Tonno rosso,Greenpeace contro la moltiplicazione di impianti di ingrasso in Italia

Tonno rosso, Greenpeace contro la moltiplicazione di impianti di ingrasso in Italia

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Il settore dell’allevamento intensivo di tonno rosso si espande in Italia tanto da metterne a rischio la popolazione, dopo che si era sfiorato il pericolo di estinzione, a denunciarlo è l’ultimo report di Greenpeace “Corsa all’oro rosso”.

La mancanza di norme ambientali sulla gestione degli impianti di ingrasso intensivi e la mancanza di controlli sui finanziamenti europei espongono il settore al rischio di danno agli ecosistemi, di truffe e irregolarità.

Greenpeace chiede regole chiare e condivise per evitare che “la ripartenza degli ingrassi del tonno rosso e gli incentivi all’acquacoltura facciano arricchire poche aziende senza scrupoli con gravi conseguenze per le popolazioni di tonno e l’ecosistema marino.”

“Grazie alle campagne delle associazioni ambientaliste e ai limiti sulla pesca introdotti a livello internazionale, oggi la popolazione di tonno rosso è tornata ad essere a rischio minimo dopo aver sfiorato l’estinzione,”, dichiara Alessandro Giannì di Greenpeace Italia, “tuttavia, questi risultati rischiano di essere vanificati senza regole chiare per la gestione di questa preziosa risorsa ittica, che garantiscano trasparenza e sostenibilità. Il pericolo di un collasso della specie e di danni agli ecosistemi è dietro l’angolo”.

Valentina di Miccoli, spiega così la pericolosità della situazione attuale: “L’acquacultura ha superato negli ultimi anni la produzione derivante dalla pesca, è un settore in enorme crescita ed è stato raggiunto il record mondiale di produzione di ben 140 milioni di tonnellate, rappresentato per lo più da animali allevati all’interno di gabbie. La comunità europea definisce questo settore sostenibile ma effettivamente così mancano gli indicatori di sostenibilità. Per non parlare poi del benessere animale e di come sono trattati questi animali all’interno delle gabbie. In più le deiezioni animali, l’uso massiccio di antibiotici e di altre sostanze, inquinano sia l’acqua che i fondali dove si trovano le gabbie con all’interno i pesci. Quello che noi pensiamo è che una transizione alimentare basata sempre di più su proteine vegetali e meno sull’uso di proteine animali possa essere una soluzione ai problemi derivanti da questa enorme industria.” 

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