Processo Miteni, Mamme NO PFAS “Sentenza storica”

Processo Miteni, Mamme NO PFAS: “Sentenza storica”

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Processo Miteni, la Corte d’Assise di Vicenza ha condannato 11 ex manager per l’inquinamento da PFAS in Veneto. Mamme NO PFAS: “Sentenza storica. L’altro obiettivo importante è la bonifica”.

Una condanna complessiva di 141 anni e numerosi risarcimenti per le parti civili, oltre 300 fra privati ed enti pubblici. Questo il giudizio di primo grado della Corte d’Assise di Appello di Vicenza che il 26 giugno si è pronunciata sul caso Miteni relativo all’inquinamento da PFAS, causato dalle attività dell’azienda, che ha contaminato per anni acque e terreni delle province di Padova, Vicenza e Verona, con gravi conseguenze per l’ambiente e la salute dei cittadini.

Il Tribunale ha condannato 11 ex manager dell’azienda (e 4 sono stati assolti), riconoscendo la pericolosità dei cosiddetti inquinanti eterni e tracciando una nuova strada applicabile in altri contesti giuridici, poiché si tratta del primo processo penale sui PFAS.

Un responso che ha superato le richieste della pubblica accusa. Al termine dell’udienza di febbraio, infatti, il pm Hans Blattner aveva chiesto una condanna complessiva a 121 anni e 6 mesi per i 9 imputati con ruoli dirigenziali nella Miteni e nelle società controllanti. L’accusa aveva inoltre chiesto l’assoluzione per 6 degli imputati per non aver commesso il fatto.

Una grande vittoria per cittadini e associazioni, che da anni chiedono giustizia per uno dei più gravi disastri ambientali e sanitari del Paese. Michela Piccoli, di Mamme NO PFAS ha raccontato l’emozione per il risultato raggiunto e il lavoro che ancora c’è da fare.

“Grande soddisfazione per quanto successo ieri, sentenza importantissima.  L’abbiamo vissuta come un’emozione immensa, come un secondo parto. Gli obiettivi, però, non sono raggiunti. L’altro obiettivo importante è la bonifica, perché dal sito Miteni gli inquinanti stanno continuando ad entrare in falda. Quindi finché non verrà effettuata la bonifica il nostro compito non si ferma. Manca una legge nazionale, la politica italiana, nonostante siamo i cittadini più inquinati d’Europa, non si è ancora mossa. Andiamo avanti tutti insieme perché ogni piccolo contributo aiuta a portare le proprie capacità e questo è molto importante, questo è proprio cittadinanza attiva”, ha spiegato a TeleAmbiente Michela Piccoli del gruppo Mamme NO PFAS.

Soddisfazione anche da parte del Vicepresidente della Camera dei Deputati Sergio Costa, che ha dichiato: “Per la prima volta nella storia della repubblica italiana abbiamo assistito a questo tipo di condanna. La cosa importante è che finalmente i PFAS sono stati riconosciuti come pericolosi per l’ambiente e per la salute umana”.

È una sentenza importante, è la prima volta che accade, ma non deve essere l’ultima, perché adesso è il momento del monitoraggio, del controllo su tutto il territorio nazionale. È il momento in cui andiamo a verificare dovunque ci sono questi PFAS per assicurare che non accada mai più. Sono orgoglioso che quando ero ministro dell’Ambiente ho consentito allo Stato di costituirsi parte civile”, ha concluso Costa.

Eleonora Evi, deputata Pd, ha sottolineato la necessità dell’intervento delle istituzioni per la messa al bando dei PFAS. “Una sentenza storica, che rende giustizia al principio ‘chi inquina paga’. È una sentenza che farà da spartiacque e che oggi però chiama la politica nell’intervenire e decidere con coraggio la messa al bando di queste sostanze a tutela della salute e dell’ambiente”, ha chiarito a TeleAmbiente Evi.

“Penso che sia necessario in questo, come in altri casi, cauterizzate queste ferite. Bisogna far capire che questa non è l’economia del futuro. Chi va in questa direzione danneggia non solo la salute e l’ambiente, ma danneggia anche la propria impresa. Questa sentenza rappresenta un punto di non ritorno”, ha dichiarato a TeleAmbiente Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola ed ex deputato, “Conviene rispettare l’ambiente e i cittadini, perché un’economia forte e pulita è quella più in grado di affrontare il futuro”.

 

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