La crisi dell’industria automobilistica europea al centro della nuova strategia della Commissione UE. Decarbonizzazione, concorrenza cinese e nuove regole per un futuro sostenibile del settore auto.
La crisi del settore auto sarà al centro dei lavori della nuova Commissione europea a partire dal 2025. E la presidente Ursula von der Leyen ha fatto capire che è pronta a cambiare passo. Anzi, lo ha proprio detto tramite una nota della Commissione che presiede: a gennaio inizierà il “dialogo strategico” sul futuro dell’auto in Europa.
La nota è arrivata ieri quando il Consiglio europeo (il vertice dei capi di stato e di governo dei Paesi membri) era in pieno svolgimento. E proprio dal Consiglio europeo è arrivata un’altra, importante apertura in questo senso. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è unito ai leader Ue (Giorgia Meloni in testa) che chiedono alla Commissione un cambio di rotta sul fronte del settore auto.
Crisi dell’auto, il “dialogo strategico” di Ursula von der Leyen
“L’industria dell’auto – si legge in un comunicato della presidente della Commissione Ue – è fonte di orgoglio europeo ed è fondamentale per la prosperità dell’Europa. È il motore dell’innovazione, sostiene milioni di posti di lavoro ed è il più grande investitore privato in ricerca e sviluppo (…). Dobbiamo sostenere questo settore nella profonda e dirompente transizione che ci attende”.
Dalle parole di Ursula von der Leyen è chiaro il cambio di passo rispetto a un settore auto a cui è stato chiesto di impegnarsi in una trasformazione epocale (il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico) e che si è trovato di fronte a non poche difficoltà.
The auto industry is a European pride.
Million of jobs depend on itWe need to support this industry in the transition ahead
Today we launched a Strategic Dialogue so that the future of the car industry is built in Europe
I will be glad to chair its first meeting in January
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) December 19, 2024
In realtà le difficoltà del settore auto sono dovute a molteplici variabili: alle richieste di Bruxelles si aggiunge la concorrenza dell’industria cinese (che invece sull’elettrico sta viaggiando velocemente), l’incertezza della domanda legata ai costi sempre più elevati delle auto e regole sempre più rigorose sulle emissioni climalteranti (su questo punto torneremo più avanti).
E dunque, in cosa consiste esattamente il cambio di passo della Commissione Ue? Ancora von der Leyen: “Ho chiesto un dialogo strategico sul futuro dell’industria dell’auto”.
Un dialogo che si concretizzerà in riunioni previste a partire dal prossimo anno tra l’esecutivo Ue e i rappresentanti delle case automobilistiche del Vecchio Continente. Sul tavolo, ovviamente, ci saranno le richieste di decarbonizzazione avanzate dall’Ue.
Richieste che, almeno per il momento, le case automobilistiche non sono riuscite a seguire.
Crisi dell’auto, stop alle multe dal 2025
Le regole dell’Ue sulla decarbonizzazione del settore auto sono stringenti e prevedono di arrivare alle emissioni zero avanzando un passo alla volta. Ma già nel primo passo i produttori sono arrivati in ritardo. Capiamo perché.
Ogni produttore di automobili deve sottostare a un limite di emissioni di CO2 che è calcolato sulla media di tutte le auto vendute. In altre parole, si possono vendere auto che inquinano più del limite imposto a patto che la media delle auto vendute sia sotto quel limite.
Oggi il limite fissato è di 115,1 grammi di CO2 per chilometro e problemi non ce ne sono perché secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente i produttori automobilistici europei emettono in media 106,6 grammi per chilometro.
Il problema è che dal 2025 questo limite scenderà a 93,6 grammi per chilometro, molto più basso dunque dell’attuale performance.
Se le case automobilistiche non si adeguano in fretta, dovranno pagare 95 euro per ogni grammo di emissioni in più rispetto al limite per ogni auto venduta, insomma milioni e milioni di euro di multe.
Per evitare le multe ai produttori di auto si sta muovendo il Consiglio europeo (che dà alla Commissione l’indirizzo politico). Secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe essere deciso di calcolare le emissioni non più su un anno (il 2025) ma su un periodo più lungo (ad esempio un triennio). In questo modo si darebbe più tempo alle case automobilistiche per adeguarsi senza però fare vistosi passi indietro rispetto alle regole imposte dall’Ue sulle tempistiche per la decarbonizzazione del settore.


