Gli uomini con forte presenza di PFAS nell’organismo invecchierebbero più velocemente. Tra gli effetti negativi evidenziati dallo studio danni al metabolismo, al sistema endocrino e alle capacità riproduttive.
I PFAS, chiamati anche “inquinanti eterni”, da anni sono al centro di numerosi studi per conoscerne gli effetti sull’ambiente e sull’organismo umano.
Queste sostanze chimiche, ampiamente utilizzate per la produzione industriale, sono note per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e per la resistenza alle alte temperature. Ma anche perché persistono sia nell’ambiente che nel corpo umano. Gli inquinanti eterni si possono trovare in oggetti di uso quotidiano – come padelle in teflon, prodotti per la pulizia, abbigliamento impermeabile – ma sono state rilevate anche negli alimenti.
L’esposizione a queste sostanze potrebbe causare dei danni alla salute. Essendo interferenti endocrini, i PFAS sono stati correlati al rischio di contrarre alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno), a tumori ai testicoli, ai reni e a danni alla fertilità.
Inoltre, la presenza dei forever chemicals negli uomini è stata correlata a un’accelerazione dell’invecchiamento. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista specializzata “Frontiers in aging” condotto da Xiangwei Li, professore di epidemiologia alla Shanghai Jiao Tong University.
Secondo la ricerca, a mostrare un’età “epigenetica” più avanzata sarebbero i maschi tra i 50 e i 60 anni con forte presenza di sostanze per-e polifluoroalchiliche nel sangue. Sulle donne, invece, non sarebbero stati osservati gli stessi effetti.
“Negli uomini più giovani o in quelli over 65 questa associazione non era statisticamente significativa e nelle donne il legame tra invecchiamento e PFAS è risultato più tenue e meno diffuso”, ha osservato il ricercatore.
L’invecchiamento epigenetico rivela, tramite l’analisi di vari indicatori, l’età biologica dell’organismo, che spesso non corrisponde a quella cronologica. L’indagine, condotta dal 2000 su 350 partecipanti alla “US National Health and Nutrition Examination Survey”, ha rivelato che l’esposizione a questi composti chimici (PFAS e Pfna), avrebbe effetti negativi specifici sul sesso maschile.
Tra questi figurano: danni al sistema endocrino, al metabolismo, all’umore, alle capacità riproduttive, alla qualità dello sperma. Mutazioni che aumentano di conseguenze i rischi di tumori e altre malattie. Gli studiosi ipotizzano che le donne eliminino naturalmente parte di questi composti con le gravidanze e i cicli mestruali. Il rapporto mette anche in evidenza i pericoli di nuovi composti immessi in circolazione più recentemente, proprio a fronte della messa al bando di vari PFAS negli ultimi anni.


