Secondo una ricerca, le ragazze inglesi affermano di sentirsi meno sicure a scuola e di essere più deluse dalla loro istruzione
Le ragazze di età compresa tra 13 e 14 anni si sentono meno al sicuro rispetto ai ragazzi. Utilizzando i dati di uno studio internazionale condotto su alunni delle scuole primarie e secondarie, i ricercatori hanno affermato che il forte calo dell’“impegno emotivo” delle ragazze rispetto agli anni precedenti la pandemia di Covid è diventato un problema urgente per le scuole.
Il calo maggiore nelle ragazze inglesi
Mentre i risultati dell’indagine internazionale hanno mostrato che il senso di appartenenza, sicurezza e orgoglio degli studenti è diminuito in molti paesi a partire dall’inizio della pandemia, i ricercatori dell’University College di Londra (UCL) hanno scoperto che l’Inghilterra ha registrato uno dei cali più grandi tra le ragazze nel nono anno, ossia quando hanno 13-14 anni, ed è stato significativamente inferiore rispetto ai ragazzi.
Meno propensi a frequentare la scuola
Gli studiosi hanno sottolineato che gli studenti che non si sentono sicuri a scuola, sono meno propensi a essere emotivamente coinvolti e quindi meno propensi a frequentare le lezioni. Nel 2019 il 43% delle ragazze in Inghilterra era fermamente convinta di essere al sicuro a scuola, ma nell’indagine più recente, condotta nel 2023, tale percentuale è scesa al 21%. Per i ragazzi in Inghilterra, nello stesso periodo, la percentuale è scesa dal 41% al 31%.
I tassi di assenza delle ragazze
A conferma del fatto che ci può essere una correlazione tra il calo del coinvolgimento emotivo e le assenze scolastiche, negli anni precedenti la pandemia, i tassi di assenza scolastica delle ragazze erano simili a quelli dei ragazzi. Ma dal 2020 l’assenza persistente (perdita del 10% o più delle sessioni scolastiche) è aumentata di più tra le ragazze: nelle scuole secondarie statali il 26,8% delle ragazze era persistentemente assente rispetto al 24,3% dei ragazzi nel 2023-24.
La situazione negli altri paesi
Lo studio ha evidenziato analoghi cali netti di atteggiamento in Finlandia, Irlanda e Svezia, mentre negli Stati Uniti si è ipotizzato che il peggioramento del comportamento post-pandemia abbia portato gli insegnanti a prestare maggiore attenzione ai ragazzi.
Il commento del governo inglese
Bridget Phillipson, segretario all’istruzione, ha affermato in un discorso che il comportamento dei ragazzi è “una questione determinante per la nostra epoca” e ha attribuito parte della colpa agli smartphone. Nello specifico Phillipson ha parlato della disinformazione che può insinuarsi silenziosamente nelle tasche dei nostri figli e i ragazzi possono cadere sotto l’incantesimo di modelli tossici online. Inoltre è stato ribadito che questi strumenti devono essere tenuti lontano dalle classi, perché sono dirompenti, distraggono e fanno male al comportamento.
Il dibattito intorno alla serie “Adolescence”
Nelle ultime settimane la ormai celebre serie di Netflix “Adolescence” è stata utilizzata come strumento per avviare un dibattito sulla misoginia tra i ragazzi in età scolare. Inoltre Jack Thorne, co-sceneggiatore della serie Adolescence, poco tempo fa ha sostenuto il gruppo Smartphone Free Childhood, appoggiato attualmente da oltre 100.000 genitori, che si sono impegnati a non dare gli smartphone ai propri figli finché non compiranno almeno 14 anni d’età.
Preoccupazione per la violenza online
Sempre la serie Netflix ha alzato il livello di preoccupazione per la violenza che viene perpetrata online dagli adolescenti. Proprio per questo la National Crime Agency, che guida la lotta del Regno Unito per ridurre la criminalità organizzata e violenta, ha lanciato un allarme nelle scorse settimane.


