Pratiche sleali, insetti alieni, pesca, social media – Agrifood Magazine

Tabella dei Contenuti

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Dall’Ue primo sì alla stretta su pratiche sleali; 2) Insetti alieni, da ENEA soluzioni innovative e trappole intelligenti; 3) Pesca, verso una governance comune per l’Adriatico; 4) I social media cambiano le regole del food

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Dall’Ue primo sì alla stretta su pratiche sleali: La Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo ha approvato nuove norme per contrastare le pratiche commerciali sleali transfrontaliere nella filiera agricola e alimentare proposte dalla Commissione Ue a dicembre 2024. Il regolamento mira a migliorare la cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell’applicazione del divieto UE di pratiche commerciali sleali, incrementando e rendendo obbligatori lo scambio di informazioni, le indagini e la riscossione delle sanzioni. Gli eurodeputati propongono di dar vita a una rete informativa permanente. Estesa inoltre la protezione contro le pratiche sleali esercitate da acquirenti con sede fuori dall’Unione. Per commerciare prodotti agricoli e alimentari, ogni operatore extra-Ue dovrà designare un “responsabile Ue”, soggetto a sanzioni in caso di violazioni. La Direttiva sulle pratiche commerciali sleali è stata adottata nel 2019 con l’obiettivo di protegge gli agricoltori che vendono i loro prodotti a grandi supermercati e aziende di trasformazione alimentare da pratiche sleali come i ritardi di pagamento o l’annullamento degli ordini con breve preavviso. Tuttavia, considerando che circa il 20% dei prodotti agroalimentari consumati nell’UE proviene da un altro Stato membro, la Commissione ha deciso di proporre un nuovo regolamento per migliorare la cooperazione transfrontaliera.

2) Insetti alieni, da ENEA soluzioni innovative e trappole intelligenti: Difendere la frutticoltura laziale dagli attacchi di parassiti come cimici e moscerini, con tecnologie di ultima generazione e strategie sostenibili. È l’obiettivo di Simodrofila, un progetto sperimentale sviluppato da ENEA e CREA insieme a diversi partner tra cui la Società Agricola Colle Difesa, la Fondazione FOSAN e numerose aziende agricole della Sabina, in provincia di Roma. Una rete di trappole intelligenti, posizionate nei frutteti della Sabina, raccoglie dati settimanali utili agli agricoltori per intervenire solo dove serve, riducendo la diffusione delle infestazioni. Le trappole, che utilizzano attrattivi naturali come aceto di mele e vino rosso, servono a monitorare parassiti come il moscerino Drosophila suzukii e la mosca mediterranea Ceratitis capitata. Ma la vera novità è la trappola IoT a energia solare: dotata di sensori e microcamera, invia dati e immagini in tempo reale agli agricoltori, che possono così controllare i campi a distanza e agire tempestivamente. I test sul campo inizieranno nei prossimi mesi. I ricercatori hanno anche studiato il ruolo della biodiversità e delle piante spontanee, come bacche e more, che offrono rifugio ai parassiti nei mesi freddi, favorendone la ricomparsa nei frutteti in primavera. “Oltre alla Drosophila, preoccupano anche la mosca Rhagoletis cerasi e soprattutto la cimice asiatica, ormai presente anche nel Lazio, con gravi danni a ciliegio, nocciolo, pesco e kiwi.” Il progetto punta anche sulla selezione varietale, testando nuove cultivar di pesco e ciliegio meno appetibili per i parassiti. I risultati tengono conto di fattori come acidità, zuccheri e colore della buccia. Ogni settimana, bollettini aggiornati informano gli agricoltori su infestazioni, meteo e consigli per i trattamenti, privilegiando sempre prodotti a basso impatto. La Sabina, che produce il 70% della frutta laziale, diventa così un laboratorio a cielo aperto, dove agricoltura, ricerca e innovazione collaborano per un nuovo modello di produzione, più moderno e sostenibile. E per contenere la diffusione di cimici e moscerini, è già partito il rilascio controllato di insetti antagonisti, innocui per la frutta ma efficaci contro i parassiti. Un altro passo avanti verso un’agricoltura più intelligente e rispettosa della natura.

3) Pesca, verso una governance comune per l’Adriatico: Migliorare il coordinamento tra i Paesi dell’Adriatico per incidere con maggiore forza nei negoziati europei e internazionali salvaguardando il settore della pesca. Questo l’obiettivo dell’incontro promosso ad Ancona dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste con i rappresentanti di Croazia, Slovenia e Montenegro. L’ambizione è fare di questo bacino un modello virtuoso di cooperazione e sostenibilità da replicare nelle zone pesca su cui si affaccia l’Italia. Durante il vertice, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha evidenziato la necessità di avviare una strategia comune e individuare soluzioni politiche condivise. Ha sottolineato anche l’esigenza di superare le attuali rigidità tecnico-burocratiche che, di fatto, rischiano di compromettere lo sviluppo del settore e il futuro dell’economia blu nell’Adriatico, un bacino strategico dove coesistono interessi di Paesi UE e non.

4) I social media cambiano le regole del food: I social media cambiano le regole del gioco anche nel mondo del food. Il cibo, infatti, non si racconta più solo a tavola, ma online. Sui social media sono attivi 43 milioni di italiani ed il 92% dei giovani italiani tra i 15 ed i 24 anni li utilizza ogni giorno. Per la generazione Z il cibo rappresenta identità, valori e storytelling: l’85% dei giovani under 26 dichiara di scoprire nuovi brand proprio attraverso i social e basa le proprie scelte a seconda dei contenuti social proposti da creator e influencer percepiti come autentici. Ad evidenziarlo è il paper “When Food Speaks Culture”, realizzato da Inda Research, l’anima di Flu, Part of Uniting Group, dedicata allo studio e all’analisi dell’Influence Economy, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca evidenzia che Instagram, TikTok e YouTube sono diventati dei veri e propri luoghi di scoperta e che la Gen Z non desidera semplici spot pubblicitari, ma cerca storie autentiche, persone reali e un linguaggio che rispecchi il proprio immaginario. Anche il cibo è quindi chiamato a comunicare in modo autentico e in linea con i valori di questa generazione. I brand del settori food si trovano ad affrontare tre grandi sfide per riuscire ad avere un dialogo aperto con le nuove generazioni: la prima riguarda la necessità di individuare nuovi linguaggi in grado di parlare a pubblici sempre più frammentati e diversificati, con particolare attenzione alla Generazione Z. La seconda sfida è legata alla crescente sensibilità dei consumatori rispetto ai temi del benessere personale e della sostenibilità. Infine, c’è l’urgenza di ripensare il ruolo degli influencer, che non possono più essere considerati semplici strumenti di amplificazione, ma devono essere riconosciuti come veri partner creativi e strategici nella costruzione di valore per il brand e per la community. I dati raccolti evidenziano poi che il 56% dei brand collabora con gli influencer per raccontare la propria unicità, il 77% lo fa in occasione di lanci di prodotto o campagne focalizzate su servizi, mentre solo il 15% li coinvolge in progetti valoriali e appena il 7% in iniziative orientate alla conversione.

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