquinanti eterni. Studi precedenti hanno rilevato che i PFAS possono influire negativamente sul bambino già durante la gravidanza, in particolare sul suo sistema immunitario. Ricerche condotte in Cina e negli Stati Uniti, inoltre, hanno trovato i composti chimici anche nella placenta e nel latte materno.

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