Con la sentenza della Corte costituzionale risalente allo scorso luglio, top manager di aziende pubbliche ma anche giudici potranno tornare ad avere stipendi annuali lordi superiori rispetto al limite che era stato fissato nel 2014, in via emergenziale, dall’allora governo Renzi. I possibili scenari: cosa potrebbe accadere ora?
Addio al tetto di 240 mila euro per gli stipendi dei dipendenti pubblici: lo ha stabilito una sentenza della Corte costituzionale dello scorso mese di luglio. I giudici della Consulta hanno infatti ritenuto illegittima la limitazione quantitativa introdotta nel 2014 per motivi eccezionali, alla luce della grave crisi economica che affliggeva l’Italia. Ora, venuti meno quei caratteri emergenziali, per la Corte costituzionale è illegittimo il tetto dei 240 mila euro, con il nuovo limite che sarà equiparato allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, attualmente fissato a 311 mila euro, anche se c’è chi teme che il nuovo tetto possa essere ancora più alto.
Ne aveva parlato recentemente in un’intervista anche Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica Amministrazione, sostenendo che l’aumento degli stipendi senza il tetto dei 240 mila euro potrebbe riguardare non più di dieci o dodici persone. D’altronde, la platea interessata da queste limitazioni è assolutamente ristretta: qualche top manager di aziende pubbliche, ma soprattutto alcuni giudici. Per la Corte costituzionale, tra l’altro, stabilire un tetto agli stipendi dei giudici rischia di minare l’indipendenza e l’imparzialità degli stessi.
L’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici di rango più elevato, tuttavia, è automatico solo in alcuni casi. In linea generale, le modalità andranno definite da un apposito Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) una volta sentite le Commissioni parlamentari e l’aumento è scattato, come rivelato da Il Fatto Quotidiano, in automatico per i giudici della Consulta, che a differenza di altri organi o aziende statali sono un organo costituzionale e possono fissare un nuovo tetto, più alto, grazie ad un semplice documento interno. Lo stesso varrebbe anche per la Corte di Cassazione, con il limite che, come riporta anche Il Giornale, potrebbe far aumentare ulteriormente gli stipendi anche dei giudici della Corte costituzionale. I primi beneficiari saranno quindi i magistrati, specialmente quelli con incarichi aggiuntivi e che negli ultimi anni sono stati maggiormente penalizzati dal tetto fissato per legge dall’allora governo Renzi.
Va sottolineato anche che il tetto dei 240 mila euro lordi per gli stipendi è stato un limite relativo, perché grazie alle indennità il compenso per i dipendenti pubblici apicali è stato in alcuni casi superiore. I giudici, però, non sono gli unici ad aver già approfittato della situazione: come ha rivelato Stefano Iannaccone per Domani, all’Inps sono già scattati alcuni aumenti di stipendio per i dirigenti di prima fascia, senza nuovi esborsi grazie agli accantonamenti degli anni passati.
Resta da capire, in attesa del relativo Dpcm, quanti saranno i top manager pubblici che approfitteranno di quanto stabilito dalla Consulta. Il limite precedentemente fissato interessa, ad esempio, Pietro Ciucci, ad della Società Stretto di Messina, quella che dovrà coordinare la realizzazione del Ponte. Il manager gode già di una pensione molto ricca grazie alla lunga esperienza lavorativa in Anas, ma fino a quest’anno si è assicurato lo stipendio massimo possibile alla guida della società di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Anas e, in misura minore, di Rete Ferroviaria Italiana e delle Regioni Calabria e Sicilia. I primi cantieri devono ancora partire, ma nel solo anno 2024 i costi per i dipendenti, tra dirigenti, quadri e impiegati, hanno superato i nove milioni di euro. Tutto questo, solo di stipendi, senza contare i vari investimenti relativi all’acquisto di beni e servizi necessari per la realizzazione del Ponte, stimati in almeno 13,5 miliardi di euro.


