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Plastica, il Trattato Onu verso il flop. Pecoraro Scanio: “Umanità a rischio”

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Alla vigilia della chiusura della Conferenza di Ginevra, è stata proposta una bozza di accordo che rivede nettamente al ribasso tutti i principali obiettivi da raggiungere per limitare la produzione e lo smaltimento della plastica. 

Non è una sorpresa, ma il Trattato globale dell’Onu sull’inquinamento da plastica, con il summit in corso a Ginevra, è sempre più a rischio flop. Un fallimento forse annunciato per la Conferenza che, salvo proroghe, si concluderà nella giornata di oggi, giovedì 14 agosto 2025. Troppe, infatti, le divergenze tra i rappresentanti dei 184 Paesi che partecipano alle trattative, divisi in due blocchi principali: un centinaio di Stati sostengono la necessità di approvare un Trattato ambizioso che limiti concretamente la produzione di plastica, ma si scontrano con i cosiddetti ‘petro-Stati‘, guidati da Arabia Saudita e Russia ma che trovano partner preziosi, tra gli altri, anche in Stati Uniti, Iran e Cina. A rendere ulteriormente complicate le negoziazioni in corso a Ginevra ci sono le regole di voto all’interno del Comitato, con diversi Paesi che insistono sull’obbigo di raggiungere decisioni solo per consenso, e anche un mancato accordo sul riconoscimento della presenza e della dannosità delle microplastiche nell’ambiente.

Inutile specificare, quindi, che alla luce della situazione attuale un accordo ambizioso per limitare la produzione e l’inquinamento da plastica appare un miraggio. Lo ha confermato anche Magnus Heunicke, ministro dell’Ambiente della Danimarca, un Paese che dal punto di vista ambientale è sempre stato decisamente ambizioso: “Le trattative sono molto difficili, il blocco dei Paesi produttori di petrolio si oppone a qualsiasi restrizione sulla produzione di plastica derivante dal greggio o al divieto di molecole ritenute dannose per l’ambiente o la salute“. Il tema dell’inquinamento da plastica, infatti, non riguarda solo la gestione dei rifiuti, ma comprende altri temi a monte, come la produzione di materie plastiche derivanti dal petrolio e la salute pubblica.

La necessità di ridurre, con un accordo globale, la produzione e l’inquinamento da plastica non riguarda solo l’aspetto ambientale, che resta comunque prioritario. Ci sono strumenti e vantaggi concreti. A cominciare dalla tecnologia attualmente disponibile che, se davvero si volesse, consentirebbe di ridurre l’inquinamento da plastica dell’80%. Una migliore gestione dei rifiuti, se sostenuta da obblighi vincolanti, potrebbe consentire anche di creare oltre 700 mila nuovi posti di lavoro in tutto il mondo, con un risparmio globale di ben 4,52 trilioni di dollari.

Nel corso delle trattative, è stata redatta una bozza presentata nella serata di mercoledì 13 agosto. Una bozza inaccettabile secondo diversi Paesi partecipanti (tra cui Unione europea, Messico, Cile, Colombia e Panama) ma soprattutto secondo le associazioni ambientaliste. La bozza rappresenta il punto di incontro tra due posizioni distanti e apparentemente inconciliabili, ed è chiaro che rappresenti un accordo nettamente al ribasso, a cominciare dalla mancata introduzione di limiti alla produzione di plastica. Tante ONG internazionali hanno criticato l’evoluzione delle trattative. “Mi aspetto un testo riassuntivo che sia il minimo comun denominatore, un testo molto debole e non all’altezza degli standard che ci si attende per risolvere la crisi della plastica“, ha spiegato David Azoulay, direttore del programma sulla salute ambientale del think tank svizzero Ciel. Stesso parere anche per Pamela Miller, copresidente di IPEN (International Pollutants Eliminations Network), ed Eirik Lindebjerg del WWF: “I negoziati sono sull’orlo del precipizio, i compromessi porteranno ad un cattivo accordo“.

A cercare di far pressione sugli Stati partecipanti al summit di Ginevra ci sono anche attivisti e associazioni del nostro Paese. “L’inquinamento da plastica è una crisi globale che sta avvelenando oceani, cibo, acqua e perfino i nostri corpi. Chiediamo ai delegati presenti a Ginevra di agire con coraggio, determinazione e responsabilità. I negoziati in corso sono un momento cruciale: la comunità internazionale non può permettersi rinvii o un trattato annacquato che comprometterebbe il futuro delle prossime generazioni” – l’appello di Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus – “Non lasciate che siano le lobby industriali a scrivere il nostro futuro, ascoltate le voci delle persone, dei bambini e della comunità scientifica in tutto il mondo. Ogni giorno di ritardo è un passo indietro nella lotta a un inquinamento che non conosce confini. Chiediamo a tutti i delegati di mettere da parte interessi di parte e lavorare per un testo ambizioso, efficace e realmente vincolante. Il mondo sta finendo il tempo a disposizione: serve agire ora, prima che sia troppo tardi“.

Un nuovo appello ai rappresentanti dei 184 Paesi, presenti a Ginevra, è arrivato anche da Alfonso Pecoraro Scanio. “Il Trattato internazionale contro le plastiche deve essere approvato: ci sono almeno 100 Stati che dicono chiaramente che bisogna superare la crisi dell’eccesso di plastica che sta inquinando gli oceani e i territori del mondo. Dall’altra parte, ci sono i petro-Stati come Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti e Iran, che vogliono bloccare ogni decisione. Eppure, tutte le statistiche internazionali dicono che si possono creare 700 mila posti di lavoro superando la plastica, creando un fatturato immenso e riducendo dell’80% entro il 2040 l’inquinamento da plastica” – ha spiegato l’ex ministro e attuale presidente della Fondazione UniVerde – “Bisogna agire subito, abbiamo lanciato più volte, insieme a Marevivo e Rosalba Giugni, appelli contro la plastica perché nei mari ormai c’è più plastica che pesci. È intollerabile, l’Italia e l’Unione europea, insieme ai Paesi che stanno cercando di raggiungere un accordo importante, devono vincere. La Conferenza di Ginevra non può fallire o ci saranno danni per l’ambiente e per la salute dell’umanità, perché ormai le microplastiche si trovano ovunque (anche nel sangue umano, nel cervello e nella placenta) ed è un inquinamento insopportabile“.

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