PFAS e invecchiamento, negli uomini accelerano il processo

PFAS, negli uomini accelerano l’invecchiamento. Lo studio

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Gli uomini con forte presenza di PFAS nell’organismo invecchierebbero più velocemente. Tra gli effetti negativi evidenziati dallo studio danni al metabolismo, al sistema endocrino e alle capacità riproduttive.

I PFAS, chiamati anche “inquinanti eterni”, da anni sono al centro di numerosi studi per conoscerne gli effetti sull’ambiente e sull’organismo umano.

Queste sostanze chimiche, ampiamente utilizzate per la produzione industriale, sono note per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e per la resistenza alle alte temperature. Ma anche perché persistono sia nell’ambiente che nel corpo umano. Gli inquinanti eterni si possono trovare in oggetti di uso quotidiano – come padelle in teflon, prodotti per la pulizia, abbigliamento impermeabile – ma sono state rilevate anche negli alimenti.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) nel 2023 ha classificato una delle sostanze del gruppo PFAS, il PFOA, come “cancerogena per l’uomo”.

L’esposizione a queste sostanze potrebbe causare dei danni alla salute. Essendo interferenti endocrini, i PFAS sono stati correlati al rischio di contrarre alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno), a tumori ai testicoli, ai reni e a danni alla fertilità.

Inoltre, la presenza dei forever chemicals negli uomini è stata correlata a un’accelerazione dell’invecchiamento. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista specializzata “Frontiers in aging” condotto da Xiangwei Li, professore di epidemiologia alla Shanghai Jiao Tong University.

Secondo la ricerca, a mostrare un’età “epigenetica” più avanzata sarebbero i maschi tra i 50 e i 60 anni con forte presenza di sostanze per-e polifluoroalchiliche nel sangue. Sulle donne, invece, non sarebbero stati osservati gli stessi effetti.

“Negli uomini più giovani o in quelli over 65 questa associazione non era statisticamente significativa e nelle donne il legame tra invecchiamento e PFAS è risultato più tenue e meno diffuso”, ha osservato il ricercatore.

L’invecchiamento epigenetico rivela, tramite l’analisi di vari indicatori, l’età biologica dell’organismo, che spesso non corrisponde a quella cronologica. L’indagine, condotta dal 2000 su 350 partecipanti alla “US National Health and Nutrition Examination Survey”, ha rivelato che l’esposizione a questi composti chimici (PFAS e Pfna), avrebbe effetti negativi specifici sul sesso maschile.

Tra questi figurano: danni al sistema endocrino, al metabolismo, all’umore, alle capacità riproduttive, alla qualità dello sperma. Mutazioni che aumentano di conseguenze i rischi di tumori e altre malattie. Gli studiosi ipotizzano che le donne eliminino naturalmente parte di questi composti con le gravidanze e i cicli mestruali. Il rapporto mette anche in evidenza i pericoli di nuovi composti immessi in circolazione più recentemente, proprio a fronte della messa al bando di vari PFAS negli ultimi anni.

A gennaio 2026, infatti, in Europa è entrata in vigore la Direttiva europea sulla qualità delle acque potabili destinate al consumo umano, che impone agli Stati membri l’obbligo di monitorare anche i livelli di PFAS (secondo quanto indicato dalle linee guida emanate dal 2024).

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