Siccità, la Sicilia dichiara lo stato di crisi per l'agricoltura e la zootecnia

Siccità, la Sicilia in stato di crisi per 1 anno per l’agricoltura e la zootecnia

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Ci risiamo, in Sicilia è già emergenza siccità. La Giunta regionale ha approvato lo stato di crisi per l’agricoltura e la zootecnia. A destare preoccupazione sono i bacini idrici che non hanno raggiunto un livello sufficiente di acqua con le, scarse, piogge invernali.

Sebbene la situazione sia migliore rispetto allo stesso mese del 2024, si calcola che gli invasi  abbiano raggiunto solo il 37% della loro capienza. Lo stato di crisi sarà in vigore per un anno e subentra al precedente stato di crisi scaduto a fine 2024. Fulvio Bellomo, già dirigente generale del Dipartimento Agricoltura, è stato nominato Commissario dal Presidente Schifani. Il commissario dovrà stabilire degli interventi strutturali per rispondere nell’immediato alla scarsità di acqua oltre ad azioni mirate a preservare gli allevamenti e le produzioni agricole.

Il presidente di Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri, conferma la gravità della situazione: “Penso che sicuramente la nomina del Commissario straordinario rispetto all’emergenza idrica sia una cosa importante, in quanto c’è una regia unica che deve andare a gestire ovviamente quelle che sono le emergenze. Ma io ripeto sempre, quando le emergenze diventano continue, più che emergenze diventano incoscienze. Da questo punto di vista viviamo un cambiamento climatico ormai che conosciamo tutti in tutte le regioni d’Italia e sicuramente la Sicilia da questo
punto di vista è una fra le regioni che negli ultimi anni ha sofferto di più, un poco per mancanza di piogge in alcuni casi e anche per temperature estreme. Ma ovviamente il tutto diventa ancora più grave quando dal punto di vista infrastrutturale non c’è un sistema adeguato alla distribuzione, adeguato anche a poter accumulare l’acqua piovana
che è fondamentale. Noi perdiamo se non sbaglio solo della distribuzione dell’acqua, più dell’80% di quello che mettiamo in rete per irrigare le nostre aziende e gli invasi da tanti anni non sono manutenuti, ma soprattutto quello che diventa più complicato è non avere avuto una progettazione negli ultimi 40 anni.”

Fondamentale per i coltivatori è evitare il disastro del 2024 quando molti produttori sono stati costretti a sopprimere gli animali o a rinunciare alla produzione: “Io però le posso dire che quello che abbiamo vissuto l’anno scorso a me non era mai capitato di vederlo e ancora c’ho delle immagini che non riesco a dimenticare di aziende zootecniche che hanno dovuto abbattere degli animali perché non avevano dell’acqua da potergli dare o ancora peggio non avevano il foraggio per poterli alimentare perché ovviamente durante il periodo invernale non aveva piovuto, non si erano potuti produrre i foraggi, non c’era disponibilità di foraggio. Per questo noi abbiamo fatto una fortissima azione nei confronti del governo per cui abbiamo ottenuto la possibilità di erogare dei voucher con cui le aziende hanno potuto acquistare e approvvigionarsi di foraggio da altre regioni che invece non avevano grande disponibilità. Ma quello che è successo nel 2024 è veramente inciso in maniera importante sull’economia dell’isola perché abbiamo perso un potenziale produttivo che sicuramente era molto ampio, abbiamo parlato di zootecnia ma se io devo vedere le analisi sul settore vitivinicolo, negli ultimi due anni si è perso quasi il 50% della produzione ma anche sul settore olivicolo, ortofrutticolo, il cerealicolo, in molti casi non si è potuto piantare del grano e dove si è piantato non ha prodotto.” Lei si rende conto di quanto danno si fa non solo nel mancato reddito da parte
dell’imprenditore o dell’azienda che fa l’investimento ma anche nell’indotto rispetto a posti di
lavoro e soprattutto rispetto a quelle che sono le prospettive che noi dobbiamo dare alla nostra
generazione ma anche alle generazioni future.”

“Io non posso immaginare– continua Ferreri- oggi un’agricoltura per come la conosciamo che è un’agricoltura
sostenibile, altamente specializzata, altamente ingegnerizzata, orientata alla produzione di qualità e alla solubilità, a non poter fare determinate azioni perché mi manca il bene principale che sostanzialmente è l’acqua e la distribuzione della stessa. Sicuramente noi l’anno scorso abbiamo vissuto un inverno totalmente siccitoso ma non possiamo oggi pensare di ricorrere alla danza della pioggia o a preghiere particolari se alla base abbiamo i soldi, le strutture, le conoscenze per poter creare su un territorio la distribuzione dell’acqua. Penso che sicuramente la nomina del commissario straordinario rispetto all’emergenza idrica sia una cosa importante, in quanto c’è una regia unica che deve andare a gestire ovviamente quelle che sono le emergenze.” 

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