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Sima, dieci anni al servizio di ambiente e salute

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Era il 2015 quando il professor Alessandro Miani, insieme ad altri colleghi, decise di istituire un’associazione capace di dare basi scientifiche all’ambientalismo, ma anche di interfacciarsi con enti e istituzioni a tutti i livelli. In un decennio, Sima ha avuto un merito innegabile: quello di aver contribuito a diffondere consapevolezza sullo stretto rapporto tra la salute umana e quella degli ecosistemi.

Un impegno che va avanti da ormai dieci anni, quello della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima). Era infatti il 2015 quando il fondatore e presidente, il professor Alessandro Miani, insieme ad altri colleghi, decise di istituire un’associazione dedita alla salvaguardia degli ecosistemi e della salute dei cittadini, fornendo studi e supporto scientifico a enti e istituzioni. Un lungo percorso, quello che ha portato fino ad oggi, e che è andato di pari passo con gli sviluppi della medicina ambientale, una branca che ha assunto sempre maggiore importanza alla luce dell’interconnessione sempre più stretta tra ambiente e salute.

Dieci anni fa il binomio ambiente-salute, e le ricadute che l’ambiente malato può avere sulla salute umana ma anche animale ed ecosistemica, erano temi molto poco trattati, se non per nulla trattati, dal mainstream, e la popolazione in generale ne aveva una conoscenza molto limitata. Erano temi solamente per gli addetti ai lavori, poi ci siamo resi conto, con un gruppo di amici (accademici, rettori universitari e professionisti del settore), che i movimenti ambientalisti, pur facendo un ottimo lavoro, mancavano di una base scientifica certa, affinché ciò che veniva proposto al legislatore o al decisore politico (a livello locale, nazionale e internazionale) fosse supportato da evidenze certe in modo che nessuno potesse nascondersi dietro un dito” – ha spiegato il professor Alessandro Miani – “Da qui nasce l’idea di fondare una società scientifica che ha il suo cuore pulsante nel comitato scientifico, il nostro è ricco di personalità selezionate sulla base del loro impatto scientifico a livello internazionale. Siamo nati nel luglio 2015, in occasione di Expo, anche per sfruttare questa vetrina internazionale e iniziare a parlare di temi seri. Nel caso specifico abbiamo fatto un convegno, che è risultato uno dei dieci convegni più importanti in Expo 2015, che verteva sul cibo come prima medicina: nei fatti, oggi, questo è un tema di cui si sente parlare in maniera assolutamente trasversale“.

Da lì abbiamo iniziato a fare soprattutto divulgazione e comunicazione scientifica, creando anche decaloghi sul mondo dell’indoor, altro tema che all’epoca era sconociuto ai più. Ci siamo occupati dell’acqua di casa, di come preservarla, di come evitare contaminazioni, del risparmio idrico nelle nostre abitazioni, dell’elettrosmog indoor e della qualità dell’aria indoor. Siamo stati i primi in Italia ad occuparcene al di fuori dei laboratori, verso la popolazione, e alcune di queste iniziative hanno generato mercati molto importanti: all’epoca il mercato dei dispositivi di monitoraggio, di purificazione e di ventilazione meccanizzata in Italia aveva un fatturato nel range di alcune centinaia di milioni di euro, mentre oggi ha ampiamente superato i cinque miliardi e i dati ci dicono che si aggirano verso i dieci miliardi. Questo per far capire che occuparsi con basi scientifiche di temi che riguardano la vita e la salute di tutti può generare mercati e quindi creare economia positiva per un Paese” – ha aggiunto il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) – “Abbiamo sempre cercato di interfacciarci non solo col mondo istituzionale, ma anche col mondo di altri enti no-profit (associazioni, movimenti ambientalisti, fondazioni) e con il mondo della produzione industriale, per portare questa verso una maggiore sostenibilità e per far sì che i prodotti immessi sul mercato rispondano alle reali esigenze di tutela della salute senza incidere negativamente sull’ambiente. Abbiamo sin da subito creato relazioni con le principali istituzioni italiane e internazionali, perché un dialogo continuo con le istituzioni e con chi deve promuovere leggi a tutela della nostra salute è fondamentale. Quindi abbiamo organizzato tante conferenze stampa, ma anche convegni, eventi e momenti di incontro con la politica e le istituzioni, in Italia e all’estero. Mi piace ricordare che abbiamo una interlocuzione anche con l’Organizzazione mondiale della sanità, con la Direzione generale Ambiente della Commissione europea, con l’Osce e con l’Assemblea parlamentare dell’Osce, dove trasferiamo conoscenza scientifiche dal mondo della scienza a quello dei decisori politici. Altrettanto facciamo con molti Ministeri della nostra Repubblica“.

Altre iniziative importanti sono state, ad esempio, sensibilizzare la comunità scientifica ma anche quella accademica sulle determinanti ambientali e sociali della salute. Abbiamo coinvolto la Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) e abbiamo pubblicato su The Lancet un manifesto che si chiama ‘University rectors for health and environment’, poi esportato in tutta Europa, che prevede l’introduzione di alcuni crediti formativi universitari per portare la conoscenza di queste discipline in tutti i corsi di laurea, a prescindere che siano di carattere scientifico, umanistico o tecnico” – ha poi spiegato il professor Miani – “Come Sima, oltre all’attività di ricerca (e sottolineo che abbiamo già dieci pubblicazioni su riviste del gruppo The Lancet e oltre qualche centinaio sulle più importanti riviste a livello internazionale ad alto impact factor), ci siamo occupati anche di formazione e abbiamo dato vita, nel 2021, al primo Master universitario di II livello in medicina ambientale, ad oggi l’unico in Italia, con l’Università Niccolò Cusano di Roma. Inoltre, e questa è una notizia recente, il gruppo editoriale MDPI, leader mondiale per le riviste open access, ha lanciato con Sima come società scientifica fondatrice, una nuova rivista scientifica internazionale: l’International Journal of Environmental Medicine, di cui mi onoro di essere, almeno nella fase iniziale, editor in chief. Questo a testimonianza di come la medicina ambientale sia diventata, in questi dieci anni, una materia non solo di studio e divulgazione, ma anche di ricerca assolutamente trasversale“.

Oggi la sfida della salute pubblica si gioca nelle città, dove già vive soprattutto la gran parte della popolazione mondiale. Più in Europa rispetto che in Italia (da noi il 72% della popolazione vive in aree urbanizzate)” – ha concluso il professor Alessandro Miani – “È qui che la salubrità del costruito, la pianificazione urbana, la urban health e soprattutto il verde urbano, giocano un ruolo fondamentale per la tutela della nostra salute, fisica ma anche mentale“.

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