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Pnrr, con la rimodulazione di Transizione 5.0 le C.E.R. perdono un miliardo

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I fondi saranno destinati ad altri progetti: per non perdere i finanziamenti europei di Transizione 5.0, di cui è stato speso appena il 33,2% dell’importo a disposizione, il governo pensa di dirottarli facendoli gestire ad appositi Enti come Cdp o Invitalia.

Una rimodulazione dei fondi del Pnrr, in particolare quelli previsti per il piano Transizione 5.0, che andrà a colpire tutti i progetti sulle Comunità energetiche rinnovabili. Almeno un miliardo di investimenti previsti sarà letteralmente stralciato dopo la revisione che il governo ha deciso e presentato a imprese, parti sociali ed enti territoriali (ma non ancora al Parlamento).

Come ha rivelato Il Sole 24 Ore, l’Esecutivo ha deciso di rimodulare alcuni fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mentre finora è stato speso appena il 33,2% dell’importo totale destinato a Transizione 5.0, il meccanismo di incentivi per gli investimenti innovativi delle imprese. Su 6,23 miliardi di euro a disposizione, infatti, ne restano ancora da spendere 4,16, e il governo ha deciso di deviare quei fondi anche con l’obiettivo di non rischiare di perdere le quote degli assegni europei a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi concordati con l’Unione europea.

Alcuni esempi: il programma ‘Garanzia occupabilità lavoratori’ (Gol), che avrebbe dovuto quantomeno mitigare un problema praticamente strutturale in Italia come le politiche attive sul lavoro, sarà definanziato di un miliardo di euro (si stima che il numero delle persone coinvolte in attività formative scenderà da 800 mila a 600 mila). Stessa cifra, come già detto, ha riguardato le Comunità energetiche rinnovabili, che dopo la revisione delle regole dello scorso mese di giugno per il governo appare molto sovrafinanziato. Quegli importi saranno dirottati ad altri progetti e misure, il cui finanziamento sarà gestito da soggetti come Cassa depositi e prestiti o Invitalia. Il piano, spiega ancora Il Sole 24 Ore, è quello di affidare la gestione finanziaria dei fondi a quegli Enti, che li distribuiranno ai beneficiari finali tramite un Financial Agreement. In pratica, si tratta di una sorta di rinvio della spesa senza tuttavia perdere quei fondi.

Per quanto riguarda le Comunità energetiche e altre misure strettamente legate al mondo delle energie da fonti rinnovabili e della sostenibilità (come anche l’agrivoltaico e la produzione di biometano), l’idea è quella di costituire una Facility da poco meno di tre miliardi di euro. In questo modo, si potrebbe allargare l’orizzonte temporale di tutti gli interventi di quel tipo e raccogliere circa dieci miliardi totali, di cui una quota importante, secondo le intenzioni del governo, andrebbe a finanziare alcuni interventi per ridurre la burocrazia favorendo le imprese.

Negli ultimi giorni, si è lavorato in fretta e furia alla rimodulazione dei fondi del Pnrr e dei progetti connessi. I tempi però stringono sempre di più: per avere un’idea del ritardo accumulato anche in questa fase di revisione, va ricordato che la proposta di rimodulazione va presentata alla Commissione europea entro il 30 settembre, ma solo il giorno successivo Tommaso Foti, ministro gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e per il Pnrr, la illustrerà in Parlamento (alla Camera dei deputati).

Queste, per il momento, le rimodulazioni dei progetti più significativi. Non si tratta, però, delle uniche: sempre secondo Il Sole 24 Ore, la revisione potrebbe riguardare gran parte dei 240 obiettivi europei che l’Italia deve ancora raggiungere. Obiettivi che sono strettamente correlati alle ultime due rate del Recovery Fund da 41,2 miliardi di euro totali (il nostro Paese, però, deve ancora incassare l’ottava rata, da 12,8 miliardi, appena richiesti).

La decisione del governo ha trovato una ferma critica da parte del Movimento 5 Stelle. “Questo il ‘capolavoro’ della rimodulazione del Pnrr targata Meloni: meno lavoro, meno transizione ecologica, più spot elettorali. Dopo anni di ritardi e limitazioni, il definanziamento delle C.E.R. è un ulteriore colpo a uno strumento strategico per la decarbonizzazione, la riduzione dei costi energetici e la transizione energetica dal basso, fondata sulla partecipazione dei cittadini” – la nota dei deputati in Commissione Attività produttive Emma Pavanelli, Chiara Appendino, Enrico Cappelletti e Antonio Ferrara – “Chiediamo al governo di rivedere con urgenza le priorità della nuova pianificazione, tutelando occupazione, ambiente e sviluppo diffuso dei territori. Invece di tagliare fondi a una soluzione concreta, partecipata e già operativa come le Comunità energetiche, si smetta di continuare a investire nella promozione di un fantomatico rinascimento nucleare che, tra annunci e slide, resta al momento confinato solo in un futuro molto remoto“.

La protesta del M5S arriva non solo dall’Italia, ma anche da Bruxelles. “Dopo due anni e tre mesi persi tra il recepimento della direttiva europea e il decreto di attuazione delle C.E.R., dopo aver negato lo storno in bolletta dell’energia condivisa riducendo i vantaggi economici diretti per i partecipanti a dopo aver limitato l’accesso dei fondi Pnrr solo alle Comunità energetiche dei Comuni più piccoli escludendo milioni di potenziali partecipanti residenti nelle città, dal governo arriva l’ennesima restrizione a una innovazione europea già penalizzata in Italia da burocrazia e ritardi” – l’affondo dell’europarlamentare Dario Tamburrano – “Siamo davanti all’ennesimo sabotaggio delle Comunità energetiche che permetterebbero di ridurre in modo strutturale i costi in bolletta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Mentre il governo con la sua propaganda insegue il nucleare, limita nei fatti soluzioni di decarbonizzazione e riduzione dei costi energetici già da tempo disponibili“.

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