Per produrre energia pulita serve costruire grandi impianti rinnovabili. Ma per farlo serve intaccare paesaggi spesso incontaminati. Un dilemma che vede gli ambientalisti dividersi in Italia e nel mondo
Le campagne dello Yorkshire dove è ambientato il celebre romanzo di Emily Brontë “Cime Tempestose” potrebbero presto ospitare un impianto di pale eoliche. Il progetto è stato presentato alle autorità locali ed è in attesa dell’analisi di fattibilità. Ma nelle campagne inglesi è già polemica.
Un gruppo di investitori locali e arabi vorrebbe posizionare le 65 turbine proprio nei luoghi in cui è ambientato il romanzo del 1847. Ma alcuni residenti e associazioni del territorio si stanno mettendo di traverso.
Perché se è vero che il grande impianto di energia rinnovabile e pulita garantirebbe elettricità a basso costo per oltre 280mila famiglie locali ogni anno, evitando così circa 426mila tonnellate di emissioni di carbonio, è vero anche che quelli sono paesaggi bellissimi che ospitano una biodiversità di flora e fauna da fare invidia.
E allora che si fa? Per ora è tutto in attesa perché prima di ogni cosa bisogna aspettare il nulla osta da parte delle autorità. Ma ciò che emerge è l’eterno dilemma tra la necessità di aumentare il numero di impianti di energia rinnovabile e la necessità di preservare il paesaggio. Un dilemma che interessa da vicino anche l’Italia dove da tempo è in corso un dibattito.
Il dilemma dei grandi impianti rinnovabili
Che nel mondo servano più impianti per la produzione di energia rinnovabile è ormai un dato di fatto messo addirittura nero su bianco nella COP28.
Durante la scorsa Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Dubai a fine 2023, gli stati del mondo si sono presi l’impegno di triplicare la capacità produttiva rinnovabile entro il 2030.
Ed è chiaro che installare il fotovoltaico sui tetti delle nostre case non può bastare a raggiungere un obiettivo tanto ambizioso quanto necessario. Per farlo serve implementare nuovi grandi impianti. E qui casca l’asino. Perché per costruire grandi impianti per la produzione di energia solare ed eolica è necessario spazio. E quindi è necessario andare ad intervenire in luoghi fino a questo momento incontaminati.
La svolta italiana sui grandi impianti rinnovabili
In Italia, come in tanti altri Paesi, si discute da tempo sull’opportunità o meno di permettere la costruzione di grandi impianti rinnovabili sul territorio.
Al netto di qualche uscita fuori luogo e fuori misura, come quella del sottosegretario Vittorio Sgarbi che affermò che le pale eoliche non vanno messe “da nessuna parte perché sono orrori e violenza, come stuprare bambini”, il dibattito sui grandi impianti rinnovabili ha visto per anni da una parte i grandi gruppi per la produzione energetica, dall’altra le principali associazioni ambientaliste.
Fino alla svolta avvenuta nel dicembre del 2022 quando tre grandi associazioni ambientaliste italiane – WWF, Legambiente e FAI – aprirono alla possibilità di installare pale eoliche e pannelli fotovoltaici nei paesaggi italiani.
Il dibattito, in Italia come nel Regno Unito, resta acceso. Accontentare tutti è impossibile. Ma un compromesso tra la necessità di preservare il paesaggio e quella di produrre energia pulita deve essere trovato.


