PFAS e pesticidi: un test del Salvagente ha analizzato 18 campioni di birra, selezionando i marchi più popolari in Italia. Dai risultati le bionde a base di luppolo e orzo sono risultate meno contaminate di altre bevande già analizzate.
Superata di poco dal vino, la birra è il secondo alcolico più amato dagli italiani. Ogni anno ne consumiamo in media 36 litri a testa, ma oltre a orzo e luppolo, cosa contiene la bevanda tanto apprezzata anche d’estate?
A scoprirlo è stato il test della rivista Il Salvagente, che si è spinto oltre l’etichetta per scoprire la possibile presenza di PFAS e pesticidi nelle bionde.
Il test ha analizzato 18 birre delle marche più popolari vendute nella grande distribuzione: Forst, Moretti, Ceres, Peroni, Dreher, Heineken, Bud, Tuborg, Menabrea, Beck’s, Best Bräu (Eurospin), Nastro Azzurro, Raffo, Corona, Ichnusa, Messina, Poretti 4 Luppoli, Finkbräu (Lidl).
Dalle analisi di laboratorio sono emersi risultati positivi rispetto ad altre indagini effettuate dalla rivista su altre bevande come acque minerali, succhi di frutta e soft drinks.
Nonostante in 17 campioni siano state rilevate tracce di pesticidi, le quantità erano minime, con valori molto al di sotto delle soglie di sicurezza stabilite per legge. A risultare privo di prodotti fitosanitari è stato solo il campione di birra Ichnusa.
Tra i principi attivi ad uso agricolo rilevati, però, c’erano anche minime tracce di Boscalid, trovato nella birra Messina, e di Spirotetramat, rintracciato nella Turborg, due sostanze considerate tossiche per gli esseri umani.
Anche per quanto riguarda i PFAS, i risultati si sono mostrati incoraggianti: i cosiddetti inquinanti eterni, presenti ormai ovunque, sono stati rilevati in tutti i campioni, ma in quantità marginali.
Dei circa 60 tipi di PFAS cercati, sono state trovate solo tracce di acido trifluoroacetico (TFA) – classificato come tossico per la riproduzione dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) – in tutti i marchi di birra analizzati, ma in quantità molto basse, decine di volte inferiori al limite fissato dall’Europa per le acque potabili che entrerà in vigore a partire dal 2027.
Se nei test di assaggio effettuati dalla rivista, le birre sono risultate deludenti, dal punto di vista degli ingredienti indesiderati alle bionde è andata certamente meglio. La bevanda a base di acqua, orzo e luppolo, inoltre, risulta meno contaminata rispetto al vino, in cui test precedenti hanno rilevato più tracce sia di PFAS che di pesticidi.


