Il bilancio, ancora momentaneo, parla di almeno 12 morti tra i due Paesi. Le abbondanti piogge però continueranno per tutto il weekend, e resta altissimo il rischio di nuove frane e inondazioni.
Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime del tifone Kajiki che ha colpito il Sud-Est asiatico. Al momento, ci sarebbero almeno 12 morti, sette dei quali in Vietnam e cinque in Thailandia, i Paesi più colpiti dal tifone negli ultimi giorni. Restano diverse decine di migliaia le persone che sono state evacuate o che rimangono sfollate, dopo aver perso la loro casa per il passaggio di Kajiki, che ha portato precipitazioni eccezionali e fortissime raffiche di vento.
Anche se ufficialmente declassato a tempesta tropicale nelle scorse ore, il tifone Kajiki aveva causato ingentissimi danni tra Cina e Laos, ma anche vittime prima in Vietnam e poi in Thailandia. Proprio in quest’ultimo Paese si sta cercando di offrire assistenza alla popolazione colpita e solo dopo partirà la conta dei danni, sicuramente molto ingenti. I feriti, stando alle autorità locali e nazionali vietnamite e thailandesi, sarebbero alcune decine. Anche il numero dei dispersi, ancora molto incerto, potrebbe essere molto simile a quello dei feriti.
I soccorsi si stanno rivelando molto complicati, anche perché le continue piogge, destinate a durare anche nel corso del prossimo week-end, hanno già causato il crollo di ponti e rovinose frane che hanno finito per isolare interi centri abitati. La situazione non è grave come accadde nelle apocalittiche inondazioni che nel 2011 uccisero in Thailandia oltre 500 persone, ma resta comunque molto delicata, anche per un Paese abituato a tifoni e tempeste tropicali. I climatologi non hanno dubbi: questi eventi, un tempo più rari e meno distruttivi, stanno aumentando costantemente di frequenza ed intensità a causa del cambiamento climatico indotto dall’attività dell’uomo. Le autorità thailandesi continuano perciò a predicare prudenza tra i cittadini, anche perché in alcune zone, già duramente colpite, le piogge potrebbero far innalzare ulteriormente i livelli dei corsi d’acqua.


