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Tony Blair: “Strategia di neutralità climatica destinata a fallire”

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L’ex premier ha criticato le politiche di Keir Starmer, attuale primo ministro e membro del suo stesso partito. Ecco perché, e quali sono state le principali reazioni. 

Fuoco amico contro Keir Starmer: l’attuale premier laburista britannico, infatti, è stato fortemente criticato sulle politiche ambientali e per il clima da un suo illustre predecessore e membro dello stesso partito, Tony Blair. Il motivo? Keir Starmer ha promesso il massimo impegno nell’eliminazione graduale dei combustibili fossili, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Per il premier britannico, in carica dal 1997 al 2007, la strategia ‘net zero’ è però “destinata a fallire“.

In un intervento, pubblicato nella prefazione a un nuovo rapporto del suo centro studi, Tony Blair, pur essendo molto vicino a Keir Starmer, non ha usato mezzi termini nel criticare gli obiettivi di neutralità climatica: “È sbagliato chiedere ai cittadini sacrifici economici e cambiamenti nello stile di vita, quando sanno che il loro impatto sulle emissioni globali è minimo. Il governo deve confrontarsi con i fatti, anche se scomodi“.

Le parole (e il pensiero) di Tony Blair hanno ovviamente suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, conservatori e ultraconservatori di tutto il mondo, e non solo britannici, hanno colto la palla al balzo per attaccare le politiche green di Keir Starmer ma anche di altri governi nazionali. Dall’altro, c’è stata l’ira di diverse associazioni ambientaliste. Carla Denyer, co-leader dei Verdi britannici, ha commentato sarcasticamente: “Che sorpresa, un dinosauro politico è un grande fan dei combustibili fossili“.

Di certo, l’intervento di Tony Blair ha messo in difficoltà il governo laburista. E a poco sembra servita la precisazione di Lindy Fursman, direttrice delle politiche climatiche ed energetiche del Tony Blair Institute, che ha spiegato: “Il rapporto non intende opporsi alla transizione green, ma punta sulla necessità di agire in modo più incisivo“. Il primo rappresentante istituzionale dell’Esecutivo britannico a replicare alle parole di Blair è stato Steve Reed, ministro dell’Ambiente: “Quel dossier sottolinea anche la necessità di concentrarsi maggiormente sulle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, e su questo siamo d’accordo. Il governo sta investendo 22 miliardi di sterline in questa tecnologia, è l’importo più alto mai stanziato“.

Poco dopo, è arrivata anche la replica del diretto interessato. Keir Starmer, infatti, proprio come il suo ministro dell’Ambiente, ha minimizzato il polverone scatenato dalle parole di Tony Blair. “Le sue posizioni sono perfettamente in linea con la politica del governo, ci ha ricordato che dovremmo fare di più sulla cattura del carbonio, sull’intelligenza artificiale e sugli obiettivi nazionali per dare certezze alle imprese. Stiamo già investendo in questi ambiti, sono i posti di lavoro e la sicurezza del futuro“, ha spiegato il premier britannico.

Ad ogni modo, le parole di Tony Blair sono arrivate dopo, e non prima, un netto ridimensionamento delle ambizioni nelle politiche climatiche del governo britannico. Keir Starmer, pur ribadendo il massimo impegno nell’adottare misure che consentano la piena decarbonizzazione al 2050, ha rivisto nettamente al ribasso alcuni obiettivi nelle scorse settimane. “La lotta alla crisi climatica è nel Dna del mio governo“, una frase usata più di una volta dal primo ministro, che però intanto ha allentato alcune restrizioni future per le case automobilistiche che dovranno rivedere la produzione delle auto a motore endotermico ed ha anche autorizzato la realizzazione di una terza pista all’aeroporto londinese di Heathrow.

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