PFAS, la Danimarca vieta 23 pesticidi che rilasciano TFA nelle acque sotterranee

PFAS, la Danimarca vieta 23 pesticidi che rilasciano TFA nelle acque sotterranee

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La Danimarca ha revocato l’autorizzazione di 23 pesticidi PFAS che possono rilasciare TFA nelle acque di falda e riaccende i riflettori sulla minaccia degli inquinanti eterni per ambiente e salute umana.

Copenaghen ha alzato l’asticella sui limiti ai PFAS revocando l’autorizzazione di 23 pesticidi che possono formare e rilasciare acido trifluoroacetico (TFA) nelle acque sotterranee. La mossa dell’Agenzia danese per la protezione dell’ambiente ha riacceso i riflettori sulla pericolosità dei cosiddetti “inquinanti eterni” per ambiente e salute e lanciato un chiaro messaggio agli altri Stati membri dell’Unione europea. La decisione di vietare questi composti chimici presenti nei pesticidi utilizzati in agricoltura rappresenta anche un segnale di incoraggiamento per la Commissione europea, invitandola a velocizzare la proposta di divieto di tutte le sostanze che possono rilasciare TFA.

Secondo la normativa europea sui pesticidi (Regolamento CE n. 1107/2009), le sostanze attive e i loro prodotti di degradazione con un alto profilo tossicologico – come nel caso del TFA – non devono contaminare oltre il limite di 0,1 µg/L. Per questo, la Danimarca ha deciso di agire autonomamente – com’è previsto – per garantire il rispetto del valore limite, senza attendere l’intervento dell’Ue. In assenza di azioni immediate da parte dell’Europa, infatti, la normativa obbliga gli Stati membri all’intervento nazionale.

La scelta danese si è basata sulle conclusioni del progetto “TriFluPest” condotto dai Servizi geologici nazionali per la Danimarca e la Groenlandia (GEUS), che hanno dimostrato la formazione dell’acido trifluoacetico dalle 7 sostanze attive PFAS più utilizzate in Danimarca e il rischio di contaminazione delle falde acquifere nelle condizioni di applicazione agricola.

Lo studio ha portato così alla decisione di revocare 23 prodotti fitosanitari contenenti 6 principi attivi PFAS: fluazinam, fluopyram, diflufenican, mefentrifluconazolo, taufluvalinato e flonicamid. Per altre dieci sostanze il processo di valutazione da parte dell’European Environmental Agenzie (EPA) è ancora in corso. Diversi studi effettuati dall’organizzazione scientifica PAN Europe, che ha accolto con favore la decisione della Danimarca, hanno rilevato il crescente inquinamento da TFA non solo nell’acqua, ma anche nel vino e nei cereali in tutta Europa.

Il problema della contaminazione da TFA è emerso solo di recente rispetto agli altri PFAS: infatti le valutazioni di rischio per i pesticidi effettuate dall’Ue non contenevano informazioni sull’acido trifluoracetico.

Salomé Roynel di PAN Europe ha dunque lanciato un appello: “La legislazione dell’UE è chiara. L’articolo 44 del Regolamento 1107 stabilisce che gli Stati membri dell’UE devono riesaminare e ritirare dal mercato i prodotti fitosanitari qualora vi siano prove che non soddisfano i requisiti. Pertanto, gli altri Stati membri dovrebbero seguire l’esempio danese e vietare rapidamente tutti i pesticidi PFAS per proteggere le falde acquifere”.

PFAS, stop della Danimarca a 23 pesticidi che rilasciano TFA. Fontana (M5S): “Italia prenda esempio”

Ilaria Fontana, deputata del Movimento 5 Stelle e già sottosegretaria al Ministero dell’Ambiente ha commentato la decisione di Copenaghen e lanciato un appello al governo Meloni affinché l’Italia prenda esempio dalla Danimarca.

“Il governo Meloni cosa sta facendo? Noi abbiamo presentato una proposta di legge, stiamo facendo tantissime interrogazioni sul tema, mozioni che ci vengono sistematicamente bloccate su un tema che riguarda la vita di tutti noi perché riguarda i bambini, la cui sola colpa è di essere contaminati da questa sostanza. Quando si parla di PFAS si parla anche di acqua potabileha spiegato a TeleAmbiente Ilaria Fontana, deputata M5S.

“L’Italia e il governo Meloni devono prendere di petto il coraggio che ha avuto la Danimarca – ha continuato Fontana – Noi non smetteremo di lottare perché da sempre il M5S affronta questa problematica con tutta la concretezza e il pragmatismo. Anche perché ci viene chiesto dalle mamme NO PFAS, da tutte le associazioni e dai cittadini che vivono questo disagio, quindi in realtà è un dovere istituzionale. In Italia manca, bisogna partire da zero, ma non è mai troppo tardi”.

“Quindi che la Danimarca sia un esempio per noi e per tutti gli Stati membri che non hanno legiferato sulla materia e che sia l’inizio di un percorso virtuoso. Non è la Danimarca che sta avanti, è l’Italia che oggi, col governo di Giorgia Meloni, non è assolutamente dove dovrebbe stare”, ha concluso Fontana.

Limite PFAS in Danimarca, Guarda (Verdi-AVS): “Svolta positiva, ma è tempo che l’Europa ascolti la scienza”

Anche l’eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda ha commentato positivamente la decisione presa dalla Danimarca: “La decisione della Danimarca di vietare 23 prodotti fitosanitari contenenti Pfas è una svolta positiva e necessaria per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Ora l’Unione europea deve seguire l’esempio danese e approvare un divieto totale di questi prodotti tossici in tutti gli Stati membri, come noi Verdi chiediamo da tempo”.

Guarda ha inoltre ribadito che le restrizioni adottate confermano quanto viene denunciato già da tempo: “Il provvedimento danese conferma quanto denunciamo da tempo: i fitofarmaci contenenti sostanze che degradano in TFA, i diffusissimi Pfas a catena corta, costituiscono una minaccia per la sicurezza alimentare e la qualità dell’acqua potabile. Grazie agli studi di ONG come PAN Europe, conosciamo i livelli allarmanti di TFA nei vini, nel pane e nella pasta. Ed è doloroso che l’Italia, che ospita il più vasto caso di contaminazione da Pfas conosciuto al mondo, non sia capofila nella lotta contro questi ‘inquinanti eterni’. Invece, sono altri paesi come la Danimarca a guidare il cambiamento”.

“Lo scorso marzo ho inviato una lettera alla Commissione europea, firmata da cinquanta eurodeputate ed eurodeputati, per chiedere il ritiro dei 34 fitofarmaci Pfas attualmente approvati, il rifiuto di nuove autorizzazioni e la classificazione dei co-formulanti Pfas come inaccettabili nei prodotti fitosanitari. È tempo che l’Europa ascolti la scienza e protegga i suoi cittadini”, ha concluso l’eurodeputata e componente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo.

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