Trattori, l'appello a Mattarella e il 19 manifestazione in Campidoglio

Trattori, l’appello a Mattarella e il 19 manifestazione in Campidoglio

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“Un paese senza agricoltori, allevatori e pescatori non è libero e non ha futuro” questo il motto del movimento che torna per strada nel 2025.

In attesa della manifestazione nazionale del prossimo 19 marzo a Roma, i trattori hanno ripreso le proteste in diverse parti d’Italia. La richiesta principale lanciata a tutti i partiti e ai presidenti la Russa e Fontana, è la proclamazione dello stato di crisi.

Il Consiglio Unitario della mobilitazione dei trattori, la sigla nata a gennaio per unire le forze delle diverse anime del movimento e parlare con una sola voce, ha chiesto da tempo l’apertura di un Tavolo di confronto con il Masaf e col governo oltre ad avere preparato una petizione rivota al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’anno scorso la frammentazione dei diversi movimento aveva indebolito le proteste, si cerca adesso con questo nuovo assetto di unire le forze per presentarsi in massa all’evento nazionale.

Per ogni 100 euro di spesa per i cittadini, 7 vanno ai contadini. Pagate le spese, rimane loro poco più 1 euro.” questo il calcolo dell’Ismea riproposto dai produttori per far comprendere la necessità del riconoscimento a chi coltiva del giusto prezzo.

D’altronde che il settore sia in crisi è noto. In 20 anni ha chiuso il 50% delle aziende agricole e della pesca. Secondo i dati di Cia- Agricoltori italiani, 1,3 milioni di imprenditori agricoli hanno chiuso le loro attività, tre su quattro di questi si trovavano in montagna o collina. 850mila ettari coltivabili sono stati abbandonati. Il paradosso, denunciato dagli agricoltori, è che “mentre continuano a crescere le performance dell’agroalimentare italiano, crolla il reddito reale dell’agricoltura per addetto”. È troppo basso l’utile per gli agricoltori.

In questi giorni i trattori sono tornati a presidiare le strade in attesa della prova di forza del 19 marzo.

Riguardo le ragioni delle proteste del mondo agricolo Marco Omizzolo, sociologo e scrittore, intervistato nel pieno delle proteste dello scorso anno da TeleAmbiente evidenziava il ruolo colpevole giocato dalle politiche nazionali che non hanno mai sostenuto la transizione ecologica del mondo agricolo: “La protesta dei trattori nasconde molte cose; all’interno di questo mondo abbiamo imprenditori, contadini, che sono stati realmente strozzati non dall’Unione europea, che ha sempre sostenuto con finanziamenti importanti questo mondo, ma da politiche, soprattutto nazionali, che non hanno mai accompagnato questo mondo fondamentale per la nostra vita verso un cammino di innovazione di carattere ambientale. La protesta è anche accompagnata da 10 anni in cui la politica ha adottato un linguaggio anti Europa. Poi c’è un altro pezzo di questo mondo che invece ha molto da nascondere, è difficile distinguerli, però c’è un pezzo che ha fondato il proprio sistema sullo sfruttamento, sulla sofisticazione alimentare, su problemi di carattere ambientale. Ho visto decine di agricoltori dare fuoco ai propri rifiuti all’interno delle proprie aziende o nasconderli sotto terra, ecco questi dovrebbero essere separati dalla giusta riflessione. Il problema non è l’Europa ma le politiche agricole che negli ultimi 20 anni sono state fatte in Italia e va riconosciuta una responsabilità diretta a chi, nel corso degli ultimi anni, su questo ha costruito delle straordinarie carriere politiche.”

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