Un’indagine de Il Salvagente ha rivelato la presenza di PFAS e pesticidi in alcune bevande analcoliche zuccherate.
Durante la stagione estiva aumenta il consumo di bevande analcoliche zuccherate perché offrono una pausa rinfrescante e piacevole dal caldo. Questi prodotti però, oltre a contenere zuccheri, edulcoloranti e altri additivi, possono contenere anche pesticidi e PFAS. A rivelarlo è la nuova indagine de Il Salvagente, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento 14 campioni di soft drinks tra i più popolari, reperibili al supermercato.
La rivista ha analizzato quattro tipologie di bevande (arancia, limone, tè freddi, cole) di marchi differenti: Lurisia, Sprite, Coca-Cola, Pepsi, Schweppes, Oransoda, San benedetto Allegra, Sanpellegrino, Fanta, Fuze Tea, Sant’Anna Tè, San Benedetto Thè, Estathè, San Bernardo Thè.
Per quanto riguarda i PFAS, ne sono stati trovati due tipi (Pfms e PfhxA) in 7 campioni. Uno dei due composti perfluoroalchilici rilevati, il PfhxA, è stato vietato dall’Europa a partire dal 2026 in prodotti d’uso quotidiano come cosmetici e tessili. Non essendoci parametri specifici di riferimento per quanto riguarda le bevande analcoliche, l’analisi sui PFAS si è basata sui valori stabiliti per l’acqua potabile dall’Unione europea a partire dal 2026. La soglia massima di tolleranza stabilita per il parametro PFAS totali è di 500 ng/l e per il parametro “somma di PFAS” – che include 20 molecole specifiche tra cui il PfhxA – è di 100 ng/l.
In base a quanto emerso dalle analisi effettuate, secondo quanto spiegato a Il Salvagente dal prof. Carlo Foresta i dati sui soft drinks non sono allarmanti, poiché “le due sostanze sono presenti in quantità più basse di centinaia di volte rispetto ai limiti ritenuti sicuri per le acque potabili”.
Sebbene i valori riscontrati non siano preoccupanti, va ricordato che i PFAS si accumulano sia nell’ambiente che nell’organismo umano. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno classificato gli inquinanti eterni come interferenti endocrini, associandoli all’aumento del rischio di alcuni tumori, danni alla fertilità e colesterolo. Inoltre, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato il PFOA come “cancerogeno per l’uomo” e il PFOS come “potenzialmente cancerogeno per l’uomo”.
Per quanto riguarda l’analisi sui pesticidi, sono stati rilevati residui di 4 sostanze diverse (imazalil, pyrimethanil, spirotetramat e fludioxonil) in 5 campioni di bevande all’arancia.
Come parametro di riferimento – anche in questo caso non ne esistono di specifici relativi ai limiti di pesticidi nei soft drinks, né in Europa né in Italia – sono stati scelti quelli della direttiva Ue 2020/2184, che specifica un limite per i pesticidi e i loro metaboliti di 0,1 μg/l (microgrammi per litro) per singola sostanza e 0,5 μg/l per la somma totale delle sostanze attive presenti nelle acque superficiali e in quelle destinate al consumo umano. Applicando questi parametri alle bevande analizzate, tutte e 5 le aranciate supererebbero le soglie indicate nella direttiva.
Pesticidi e PFAS nei soft drinks, il giudizio de Il Salvagente
L’analisi de Il Salvagente è stata effettuata seguendo la normativa ISO 46:2017 da un laboratorio che ha analizzato i campioni delle 14 bevande analcoliche per verificare la presenza di PFAS, pesticidi, ma anche di zuccheri, edulcoloranti e coloranti.
Il giudizio formulato per ogni singola bevanda è stato formulato dando una rilevanza del 40% alla presenza di pesticidi, del 30% a quella di PFAS e del 15% per ciascun ingrediente sgradito (edulcoloranti e coloranti) e zuccheri.
Alcuni dei soft drinks sono stati “bocciati” dalla rivista, finendo in fondo alla classifica per l’elevata presenza di uno o più sostanze oggetto dell’analisi. Fanalino di coda è l’Aranciata del marchio Lurisia (3,5 punti su 10), poco più in alto ma senza raggiungere la sufficienza c’è la Sanpellegrino Aranciata Gusto Intenso (5,2 punti). Poco prima della sufficienza si posiziona la Fanta (5,9 punti).
I risultati completi sono disponibile nel numero di agosto de Il Salvagente.


