L’Aula di Palazzo Madama ha approvato, con voto di fiducia, il Decreto legge Transizione 5.0, che la prossima settimana approderà alla Camera. Per le imprese che hanno investito nell’efficientamento energetico e nella trasformazione digitale sono previste agevolazioni sotto forma di crediti di imposta, ma restano alcune criticità per quanto riguarda le rinnovabili e le aree idonee o il golden power, come spiegato anche da Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva.
Via libera del Senato al Decreto legge Transizione 5.0, con questione di fiducia posta dal governo. A Palazzo Madama è arrivato l’ok grazie agli 88 voti a favore, a fronte di 58 contrari e un astenuto. Il Decreto legge adesso passerà alla Camera dei deputati e sarà discusso a partire da martedì 13 gennaio, ma andrà approvato in via definitiva e convertito in legge entro martedì 20.
#DecretoTransizione 5.0. In Aula dichiarazioni di voto su #QuestionediFiducia posta da Governo su approvazione, in testo definito dalla Commissione 8a, del ddl di conversione in legge del d-l n. 175/2025 https://t.co/MgxZ8Dyd8a Diretta https://t.co/4cQ32hcXr4 pic.twitter.com/TtMHm38kwa
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Il Piano Transizione 5.0 prevede il sostegno alle imprese per la loro evoluzione digitale ed energetica, sulla base delle azioni previste dal piano REPowerEU e con una dotazione finanziaria complessiva di 6,3 miliardi di euro. Alle imprese sono destinate agevolazioni sotto forma di crediti di imposta, proporzionali alla spesa sostenuta per nuovi investimenti strutturali nel biennio 2024-2025. Essenziale, per il riconoscimento del credito di imposta, una riduzione dei consumi energetici di almeno il 3% o del processo interessato dall’investimento di almeno il 5%.
#DecretoTransizione 5.0. Con 88 voti favorevoli, 58 contrari e un’astensione, rinnovata fiducia a Governo con approvazione, in testo 8a Commissione, ddl conversione d-l su #PianoTransizione 5.0 ed #Energia da #FontiRinnovabili https://t.co/nuCJzbK465 La parola passa alla Camera pic.twitter.com/bKnFJKDEyG
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In attesa che il Dl Transizione 5.0 arrivi alla Camera, restano alcune criticità che riguardano, in primis, le energie rinnovabili e le aree idonee, con il pretesto di tutelare il suolo destinato ad uso agricolo, ma anche un emendamento sul golden power, come spiega Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva.
“Il giudizio non può che essere negativo, perché la Transizione 5.0 è solo un titolo, nulla viene modificato rispetto all’impianto, burocratico e farraginoso, che gli stessi imprenditori denunciano essere complicato per ottenere i fondi. Ma soprattutto, la parte sulle aree idonee, quindi la parte relativa alle energie rinnovabili, è folle: di fatto si ribloccano le autorizzazioni sulle rinnovabili e viene creata molta incertezza per chi decide di investire nel nostro Paese” – ha spiegato Silvia Fregolent, senatrice di Italia Viva e componente, tra le altre, dell’8ª Commissione (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) e della 9ª Commissione (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare) di Palazzo Madama – “E non è vero che viene fatto per tutelare il patrimonio agricolo: i dati ci dicono che solo nel 2024 sono 1.400 gli ettari che sono stati consumati per le energie alternative e sono 6.000 quelli consumati per la creazione di nuovi impianti logistici. Questo vuol dire che, se si tenesse davvero al patrimonio agricolo, come esattamente vengono bloccate le energie rinnovabili, bisognerebbe essere quantomeno più parchi nella realizzazione di ennesimi capannoni industriali. Posto che noi abbiamo un residuo di industria che non c’è più e che potrebbe essere riqualificato e riconsegnato al sistema produttivo“.
“Si pensi solo che, con questo decreto, l’intera Umbria è un’area non idonea ad avere neanche un impianto di transizione energetica. Siamo di fronte ad un impianto ideologico e folle. E poi, ultimo ma non per importanza, un emendamento sulla golden power per giustificare il blocco contro Unicredit e a favore di Crédit Agricole sulla vicenda di Banco BPM” – ha aggiunto la senatrice Silvia Fregolent – “Nel complesso, questo provvedimento è insufficiente e dannoso, e dimostra ancora una volta quanto il governo e la maggioranza siano divisi, perché oggi mettono l’ennesimo voto di fiducia proprio perché hanno trovato un difficile equilibrio in Commissione e non lo vogliono smontare con un voto libero“.


