Nell’edizione 2026 di Buono e Bio in Festa il richiamo al ruolo del biologico, al giusto riconoscimento del valore del lavoro agricolo, e alla necessità di costruire sistemi alimentari equi e sostenibili.
Da Buono e Bio in Festa, la due giorni promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, FederBio e Slow Food Italia che si è svolta all’Orto Botanico di Roma il 6 e 7 giugno, arriva un appello per cambiare le filiere del cibo.
Al centro del dibattito c’è il caporalato, che non può più essere considerato un problema emergenziale, ma un fenomeno strutturale del comparto agroalimentare in tutto il territorio nazionale.
“L’obiettivo fondamentale per una giustizia nella filiera agroalimentare è il giusto prezzo, perché in questi ultimi anni il prezzo del cibo ai cittadini è aumentato molto, contemporaneamente invece il prezzo dei prodotti agricoli all’agricoltore è diminuito”, ha spiegato Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio.
“Questo favorisce l’abbandono delle campagne – ha aggiunto Mammuccini – perché gli agricoltori non ce la fanno, con i costi di produzione e la riduzione del prezzo, e soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni favoriscono fenomeni di caporalato che hanno raggiunto un livello di orrore criminale come quello che abbiamo visto ad Amendolara in questi giorni. L’obiettivo del giusto prezzo è un elemento strategico per tenere insieme giustizia ambientale e giustizia sociale ed è una priorità assoluta per il cibo buono, pulito e giusto”.
“È importante stigmatizzare il fatto che ci siano aree in questo Paese, oltre che nella produzione alimentare in cui non esiste lo Stato, ed è fondamentale compiere delle rotture rispetto al valore e al prezzo del cibo”, ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. “In fondo queste persone, che non sono né silenziose né invisibili, sono schiavi moderni sacrificati all’altare del profitto e del prezzo basso alla vendita. Su questo bisogna intervenire perché crediamo nel diritto di tutte e tutti ad un futuro di pace e prosperità”.
Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura del Comune di Roma, ha chiarito che “la politica del cibo vuol dire prima di tutto combattere le disuguaglianze che sono economiche, che sono sociali, che sono la possibilità per tutte e per tutti di avere un cibo sano e giusto”.
“Questo vuol dire poter mangiare bene, con prodotti che hanno rispettato sicuramente la terra, l’ambiente, ma anche i diritti dei lavoratori, di chi raccoglie, di chi coltiva. Questo è fondamentale perché non si può più mangiare prodotti anche a volte di scarsa qualità, che apprezzi i risori che hanno comportato un lavoro di schiavitù”, ha concluso Alfonsi.

