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Termovalorizzatore Roma, Comitati in presidio a Santa Palomba

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“Continueremo a denunciare tutte le violazioni, di carattere penale e non solo ambientale, intorno a questo progetto”, spiega Alessandro Lepidini, coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore. Roberto Salustri, del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani: “Siamo contro l’incenerimento in generale, ma gli investitori dovrebbero porsi delle domande su questo progetto in particolare”.

Era il 15 maggio quando il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, aveva inaugurato i cantieri del futuro termovalorizzatore in zona Santa Palomba, in un’area di confine con diversi Comuni dei Castelli Romani. Ed è da allora che cittadini, residenti, attivisti e diverse associazioni e Comitati hanno formato un presidio fisso contro l’opera, aprendo una nuova fase di una protesta che va avanti ormai da anni grazie alla caparbietà dei suoi protagonisti. L’impianto che brucerà rifiuti indifferenziati per produrre energia, ma che farà impennare la quota di emissioni di sostanze inquinanti e climalteranti, vede il proprio cantiere proprio a ridosso del fosso della Cancelliera, in una zona dove è stato montato un presidio da parte di quei Comitati e Comunità che, attraverso i loro portavoce storici, spiegano le diverse ragioni di una mobilitazione che va avanti testardamente a oltranza.

Questo presidio nasce perché, improvvisamente, ci siamo trovati con un intervento su quest’area, che ora vedete perimetrata ma che era libera. Un’area aggiunta in una seconda fase procedimentale, quando la consultazione pubblica della valutazione di impatto ambientale era già partita ed era già stata esperita la prima fase. C’è però un altro elemento: hanno devastato completamente la vegetazione ripariale del fosso demaniale della Cancelliera, un’operazione fatta durante la nidificazione quando gli interventi sarebbero completamente vietati. Inoltre, nelle operazioni fatte senza la necessaria assistenza archeologica, hanno distrutto tutto un basolato romano con un fontanile già tracciato, con l’archeologo che è arrivato in un secondo momento e poi hanno ritombato tutto” – ha spiegato Alessandro Lepidini, coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore – “Una serie di violazioni di norme di carattere penale, che noi abbiamo naturalmente segnalato agli organismi competenti, rivolgendoci ai Forestali e alla Guardia di Finanza. Abbiamo fatto anche denunce ed esposti per il danneggiamento del patrimonio archeologico ai due ministri competenti, sia il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Al momento non abbiamo ricevuto riscontri, vanno avanti con questi lavori violativi delle norme ma sappiamo di essere nel giusto per una ragione semplice: tutta questa procedura è viziata“.

Basti pensare che, con un’ordinanza fatta nello stesso giorno della chiusura della Valutazione ambientale strategica (fatta tra Gualtieri e la Città Metropolitana, quindi lo stesso Gualtieri), si decide che si farà un inceneritore, vincolando questo terreno (comprato e oggetto di indagine per le modalità più che discutibili anche secondo la Procura). Abbiamo più volte chiesto l’intervento del procuratore Lo Voi perché sembra che questa sia una zona franca, in cui il diritto di ogni tipo viene completamente azzerato” – ha continuato Alessandro Lepidini – “Vedremo se riusciremo a incontrare Lo Voi, ma con quell’ordinanza del 2022 era stato stabilito che l’area per l’impianto sarebbe stata quella di Santa Palomba, ma la manifestazione di interesse prevedeva anche il collaudo per ottobre 2026, quindi tra pochi mesi. L’altro aspetto che avevamo toccato era quello della consultazione pubblica, avvenuta con il committente Roma Capitale che allo stesso tempo guida la procedura con chi si occupa degli atti ed è anche autorità procedente“.

Ho visto vari atti fatti dal sindaco Gualtieri o dal suo entourage, quindi senza una separazione delle funzioni, ma anche il proponente che è Acea, controllata sempre da Roma Capitale. Ciò che va veramente condannato è il silenzio della stampa, TeleAmbiente è la prima emittente televisiva a farci visita al presidio in questi giorni” – ha aggiunto il coordinatore dell’Unione dei Comitati contro l’inceneritore – “Ciò che è grave è che tutto viene silenziato: dalle manifestazioni più importanti al presidio. C’è una sola voce, quella di Gualtieri che è venuto qui il 15 maggio a fare una pagliacciata, di nascosto e senza dire nulla, e ci hanno impedito di avvicinarci come se la protesta non dovesse uscire sui media. La conclusione è che la situazione è molto grave, vogliamo denunciare che ci troviamo di fronte ad una Piovra Capitale. Assistiamo a qualcosa di clamoroso, non ho paura di subire denunce e di dire che tutti sono coinvolti, a ‘libro paga’“.

Ciò che sta avvenendo è vergognoso, ma la certezza è che poi questo vaso di corruzione, di potere, di clientele, di feudi, di mafie, verrà scoperchiato e allora non si salverà nessuno. Ci sarà solo da fare un ‘grande reset’ e quello che spiace è la narrazione a reti unificati per cui il termovalorizzatore fa bene, non inquina, si può respirare a pieni polmoni e verrà abbassata la TaRi. Non è vero niente di tutto questo. Ci ritroveremo a vedere i romani che penseranno che l’opera sia qualcosa di positivo, peccato che con quest’onda mediatica non è stato possibile fare controinformazione e portare a conoscenza delle cose” – ha concluso Alessandro Lepidini – “Ci sono anche fatti che vengono cancellati, ad esempio come accaduto con la petizione europea che abbiamo ancora in ballo, presentata davanti alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo con Ignazio Marino. Una dichiarazione dell’ex sindaco era stata cancellata da una delle più importanti testate nazionali italiane, siamo a questi livelli, così le cose non possono davvero funzionare“.

Innanzitutto, la scelta dell’inceneritore è assurda in questo momento storico, perché oltre ad aggravare la crisi climatica con le emissioni, un inceneritore distrugge risorse che per noi sono preziose, come la plastica e la carta. Oltre a questo, che fa capire la nostra contrarietà in generale rispetto all’incenerimento, c’è la scelta del posto: uno dei lembi più lontani da Roma, che incide sul territorio dei Castelli Romani e su una zona agricola importantissima. In un luogo, tra l’altro, a rischio esondazione, dove confluiscono diversi fossi demaniali che loro stanno anche modificando, come dimostra il recente intervento sul fosso della Cancelliera. Un’assurdità di tipo progettuale, anche gli investitori dovrebbero porsi domande sul fatto che stanno mettendo soldi in un luogo a rischio esondazione” – il punto di Roberto Salustri, dell’EcoIstituto RESEDA e membro del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani – “È importante ribadire, comunque, che non siamo contro questo inceneritore, ma in generale a questa tipologia di gestione. I rifiuti sono risorse che vanno riciclate, in Italia non possiamo permetterci di sprecare la plastica o la carta, dobbiamo riutilizzarle. Bruciarle significa recuperare solo una minima parte dell’energia e del materiale utilizzato per produrre degli oggetti. Bisogna riciclare e l’inceneritore farà in maniera che tutti i rifiuti verranno bruciati, invece di avviare un processo circolare“.

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