PFAS rilevati anche sul Monte Rosa. L'analisi di Greenpeace

PFAS rilevati anche sul Monte Rosa. L’analisi di Greenpeace

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Nell’acqua, nel suolo, nell’organismo umano: i PFAS sono stati trovati anche sul Monte Rosa. L’analisi di Greenpeace.

I PFAS continuano a sorprendere per la loro pervasività nell’ambiente. I cosiddetti inquinanti eterni sono stati trovati ovunque, persino nell’organismo umano e in aree remote della Terra. Secondo l’ultima analisi di Greenpeace, le sostanze chimiche hanno raggiunto anche il versante meridionale del Monte Rosa, in Valle d’Aosta. Le rilevazioni dell’associazione ambientalista hanno svelato una significativa contaminazione da PFAS nelle acque di fusione del ghiacciaio del Lys, in concentrazioni simili a quelle trovate in aree alpine o di alta montagna di altre parti del mondo. Un inquinamento che viene accelerato dai cambiamenti climatici.

“I contaminanti ambientali rappresentano un pericolo per gli organismi montani e vallivi. Molecole convenzionali come i fitofarmaci (il DDT) o molecole emergenti come i PFAS sono estremamente reattive e potenzialmente pericolose per la salute degli organismi. È quindi cruciale andare a monitorare non solo la fusione glaciale, ma anche il rilascio degli inquinanti attraverso le acque di fusione”, ha spiegato Marco Parolini del Dipartimento per le Scienze e Politiche Ambientali dell’Università di Milano.

I due campionamenti sono stati effettuati nell’ottobre del 2024 e nel luglio del 2025 rispettivamente nelle acque del fiume Lys, a un chilometro e mezzo di distanza dal lago glaciale, e sulla sponda di quest’ultimo. Dalle analisi è emerso che le concentrazioni di inquinanti eterni nelle acque del lago, a circa 2.340 metri di quota, erano superiori a quelle rinvenute nel fiume a circa 2.000 metri di quota. La somma dei PFAS identificati andava da un minimo di 1,87 nanogrammi per litro (ng/l) fino a un massimo di 3,08 ng/l.

Dai campioni analizzati è risultato che la sostanza più diffusa è l’acido perfluorobutanoico (PFBA), un PFAS corto a quattro atomi di carbonio utilizzato in vari prodotti (rivestimenti antiaderenti, imballaggi alimentari, abbigliamento impermeabile, carta da forno), ma spesso prodotto dalla degradazione di altre sostanze PFAS come il PFOA.

I risultati confermano quanto rilevato da Greenpeace International dieci anni fa nei campioni raccolti presso i Laghi di Macun, in Svizzera, situati a circa 200 chilometri dal Lago del Lys. Sebbene i campionamenti dell’associazione ambientalista non costituiscano un’indagine sistematica, è possibile comunque risalire alle cause della contaminazione di queste zone remote, che vanno dal trasporto atmosferico a lunga distanza fino alla contaminazione diretta per la presenza umana.

La presenza dei forever chemicals in zone così remote del Pianeta fornisce uno spunto di riflessione su quanto queste sostanze siano ormai entrate negli ecosistemi e da quanto tempo. I ghiacciai, infatti, costituiscono una memoria storica della contaminazione della terra: sostanze chimiche pericolose come il DDT e i PFAS si sono accumulati nel tempo e possono essere nuovamente dispersi con lo scioglimento causato dal cambiamento climatico. Secondo il Comitato Glaciologico Italiano, negli ultimi anni i ghiacciai si sono ridotti quasi della metà, passando dai circa mille di inizio novecento ai 700 di oggi.

“Oggi i numeri ci dicono che i ghiacciai si sono ridotti notevolmente come numero, siamo intorno ai 700, e come superficie siamo arrivati intorno a circa 370 chilometri quadrati”, ha spiegato Luigi Perotti, segretario del Comitato Glaciologico Italiano.

L’incrocio tra inquinamento e crisi climatica, quindi, può comportare gravi rischi sia per le comunità umane che per gli ecosistemi, montani e non.

“Siamo sul ghiacciaio del Lys con il progetto ‘Fino all’ultima goccia’ per chiedere impegni concreti a governo e aziende per ripensare il nostro modello produttivo. Proteggendo i ghiacciai proteggiamo anche la nostra acqua, e con essa il nostro futuro”, ha dichiarato Simona Savini di Greenpeace Italia.

 

Foto di copertina: Marco Graziani (Greenpeace)

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