Uno studio condotto nel nord della Spagna, ha rilevato la presenza dei PFAS nel sangue dei bambini. L’allarme degli scienziati: “Servono più studi di biomonitoraggio”.
Un nuovo studio pubblicato su Environmental Research lancia l’allarme sulla contaminazione da PFAS nei bambini. La ricerca, condotta da BioGipuzkoa, il Dipartimento di Salute Pubblica e l’Università dei Paesi Baschi (Ehu), ha rilevato la presenza dei cosiddetti inquinanti eterni nel plasma di minori nella provincia basca di Gipuzkoa, nella Spagna settentrionale.
I PFAS, composti chimici ampiamente presenti negli oggetti di uso quotidiano, sono stati al centro di numerosi studi, che li hanno rilevati nell’acqua, nel suolo e nell’organismo umano. La contaminazione da sostanze per-e polifluoroalchiliche interessa infatti molte zone dell’Europa, con oltre 17.000 siti inquinati.
Queste sostanze sono altamente stabili e permangono nell’ambiente. Il loro utilizzo diffuso ha portato alla contaminazione del corpo umano, dove possono entrare attraverso la gravidanza, il cibo, l’acqua potabile, l’aria inquinata o il contatto con prodotti che li contengono.
Nel 2023 l’IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato due composti PFAS, il PFOA e il PFOS, rispettivamente come “cancerogeno per l’uomo” e “possibilmente cancerogeno per l’uomo”.
Lo studio appena pubblicato, condotto nei distretti di Urola e Goierri, ha analizzato il plasma di 315 minori, rilevando 18 composti diversi tra i 42 studiati, con tassi di rilevamento che vanno dal 70% al 97% per i più comuni.

L’analisi sull’esposizione dei bambini è stata effettuata su campioni di sangue raccolti nel progetto INMA (Infanzia e Ambiente) tra il 2011 e il 2022, nei due distretti della provincia di Gipuzkoa, caratterizzati da una forte presenza dell’industria siderurgica.
Sebbene non sia stato rilevato alcun rischio immediato per la salute, la ricerca sottolinea la necessità di un monitoraggio più attento per verificare l’esposizione ai PFAS e i suoi effetti.
Studi precedenti hanno collegato la contaminazione da inquinanti eterni a disturbi endocrini, aumento del colesterolo, effetti negativi sullo sviluppo e sulla fertilità, all’aumento del rischio di tumori femminili e maschili.
“Possono accumularsi sia nell’organismo che nell’ambiente. Pertanto, l’esposizione ai PFAS può essere considerata cronica. Inoltre, impiegano anni per degradarsi. Questo rafforza la necessità di studi di biomonitoraggio come il nostro”, ha spiegato Ann San Roman, coautrice dello studio.
L’analisi si è concentrata sui bambini perché rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile.
“I dati ottenuti mostrano che siamo altamente esposti – ha spiegato il professor Nestor Etxebarria – è difficile sapere se i livelli di PFAS riscontrati nell’organismo dei bambini siano alti o bassi perché questo problema non è stato studiato a sufficienza per specificare limiti di sicurezza per l’uomo, ma la loro presenza è già motivo di preoccupazione ed è importante che questo tipo di ricerca venga ampliato per comprenderne meglio gli effetti e trovare modi per minimizzarli”.


