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Traffico illecito di rifiuti, blitz tra Salerno e Napoli

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Nove le misure cautelari disposte dal gip del Tribunale di Salerno, nell’ambito delle indagini partite nel settembre 2022 e che poche settimane fa avevano visto un maxi sequestro, pari a poco meno di 3,5 milioni di euro, a carico di alcuni imprenditori. I rifiuti gestiti senza autorizzazioni, l’esportazione illecita in Turchia e in Thailandia, i prestanome e le società fittizie: ecco cosa hanno ricostruito inquirenti e investigatori. 

Nove misure cautelari disposte dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, prelevato in gran parte dai cantieri di Rete Ferroviaria Italiana. Ad eseguire l’ordinanza di applicazione, tra le province di Salerno e di Napoli, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai colleghi dei Comandi provinciali competenti per territorio.

L’operazione rientra nelle indagini partite nel settembre 2022 e che poche settimane fa avevano portato ad un sequestro preventivo di quasi 3,5 milioni di euro. Le indagini, partite da un controllo ad una azienda di trattamento e recupero di rifiuti di Albanella (Salerno), avevano permesso di accertare gravissimi illeciti, compresa l’esportazione di rottami ferrosi in Turchia e in Thailandia, in violazione delle principali normative italiane e comunitarie.

Come accertato dagli investigatori, l’azienda, con sede operativa ad Albanella e sede legale a San Giuseppe Vesuviano (Napoli), aveva esportato rifiuti urbani e speciali senza la documentazione necessaria o, in alcuni casi, falsificandola. La stessa azienda aveva poi ceduto, in nero, la gestione illecita di rifiuti ferrosi ad un’altra società, riconducibile a una nota famiglia di imprenditori locali attraverso alcuni prestanome. Erano però almeno sei le società coinvolte nel traffico illecito di rifiuti, tra l’altro create tramite il meccanismo fraudolento del ‘giro bolla’.

A inizio settembre era scattato un sequestro preventivo di quasi 3,5 milioni di euro tra conti correnti, automobili, motocicli, immobili, terreni agricoli, mezzi e impianti delle aziende utilizzati per trasportare e gestire illecitamente i rifiuti. Dopo poche settimane, sono scattate le misure cautelari: due persone sono finite in carcere, una ai domiciliari, per quattro grava l’obbligo di dimora nel Comune di residenza, per un’altra persona è stato disposto il divieto di dimora e un altro si è visto comminare l’interdizione, per un anno, dall’esercizio dell’attività imprenditoriale.

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