PFAS, dall’ECHA arriva la classificazione per il TFA “È tossico per la riproduzione”

PFAS, dall’ECHA arriva la classificazione per il TFA: “Tossico per la riproduzione”

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L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha classificato il TFA – una sostanza del gruppo PFAS ubiquitaria nell’ambiente – come “tossico per la riproduzione”.

L’acido trifluoroacetico, TFA, è uno dei composti chimici del gruppo dei PFAS più diffusi nell’ambiente. Si trova nelle acque – di falda, potabili, superficiali, minerali – negli ortaggi, nei cereali, nella frutta e persino nel vino.

Questa sostanza è stata classificata dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) come tossica per la riproduzione. La decisione è arrivata dopo la valutazione scientifica in seno al Comitato di valutazione del rischio (RAC) a seguito delle richieste avanzate dalla Germania e da numerose reti di Ong e organizzazioni come CHEM Trust e Pesticide Action Network (PAN) Europe.

Il composto chimico può formarsi anche dalla degradazione di aerosol, gas refrigeranti, alcuni pesticidi utilizzati in agricoltura e da processi di lavorazione dell’industria chimica.

Da anni l’inquinante eterno suscita preoccupazione per la sua persistenza e mobilità ambientale, che favoriscono il suo accumulo nell’ambiente e rendono difficile controllarne la diffusione.

Ora l’Agenzia ha inserito il TFA nella categoria 1B, classificandolo come “tossico per la riproduzione”. L’inserimento della molecola tra le sostanze pericolose per la salute è stato accolto positivamente dalle realtà che da tempo avevano lanciato l’allarme sul TFA.

La decisione annunciata conferma quanto avvertiamo dal 2023: il TFA non è un metabolita innocuo dei PFAS. Può essere tossico per l’uomo e il danno è maggiore durante i periodi più vulnerabili della vita: la gravidanza e la prima infanzia”, ​​ha dichiarato la dott.ssa Angeliki Lysimachou, Responsabile Scienza e Politiche di PAN Europe.

La decisione dell’ECHA potrà essere determinante per le decisioni della Commissione europea sulle politiche da adottare per ridurre la sostanza nell’ambiente e tutelare la salute. Ong e organizzazioni ambientaliste, alla luce del risultato ottenuto, hanno chiesto all’Europa di risolvere il problema “alla fonte”, vietando i PFAS che generano il TFA.

L’UE deve agire rapidamente per recepire nella legislazione queste nuove classificazioni, e le autorità di regolamentazione e le imprese, sia nell’UE che nel resto del mondo, dovrebbero iniziare ad agire di conseguenza già da ora”, ha dichiarato la dott.ssa Ninja Reineke, responsabile scientifica di CHEM Trust. “CHEM Trust sottolinea in particolare l’importanza di un’azione rapida per eliminare gradualmente tutte le fonti di TFA, al fine di proteggere le fonti di acqua potabile e ridurre al minimo l’esposizione”.

La presenza della molecola a catena corta nell’ambiente è infatti nota da tempo ed è stata rilevata non solo nelle acque potabili, ma anche in quelle minerali. Un test di Altroconsumo ha trovato tracce del composto in alcuni marchi della grande distribuzione.

Altre ricerche hanno rilevato l’acido trifluoroacetico anche nel vino, sottolineando quanto la sostanza si sia diffusa nel ciclo delle colture agricole. Sia la rivista Saldo che la stessa PAN Europe hanno rilevato la presenza di TFA in bottiglie provenienti sia dall’Europa che da Paesi extra-UE.

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