A Roma arriva il temporary store di moda circolare di Rifò, brand fondato nel 2017 a Prato, zona storica del tessile toscano, con l’obiettivo di offrire un’alternativa sostenibile allo spreco tipico del modello del fast fashion.

Dalla Toscana arriva Roma la moda circolare di Rifò

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“Siamo riusciti a creare un prodotto che in qualche modo risponde alla domanda: è possibile fare moda sostenibile? La risposta è ovviamente affermativa”. Ecco come il brand toscano realizza abiti da fibre rigenerate. 

A Roma arriva il temporary store di moda circolare di Rifò, brand fondato nel 2017 a Prato, zona storica del tessile toscano, con l’obiettivo di offrire un’alternativa sostenibile allo spreco tipico del modello del fast fashion.

Il nome “Rifò” deriva da un’espressione toscana che significa “rifare“, una metafora del loro approccio alla moda: rigenerare, non solo produrre da zero. Recuperare vecchi indumenti, scarti tessili o capi dismessi, per trasformarli in nuove fibre e filati. Ad esempio, cashmere, lana, cotone, denim sono rigenerati per dar vita a nuovi capi, come ci racconta Matilde Cardini che potete incontrare al temporary store a Roma, in Via della Vite, fino a fine gennaio.

“Quella del rigenerato è una cultura centenaria, quindi, di fronte a problemi come la sovrapproduzione, lo spreco, l’inquinamento dato da una produzione di abbigliamento non consapevole, alla fine la risposta era a casa nostra.spiega Matilde a TeleAmbiente Siamo riusciti a creare un prodotto che in qualche modo risponde alla domanda: è possibile fare moda sostenibile? La risposta è ovviamente affermativa“.

“Rigenerare la fibra vuol dire, di base, dare nuova vita ad un capo, ma anche agli stessi rifiuti tessili che abbiamo. Il processo consiste nel prendere tessuti usati o rifiuti, che vengono, tramite dei macchinari, sfilacciati, poi passati sulla cardatura, un processo che pettina la fibra e che la porta ad una matassa. Da questa, il filo viene filato e rifatto. Poi dal filo, che a questo punto è 100% rigenerato, rifacciamo i capi. Non abbiamo utilizzato nuove fibre, quindi, ma tutto ripreso da quello che già avevamo, vecchi abiti donati o scarti tessili“.

 

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“Vogliamo incentivare le persone a far parte di questo nostro progetto, portando anche solo un capo che avrà la sicurezza che verrà riutilizzato, non buttato via, e continuerà ad avere la propria dignità”. E conclude: “Rifò consiglia un acquisto consapevole, quello su cui noi ci battiamo tanto. Il nostro obiettivo non è vendere il capo, il nostro obiettivo è far capire che si può fare moda sostenibile ed essere un cliente consapevole“.

Rifò, moda circolare come alternativa alla fast fashion

“Sono due i pilastri su cui si basa Rifò: prodotti a km zero e l’utilizzo di fibre rigenerate”. Qualche anno fa abbiamo intervistato anche il fondatore di Rifò, Niccolò Cipriani.Abbiamo prodotto abbastanza materiali e trasformato talmente tante risorse da poterci fermare e rigenerare ciò che già esiste”.

“E’ necessario un approccio più sostenibile perché vengono utilizzate più risorse rispetto ai nostri effettivi bisogni. Da un lato c’è il problema della sovrapproduzione, ovvero le aziende producono molto di più rispetto a quello che la gente compra e consuma, dall’altro il problema del sovraconsumo, anche spinto dalla fast fashion. Le persone sono abituate a comprare molto spesso capi di bassa qualità riempiendo i loro armadi, capi che poi nemmeno vengono indossati. Questo crea uno spreco e un utilizzo di risorse che sono limitate, come l’acqua, per qualcosa che non indossiamo e di cui non abbiamo bisogno“, afferma Niccolà Cipriani.

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