Invece di smaltire regolarmente gli scarti tessili tramite operatori ambientali autorizzati, i proprietari di sei opifici situati tra Napoli e Caserta si erano rivolti ad un 57enne di Aversa che accumulava centinaia di sacchi per poi disperderli nell’ambiente o bruciarli. Le indagini, dopo l’arresto dell’uomo, hanno ripercorso l’intera filiera a ritroso, individuando tutti i responsabili dell’illecito ambientale che aveva portato alla formazione di vere e proprie discariche abusive di rifiuti.
Invece di smaltire gli scarti derivanti dalle lavorazioni tessili rivolgendosi agli operatori ambientali autorizzati, si erano affidati ad un 57enne di Aversa, in provincia di Caserta, che pur non avendo alcun titolo provvedeva ad accumularli per poi disperderli nell’ambiente o bruciarli. L’uomo, lo scorso 17 novembre, era stato sorpreso in flagrante mentre appiccava un incendio a 25 sacchi contenenti rifiuti tessili e oggi, dopo lunghe indagini, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord ha disposto il sequestro di sei opifici, situati nelle province di Napoli e Caserta (e più precisamente, nelle zone di Sant’Arpino, Grumo Nevano e Frattaminore).
Lo smaltimento illecito di rifiuti è stato scoperto grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (Nipaaf) di Napoli e Caserta, ma anche dei militari dell’Arma di Caivano e di quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro delle due province campane. Dopo la scoperta di quell’illecito, le indagini si erano concentrate sulla ricostruzione a ritroso della filiera, che ha permesso di risalire ai sei opifici finiti sotto sequestro. I responsabili di quelle aziende, invece di smaltire regolarmente i rifiuti affidandosi ad imprese autorizzate, per risparmiare si erano rivolti al 57enne di Aversa arrestato a novembre.
Seguendo l’operato del 57enne, ma ricorrendo anche all’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, di droni e di sistemi di geolocalizzazione satellitare, i carabinieri avevano scoperto che il trasporto illecito di rifiuti proseguiva fino ad un punto di raccolta intermedio, situato in un seminterrato di Grumo Nevano. Qui, anche grazie all’aiuto di due uomini di nazionalità romena, i rifiuti venivano spostati su un altro veicolo, con cui poi venivano trasportati fino al luogo di abbandono definitivo, nella maggior parte dei casi la Strada vicinale dei Regi Lagni a Caivano. Le indagini hanno permesso di rilevare che, per almeno sette volte, erano state ammassate diverse centinaia di sacchi contenenti scarti tessili.
Inevitabile, quindi, la formazione di vere e proprie discariche di rifiuti non autorizzate. Oltre alle sedi operative dei sei opifici, il sequestro ha interessato anche due veicoli adibiti al trasporto dei rifiuti e il locale seminterrato in cui i rifiuti tessili venivano stoccati e trasbordati. Le indagini, ora, si concentreranno anche su eventuali violazioni in materia di sicurezza e di igiene dei luoghi di lavoro.
840mila tonnellate di rifiuti tessili finiscono nell’indifferenziato
Ogni anno finirebbero erroneamente nel rifiuto indifferenziato più di 100.000 tonnellate di piccoli Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), oltre 5.800 tonnellate di Rifiuti di Batterie (RB) portatili e a queste quantità si aggiungono quasi 840.000 tonnellate di rifiuti tessili.
Questi sono i risultati dello studio condotto da Erion – in collaborazione con l’IPLA e il Politecnico di Milano presentati durante l’evento “Sostenibilità e consapevolezza: un’indagine sui rifiuti indifferenziati e sul ruolo della comunicazione nel trasformare i comportamenti” presentati all’Ara Pacis di Roma.
Illustrati anche i risultati di un sondaggio, realizzato per Erion da Ipsos Doxa Italia, che mappa gli impatti della comunicazione sui comportamenti dei cittadini in materia di rifiuti. Gli errori più comuni compiuti da chi fa (o meglio vorrebbe fare) la raccolta differenziata si verificano con gli oggetti di cui ci si vuole liberare, ma che non si sa dove buttare e sul podio ci son sicuramente i rifiuti tessili (stracci 41%, scarpe 27% e borse 23%).
“Il 71% delle persone conoscono il fatto che adesso sia obbligatorio raccogliere in modo separato il tessile, ma solo pochi di loro sanno che tutto va conferito, non solo quello che è in buono stato. – spiega a TeleAmbiente Raffaele Guzzon, presidente Erion Textiles – Spesso il riciclo del prodotto tessile viene raccontato solo attraverso il riuso dei prodotti in buono stato. Noi, invece, dobbiamo cercare di far sì che questi 15kg, come è emerso dalla studio, ovvero la quantità media a persona di rifiuti che va nell’indifferenziato, possa finire attraverso una raccolta selezionta, che possa alimentare altre filiere che a loro volta devono migliorare“.


