Arance, pompelmi, verza, carciofi, pere, susine Made in Mars. È questa da tempo la scommessa di Elon Musk; produrre frutta e verdura fresca in modo sostenibile ed efficiente su Marte entro il 2030. SpaceX ha annunciato il nuovo passo fatto in questa direzione ovvero l’accordo siglato a fine 2023 tra i coltivatori diretti spagnoli di Murcia e l’azienda aerospaziale creata da Musk.
Nella visione del magnate sudafricano i futuri insediamenti umani marziani si nutriranno di ortaggi e frutta coltivati anche grazie all’esperienza della spagnola Proexport. L’intesa permetterà di vagliare le diverse opzioni per coltivare ortaggi sul pianeta rosso, passo fondamentale per avviare la colonizzazione umana a oltre 54 milioni di chilometri di distanza dalla Terra. L’impresa non è da poco visto che Marte ha una temperatura media di 40 gradi sotto zero, con punte di -129°C ed è notoriamente priva di acqua. Condizioni che finora hanno reso impraticabile l’insediamento umano, figuriamoci la coltivazione, sul quarto pianeta del Sistema Solare. Nonostante ciò va detto che Marte rimane il Corpo celeste che più assomiglia al nostro, quindi l’unico in cui una colonizzazione umana è ipotizzabile.
Appare cruciale però la possibilità di coltivare cibo in loco poiché il viaggio spaziale dei coloni pionieri per raggiungere il Pianeta rosso oscilla tra i 150 e i 300 giorni, a seconda delle condizioni incontrate, per cui sarebbe improponibile contare soltanto su rifornimenti alimentari dal pianeta Terra.
Proexport sarebbe stata scelta grazie alla sua esperienza nel confrontarsi con l’ambiente arido e secco che caratterizza il Sud della Spagna rispettando l’obbligo di seguire stringenti norme contro l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti. In una nota SpaceX si augura che il progetto porti a conoscenze cruciali per il successo della colonizzazione di Marte ma anche alla promozione della ricerca scientifica agricola in relazione agli effetti della crisi climatica sulla produzione ortofrutticola.
Tuttavia al momento a impensierire maggiormente SpaceX non sono le difficoltà tecniche da superare bensì le accuse lanciate a Musk da un’inchiesta del Wall Street Journal per abuso di droghe; cocaina, ketamina, per la quale avrebbe una prescrizione medica, ma anche ecstasy e funghi allucinogeni. L’azienda aerospaziale ha avuto accesso a fondi federali statunitensi ed è quindi tenuta a rispettare il Drug-free Workplace Act che obbliga tutte le imprese sovvenzionate a mantenere un ambiente di lavoro in cui non circolano droghe. Se provato, il coinvolgimento di Musk metterebbe a rischio i contratti milionari di SpaceX.


