#Planthealth4Life è la campagna lanciata dall’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, e dalla Commissione europea, in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, per sensibilizzare i cittadini a non importare in Europa, di ritorno da un viaggio all’estero, piante, semi, frutta o fiori che potrebbero essere veicolo per l’ingresso di malattie o insetti dannosi.
Spesso di ritorno da un viaggio si porta con sé una pianta senza richiedere il certificato sanitario che ne assicura l’idoneità ad essere importata.
Bruno Caio Faraglia, Direttore SFN del Masaf, ha spiegato aTeleAmbiente gli obiettivi della campagna: “È una nuova campagna stimolata dall’Unione Europea e in particolare dall’EFSA perché tende a far conoscere, a far capire alla cittadinanza il grande rischio di introdurre organismi nocivi mentre ritorniamo dai nostri viaggi e che normalmente tutti quanti riportiamo, un pensierino, un ricordo. Ricordo che spesso è sotto forma di piante, di semi. Ecco, c’è un grandissimo rischio nel movimentare questi materiali dai paesi extra Europa ai nostri territori perché con le piante o anche semplicemente con dei semi possiamo introdurre degli organismi nocivi che una volta introdotti nel nostro territorio non hanno antagonisti e quindi possono esplodere in vere e proprie epidemie con grandi danni per l’ambiente e per le nostre produzioni.”
Faraglia ricorda l’esempio di quanto accaduto in Italia con la xylella fastidiosa: “Purtroppo la xylella fastidiosa è un batterio che è entrato con delle piante di caffè che all’epoca non erano ispezionate all’importazione. Ecco che, non avendo nessun modo di essere contenuta nel nostro ambiente, ha prodotto milioni di alberi morti, una devastazione ambientale, tutti i danni che credo tutta la cittadinanza conosce.”
Spesso molte persone per fare un lungo viaggio in aereo si portano del cibo da altre aree del mondo senza riflettere sul fatto che anche questo cibo potrebbe contenere dei parassiti invisibili che però possono creare dei problemi.
“Sì, questo è un problema anche di difficile gestione perché ovviamente ognuno di noi mentre fa un lungo viaggio ha del cibo o della frutta che viene acquistata sul paese di partenza. C’è da dire che se abbiamo l’accortezza di distruggerla appena arrivati o comunque consumarla durante il viaggio il rischio diventa quasi nullo.”
Il problema esiste, il problema esiste purtroppo in campagna con frutti di mango, frutti di papaya, frutti esotici importati da viaggiatori. Abbiamo avuto un focolaio di Batrocera dorsalis ( mosca della frutta)che è una piccola mosca ma molto pericolosa per i nostri frutti perché non è presente nel nostro territorio e questo ha delle ricadute enormi perché non solo è il danno alla frutta ma il fatto di avere una contaminazione di un organismo nocivo che non era presente significa che immediatamente i nostri paesi che acquistano i nostri frutti non li acquistano più perché c’è l’organismo nocivo. Quindi è una catena di rischio e di pericolosità che si estende dal danno diretto sulla frutta a un danno ambientale perché Batrocera dorsalis ad esempio è ospite di moltissime specie vegetali a un danno che è di tipo economico commerciale perché i nostri prodotti potrebbero vivere delle restrizioni proprio una volta conosciuta la presenza dell’organismo nocivo.”
Questa campagna punta tanto sul ruolo dei cittadini influencer, sulla capacità di diffondere questa conoscenza attraverso i mezzi digitali, social?
“Noi – conclude Faraglia- abbiamo un servizio fitosanitario nazionale che è organizzato a livello regionale quindi abbiamo un coordinamento nazionale, una forte condivisione degli obiettivi c’è un comitato fitosanitario nazionale che si riunisce tutti i mesi e questo determina una grande attività di controllo sulle merci che sono in importazione ufficiale. Controllo del territorio per vedere eventuali epidemie ma è chiaro che tutti i cittadini devono contribuire a darci una mano proprio per evitare di introdurre organismi nocivi e aiutarci ogni volta che hanno dei sospetti avvertendoci aiutarci a intervenire sul territorio il prima possibile una volta che un organismo nocivo si è diffuso sul territorio è difficilissimo gestirlo alla sua introduzione, quindi proprio all’inizio quando l’organismo nocivo è poco e ben identificato è possibile avviare dei programmi di eradicazione di questo organismo nocivo e quindi di contenimento del danno.”


