Manifestazione con cartelli che denunciano la crisi climatica, evidenziando call-to-action per il cambiamento sistemico e la necessità di azione.

Ecco la classifica dei Paesi che si impegnano di più contro la crisi climatica

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Nei giorni della COP29 di Baku in Azerbaigian è stato presentato il Climate Change Performance Index 2025. L’Italia si colloca nella parte bassa della classifica a dimostrazione dello scarso impegno del nostro Paese nella lotta ai cambiamenti climatici

Ogni Paese deve fare la sua parte per combattere i cambiamenti climatici. Ma chi sta facendo di più e chi invece troppo poco? A questa domanda risponde ogni anno il Climate Change Performance Index.

La nuova edizione è stata presentata a Baku, in Azerbaigian, nel corso della COP29, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Ebbene, l’Italia quest’anno è riuscita a conquistare una posizione. Poca roba, a dire il vero, perché resta nella parte bassa della classifica a dimostrazione della scarsa attenzione del nostro Paese alle questioni climatiche.

La classifica delle performance climatiche

Il report analizza la performance climatica di 63 Paesi, insieme all’Unione europea considerata come un’entità unica, coprendo complessivamente oltre il 90% delle emissioni globali. Le valutazioni si basano sugli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi e sugli impegni previsti per il 2030.

L’indice utilizzato assegna il 40% del peso al trend delle emissioni, il 20% al progresso nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica, e il restante 20% alla politica climatica.

I dati – messi insieme da GermanwatchCAN e NewClimate Institute, in collaborazione con Legambiente per l’Italia – hanno restituito una classifica dei Paesi migliori in termini di performance climatica.

E dunque, chi è sul podio di questa classifica? Nessuno!

Sì, perché da diverso tempo le organizzazioni che si occupano di stilare la graduatoria hanno deciso di non assegnare a nessuno le prime tre posizioni, perché nessuno – nemmeno gli stati che hanno avuto le performance migliori – sono riusciti a raggiungere gli standard minimi per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1,5°C.

Per il resto? La Danimarca mantiene la leadership nella classifica, posizionandosi al quarto posto, grazie alla consistente riduzione delle emissioni di gas serra e ai progressi nel settore delle rinnovabili. A seguire si trovano Paesi Bassi e Regno Unito.

Spicca la forte discesa della Cina, principale emettitore globale, che perde quattro posizioni rispetto all’anno precedente e si attesta al 55º posto. Nonostante l’importante sviluppo delle energie rinnovabili, le emissioni cinesi continuano ad aumentare a causa del persistente utilizzo del carbone.

Solo pochi giorni fa, un’analisi di Carbon Brief ha evidenziato come le emissioni storiche della Cina (i gas serra prodotti dal 1850 a oggi) abbiano ormai superato quelle complessive dei Paesi dell’Unione europea. E l’Italia?

La posizione italiana nella classifica

L’Italia, che lo scorso anno aveva registrato una perdita di 15 posizioni rispetto all’edizione 2022, continua a trovarsi in zona retrocessione: 43esimo posto (in risalita di una posizione rispetto allo scorso anno).

Come si legge nel rapporto: “Continuano a pesare il rallentamento della riduzione delle emissioni climalteranti (38° posto della specifica classifica) e una politica climatica nazionale (55° posto della specifica classifica) fortemente inadeguata a fronteggiare l’emergenza climatica con un Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) poco ambizioso”.

Sul tema interviene Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, criticando la visione del Paese in ambito energetico: “Il nostro Paese sul fronte energetico continua ad avere una visione miope che non riduce le bollette pagate da famiglie e imprese, e che crea anche nuove dipendenze energetiche dall’estero, da Paesi sempre più instabili politicamente”. Il governo, secondo Ciafani, si limiterebbe a “nascondersi dietro il dito del pragmatismo e della neutralità tecnologica ricorrendo ancora una volta a false soluzioni (come la cattura e stoccaggio del carbonio e il nucleare) che faranno solo perdere tempo e risorse al nostro Paese, rischiando inoltre di renderlo sempre meno competitivo sia a livello europeo che mondiale”.

Performance climatica, ecco la classifica completa Paese per Paese

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