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Terremoto in Giappone, le onde di tsunami hanno raggiunto una centrale nucleare

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Lo ha reso noto, solo oggi, l’azienda che gestisce l’impianto: rilevata un’anomalia a un sensore marino, ma senza conseguenze più gravi sul fronte della sicurezza.

Il Giappone, colpito a Capodanno da una devastante scossa di terremoto di magnitudo 7.6, ha rischiato seriamente di rivivere l’incubo del disastro di Fukushima. Il sisma del 1 gennaio scorso, con epicentro al largo della Prefettura di Ishikawa, ha infatti generato uno tsunami con onde alte fino a tre metri, che nelle ore successive hanno raggiunto il perimetro della centrale nucleare di Shika.

La notizia è stata diffusa solo nelle scorse ore dall’azienda operatrice della centrale nucleare, che ha comunque assicurato che non ci sono state conseguenze sulla sicurezza dell’impianto. Già nelle ore successive al terremoto, non erano stati rilevati mutamenti significativi dei livelli dell’acqua presso la centrale, ma poi era stata accertata la disconnessione di un sistema marino. Ad ogni modo, non ci sono state conseguenze più gravi per la sicurezza e l’operatività dell’impianto. Merito, probabilmente, degli argini alti quattro metri costruiti intorno alla centrale nucleare, che a sua volta è collocata a 11 metri sopra il livello del mare.

Intanto, nelle zone più colpite, quelle della penisola di Noto e in particolare nella città di Wajima, si continua a scavare sotto le macerie. Il bilancio ufficiale delle autorità, al momento, parla di 206 morti: di questi, otto persone sono decedute, per le ferite o per malattie, mentre si trovavano ospiti dei centri di evacuazione. Diverse centinaia le persone ferite e quasi 30mila gli sfollati, mentre all’appello mancherebbe ancora un centinaio di persone.

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