Quando il ‘rifiuto’ diventa arte: in Umbria, a Foligno, la mostra di Silvana Di Vora che restituisce bellezza e nobilita lo scarto. L’esposizione di opere realizzate con trucioli di acciaio, ottone, sferette ed altri residui di lavorazione industriale è andata in scena al VCube
Il rifiuto e lo scarto industriale, possono diventare arte? Secondo Silvana Di Vora, si.
L’artista di origini friulane, ma folignate d’adozione, è entrata in uno studio fotografico dell’Umbria e per due giorni lo ha trasformato in uno spazio dove ha raccontato, attraverso diciannove opere, come lo scarto industriale può divenire parte integrante della bellezza.
La personale ‘Quando il ‘rifiuto’ diventa arte’, andata in scena al VCube di Foligno, in provincia di Perugia, è stata un successo.
Il commento dell’artista Silvana Di Vora: “Il materiale che compone queste opere è un materiale di scarto, di lavorazioni meccaniche che solitamente viene buttato e che viene detto ‘scarto’, ma questa parola mi sembrava un po’ dura per rappresentare delle opere, quindi il rifiuto, l’ho inteso anche come un ‘rifiuto umano’, legato ad un rapporto, ad un’amicizia: un rifiuto ad ampio spettro”.
“Secondo me – ha detto Silvana Di Vora – evidenzia anche un lato oscuro portato alla luce in determinate situazioni, come appunto in questa mostra d’arte”.
Nell’ultimo anno e mezzo, l’artista, ha lavorato con elementi di scarto come trucioli di acciaio, ottone, sferette ed altri residui di lavorazione industriale, materiali che ha recuperato grazie alla collaborazione con le aziende Comear e Umbragroup.
Nelle opere esposte, è stato così possibile ammirare divi come Audrey Hepburn, Frida Kahlo, Freddie Mercury, Marilyn Monroe, oltre che automobili come la Jaguar-E o la Porsche. Tutte icone della contemporaneità alle quali la pittrice accosta un’altra icona, stavolta universale e immortale, come la Luna.

“Ho voluto rappresentare personaggi e automobili – ha sottolineato Silvana Di Vora – che con la loro iconicità e la loro importanza mettono ancora più in evidenza e nobilitano il materiale utilizzato”.
L’idea è stata quella di nobilitare questi materiali di scarto dandogli nuova vita e rendendone pienamente il senso della bellezza che possono continuare a diffondere.
“Ho voluto intendere il rifiuto – ha aggiunto la Di Vora – sia come scarto industriale sia dal punto di vista dei rapporti umani.
Molte cose che noi scartiamo o che non vediamo, sono molto importanti perché recuperando il loro senso, si possono creare delle notevoli opere d’arte e quindi ridare vita, in qualche modo, a qualcosa che è morta”.
“Il messaggio che voglio lanciare – ha ribadito l’artista – è che molte cose che noi scartiamo possono essere recuperate e lo stesso si può fare in ambito umano. Nei rapporti umani capita che non si tenga in considerazione una persona, non la si reputi valida, e invece può essere di grande un’ispirazione, d’aiuto”.
La mostra è stata presentata attraverso uno scritto del critico Andrea Baffoni e ha accolto l’intervento del sociologo e professore Roberto Segatori.
“Accanto a una lettura in chiave di critica d’arte – ha spiegato il prof. Roberto Segatori – le opere di Silvana di Vora meritano una lettura di tipo socioculturale. Di Vora ha valorizzato il concetto di economia circolare, che deriva dal fatto che l’impronta umana sulla terra è diventata pesantissima”.
“Oggi siamo otto miliardi – ha ricordato Segatori – da qui nasce la necessità di non sprecare niente, sia in campo alimentare, sia in campo industriale. Non si butta via niente e si riusa, ma nessuno aveva pensato di coniugare questo concetto con l’idea di bellezza, Di Vora ha trasformato in preziosi oggetti d’arte questi rifiuti”.
“Con una battuta – ha concluso Roberto Segatori – possiamo dire che l’espressione ‘nomen omen’ in questo caso è rovesciata: Silvana non divora ma restituisce in forma artistica”.



