Fibra di cactus, la resina e la carta di giornale tra i tessuti lavorati dai giovani talenti dell’Istituto Modartech per le nuove creazioni presentate in occasione dell’edizione 109 di Pitti Immagine Uomo.
Dal 13 al 16 gennaio 2026 alla Fortezza da Basso di Firenze, torna per l’edizione numero 109 Pitti Immagine Uomo, la vetrina internazionale più prestigiosa per il menswear. Oltre 750 brand presenteranno le collezioni Autunno/Inverno 2026-2027 all’interno di sezioni e spazi espositivi.
“Ogni edizione di Pitti Uomo e’ il risultato di ricerche, viaggi, connessioni che il nostro team intreccia studiando a fondo le principali scene fashion, andando sul campo a incontrare designer e brand, per vedere come lavorano, come si muovono e come vengono percepiti. – commenta Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – Con la stessa attenzione visitiamo i negozi e i department store, ne ascoltiamo le diverse esigenze. Pitti Uomo nasce da qui, dall’osservazione e, di conseguenza, dall’intuizione di come l’offerta si incontra con la domanda. Per questo, venire a Firenze e’ sinonimo di opportunita’ concrete, soprattutto in un momento come quello attuale di indubbia trasformazione“.
In occasione di Pitti Uomo, ci sarà la mostra “Mix & Match. The Art of Making”, dell’Istituto Modartech, che racconta la moda come un processo ecosostenibile, capace di intrecciare creatività, futuro e tradizione. Inoltre, l’Istituto Modartech di Pontedera è la prima scuola di moda e design italiana che si alimenta con ciò che la società scarta: i rifiuti. Merito di un ciclo virtuoso che ha portato l’istituto toscano di alta formazione ad utilizzare per la sua sede energia 100 per cento green, grazie alla collaborazione con Ecofor Service.
Capi realizzati con una fibra vegana ricavata dal cactus, dall’effetto simile alla pelle, e carta di giornale filata e tessuta a mano, pronta da indossare: 10 collezioni firmate dagli studenti del corso di laurea in Fashion Design della scuola, capaci di interpretare una creatività che guarda al futuro senza dimenticare il valore del saper fare e della tradizione. “A Pitti Uomo, Istituto Modartech porta in scena una moda che non è solo visione, ma costruzione consapevole – spiega Alessandro Bertini, direttore di Istituto Modartech – Mix & Match – The Art of Making è molto più di una vetrina, è la dimostrazione che il futuro del design italiano passa attraverso la riscoperta di un saper fare che non ha paura di sporcarsi le mani nei laboratori artigianali, di dialogare con maestranze diverse, di sperimentare lavorazioni inedite. È la creatività che torna ad avere il sapore e il valore dell’artigianalità. Perché innovare non significa dimenticare, ma portare avanti con nuovi strumenti una tradizione che ha fatto grande il Made in Italy nel mondo”.
La collezione di Giulia Peirano usa materiali naturali e innovativi insieme. Ispirata dalla tradizione giapponese, la designer ha deciso di filare e tessere a mano la carta di giornale, accompagnandola a materiali di recupero come le lenzuola del corredo delle nonne. “Il processo di filatura della carta si ispira alla tecnica giapponese definita Shifu, dove vengono utilizzate strisce di carta da giornale, lavorate con strumenti come il fuso, strumento a forma di peso con un’asta, per essere trasformate in un filato resistente e versatile“, racconta Giulia Peirano. I giornali vengono tagliati in strisce sottili e regolari, dopo di che ogni striscia viene agganciata al fuso e fatta ruotare, torcendo le fibre della carta e unendole insieme per creare il filato. E voilà il vestito è pronto per essere indossato.
Altra collezione green e sostenibile è “Rilindje” della designer originaria del Kosovo, Hamide Osmani, che ha utilizzato tessuti naturali come cotone e lana che richiamano il suo paese di origine, con accessori ricavati da un tessuto proveniente dal cactus. Questa ‘Pelle di cactus’ nero si ottiene dalle foglie del cactus Nopal, lavorate per creare un’alternativa vegana alla pelle animale, estraendo il liquido dalle foglie della pianta, senza danneggiarla, poi steso su un tessuto elastico naturale e lasciato essiccare, fino ad ottenere un effetto del tutto simile alla pelle di origine animale, ma ovviamente con un processo di lavorazione decisamente meno inquinante.


