In occasione della Giornata Mondiale della Salute, che si celebra ogni anno il 7 aprile, il Wwf parla di un nuovo “Homo chimicus”, un essere umano esposto quotidianamente a sostanze inquinanti. “Solo un’azione integrata e sistemica può ridurre l’esposizione e proteggere la salute”.
La nostra salute è sempre più minacciata dagli agenti inquinanti. In occasione della Giornata Mondiale della Salute, il WWF lancia l’allarme e parla di un nuovo “Homo chimicus”, un essere umano esposto quotidianamente a complesse miscele di contaminanti nei luoghi di vita, lavoro, sport e divertimento, che interagiscono tra loro in modi ancora poco conosciuti.
Dalle micro e nanoplastiche, presenti dai cosmetici all’acqua in bottiglia ai PFAS, soprannominati “inquinanti eterni”, perché caratterizzati da una persistenza estrema nell’ambiente e nell’organismo. Questi ultimi sono presenti in molti prodotti di uso quotidiano come tessili idrorepellenti, padelle antiaderenti e imballaggi alimentari. La loro stabilità chimica fa sì che queste molecole possano accumularsi in tutti i comparti ambientali per decenni, sia negli ecosistemi che all’interno dei tessuti umani. Le ricerche scientifiche mostrano che diversi PFAS agiscono come interferenti endocrini e sono stati associati a disfunzioni del sistema immunitario, alterazioni metaboliche, disturbi della tiroide, riduzione della fertilità e un aumento del rischio di alcune forme tumorali.
A questi contaminanti si aggiungono gli additivi plastici, bisfenolo A, ftalati, presenti in giocattoli, contenitori alimentari, packaging, elettronica e arredi domestici, che possono influenzare il sistema ormonale, lo sviluppo fetale e quello neurocognitivo, contribuendo a un’esposizione cumulativa quotidiana.
Secondo il WWF per affrontare queste sfide, è fondamentale adottare un approccio “One Health”, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale: non può esistere salute in un ambiente malato.
Greenpeace: “Ridurre l’inquinamento degli allevamenti intensivi”
Greenpeace, sempre in occasione della Gionata mondiale della salute, richiama anche l’attenzione sui rischi dell’inquinamento da nitrati per la qualità dell’acqua potabile in Italia e in Europa, una contaminazione legata soprattutto agli allevamenti intensivi e all’utilizzo di fertilizzanti.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, infatti, fertilizzanti minerali e reflui zootecnici derivanti dagli allevamenti intensivi sono la fonte di circa l’80% dell’azoto presente nelle acque in Europa, dal quale originano i nitrati, dannosi per la salute umana. L’Unione Europea fissa il limite di sicurezza a 50 mg di nitrati per litro nelle acque potabili, introdotto nel 1998 per prevenire patologie gravi nei neonati, ma ricerche più recenti indicano che già a concentrazioni molto più basse possono aumentare il rischio di malattie croniche, come il tumore del colon-retto.
“In questa Giornata mondiale della salute, ricordiamo che la tutela dell’acqua è direttamente legata al benessere collettivo. – dichiara Simona Savini della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. – Investire oggi in pratiche sostenibili e nella prevenzione significa proteggere la nostra salute e preservare le risorse idriche per le generazioni future. Se la nostra proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, depositata in Parlamento oltre due anni fa, venisse finalmente approvata, sarebbe un passo importante in questa direzione”.
Tra le ultime denunce di Greenpeace Italia quella contro un allevamento intensivo a Bondeno, in provincia di Ferrara, in Emilia-Romagna, tra maiali immersi nella sporcizia, con ferite non curate sul corpo e stressati a causa di un’esistenza trascorsa in spazi angusti e bui.
Nella lotta agli allevamenti intensivi in Italia, finalmente, dopo due anni di processo, una sentenza storica: tre persone collegate a un’industria zootecnica basata in provincia di Reggio Emilia, in Emilia-Romagna, sono state condannate per maltrattamento di animali. A pronunciare la sentenza contro i due titolari e un dipendente della struttura ex fornitrice del Salumificio Fratelli Beretta S.p.A. è stato il Tribunale di Reggio Emilia.


